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LA GUERRA DI PUTIN: IL RACCONTO

Ucraina, fuggiti dall'inferno di Mariupol

Olga riabbraccia e accoglie a Cremona la madre Vera e il compagno, «È miracolosamente viva: non l’ho sentita per un mese e pensavo che non l’avrei rivista»

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

23 Aprile 2022 - 05:25

Ucraina, fuggiti dall'inferno di Mariupol

CREMONA - «Io sono nata vicino a Kiev, mia mamma invece fino a pochi giorni fa viveva a Mariupol, nel Donbass. Mamma è miracolosamente viva e da qualche ora è qui con me, ma ha negli occhi tutto l’orrore di quello che ha visto. Ancora non riesce a raccontare tutto...». Le tremano la voce e le mani, ogni tanto piange. Si ferma e poi riprende a parlare. Olga è Ucraina, anche se da metà della sua vita vive a Cremona. Sua madre Vera e il marito di lei, Ivan, l’hanno raggiunta da due giorni. Vivevano a Mariupol, al centro dell’inferno. «Capisco che vogliate capire, che chiediate di raccontare a noi che lì siamo nate, ma né io né mia mamma possiamo spiegarvi il senso di questa guerra — confessa Olga —: le ragioni che stanno dietro tutto ciò che stato succedendo non hanno nulla a che vedere con il popolo, ucraino o russo, non c’è differenza. Il popolo è solo quello che paga per ragioni che non conosce e non capisce. Paga con la morte di bambini, vecchi, civili. E la domanda è: perchè?».

Olga ieri pomeriggio all’aeroporto del Migliaro


La voce le si spezza ancora. Olga è sfinita. Per quasi un mese ha perso i contatti con sua madre e l’ha creduta morta sotto i bombardamenti. «I primi spari sono stati esplosi il 24 febbraio. Lo ricordo bene perché da noi il 23 è sempre stato un giorno di festa nazionale. Per i primi 3-4 giorni dall’inizio della guerra sentivo mia mamma al cellulare. Lei e suo marito erano rimasti in casa, al quarto piano di un palazzo. Le dicevo di nascondersi nel seminterrato, ma lei rispondeva che era impossibile mettersi al sicuro e che non voleva finire sepolta dalle macerie. Quando sentivano le esplosioni, si mettevano per terra in un corridoio senza finestre, proteggendosi la testa con i tavoli e le pentole... Dal 2 marzo mi mamma non ha più risposto alle mie chiamate. E io e mia sorella siamo quasi impazzite. Provavo a chiamarla ogni giorno, ma la linea non prendeva mai. A Mariupol non ci sono più luce, né acqua né gas. Bevevano l’acqua piovana. Gli uomini scendevano durante il giorno per le strade per procurarsi cibo o preparare qualcosa sul fuoco dove bollivano la poca acqua che trovavano. Cercavo informazioni su internet. C’erano gruppi Telegram con ragazzi ucraini che avevano la famiglia vicino alla mia e ognuno cercava di recuperare informazioni sui propri parenti, le poche, frammentarie notizie che si trovavano... Una mattina mia nipote Alia ha chiamato e la nonna, mia mamma, le ha risposto! Non erano più a Mariupol».



Lei, il marito e altre persone erano scappati a piedi il 22 marzo, quando la loro casa è crollata sotto l’ennesimo bombardamento. Proprio il giorno della fuga il marito di Vera è sfiorato da una scheggia e si ferisce alla testa. Vera è illesa, ma non ha più un tetto sotto il quale proteggersi. Passano una notte all’addiaccio a -9 gradi, poi fuggono a piedi senza sapere bene dove andare. Fuggono correndo in mezzo a cadaveri e cani affamati, impauriti come loro. Trovano un posto di blocco. Soldati filorussi del Donbass indicano l’unica strada verso la salvezza: porta verso la Russia.

«Qui in Italia tutti parlavano di corridoi umanitari, ma là non ne sapevano niente — rivela Olga —. Mia madre mi ha raccontato che camminavano velocemente: scappavano in tanti, sembrava quasi una parata. Poi gli autobus li hanno raccolti e portati al confine tra Ucraina e Russia. Lì si sono fermati qualche giorno. Avevano la febbre a quaranta e la polmonite. Ma qualcuno si è preso cura di loro. Fino a quando una notte si sentivano nuovi bombardamenti in lontananza e li hanno trasferiti in Russia, dove li hanno accolti, sfamati e curati. Poi trasferiti nuovamente a San Pietroburgo e da lì a Tallin, in Estonia, dove hanno preso un volo per l’Italia». La luce in fondo a un tunnel nerissimo, del quale si è persa l’origine. «Dite che la guerra è iniziata due mesi fa? No — corregge Olga —: questa guerra è iniziata nel 2014. Quando nessuno parlava di noi. Del Donbass. Di questa terra di confine in cui parlare russo era normale. I russi non sono mai stati i nostri nemici. La politica lo è. Russi e Ucraini vogliono solo la pace».

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