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GADESCO PIEVE DELMONA

Truffatori col reddito di cittadinanza, arrestati due napoletani

La vittima 85enne ha consegnato al finto poliziotto un sacchetto con 6.500 euro in gioielli. Ma la polizia era in agguato: in manette un 35enne e un 30enne

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

15 Aprile 2022 - 13:58

'Truffa dell'avvocato' ai danni di una 85enne, arrestati due napoletani

I gioielli sottratti (poi recuperati) alla vittima della truffa

GADESCO PIEVE DELMONA - Il più vecchio si chiama Luigi Gallozzi, ha 35 anni, ha moglie e tre figli. Da disoccupato, prende il reddito di cittadinanza. Il più giovane si chiama Raffaele Scarano, ha 30 anni, è sposato e padre di due figli. Sua moglie prende il reddito di cittadinanza, perché lui un lavoro ce l’ha. «Faccio il rider». Tutti e due sono di Napoli, hanno precedenti e qui a Gadesco due giorni fa hanno truffato una anziana di 85 anni. La trappola? «Sono un avvocato suo figlio ha fatto un grave incidente, rischia di andare in carcere». «Ma con 6.500 euro — vanno bene sia i contanti sia i gioielli — il figlio in galera non ci va». L’anziana ci è cascata, ma i due truffatori sono stati arrestati. Ieri il giudice ha convalidato l’arresto. I due truffatori napoletani patteggeranno all’udienza del 6 maggio prossimo, ma, intanto sono liberi. Però non possono mettere piede sia a Piacenza sia a Cremona per 3 anni. I questori delle due città hanno emesso contro di loro il foglio di via obbligatorio.


L’arresto è il risultato di una operazione coordinata tra le Squadre Mobili di Piacenza e di Cremona. Prima Gallozzi: «Ho sbagliato, ammetto la mia responsabilità». Poi Scarano: «Abbiamo ammesso le nostre responsabilità, siamo qui per pagare». Per forza, sono stati presi con le mani nel sacco. Storia dei due truffatori che alcuni giorni fa da Napoli sono arrivati al Nord su una 500 di color verde noleggiata nella loro città. A Piacenza hanno preso una stanza d’albergo e là qualcosa devono aver combinato, perché i poliziotti li stavano tenendo d’occhio. Giovedì scorso hanno avvisato i colleghi di Cremona. Partiti da Piacenza alle 8 del mattino, Gallozzi e Scarano avevano puntato su Gadesco. Sul telefonino avevano l’indirizzo di casa della vittima da spolpare dopo averla spaventata con la telefonata ricevuta dal finto avvocato. Sulla porta di casa, con il cuore a mille, lo spavento addosso e in mano un sacchetto pieno di gioielli, la mamma 85enne ha aspettato il finto agente. Era Scarano.
Ma a Gadesco c’erano anche gli uomini del dirigente Marco Masia, capo della Squadra Mobile.
I poliziotti hanno visto un uomo scendere dalla 500 verde, infilarsi in un vicolo, risbucare con un sacchetto, salire sull’auto — la guidava Gallozzi — ripartita a forte velocità. Gli investigatori hanno provato a fermarla. Nella fuga verso via Mantova, i truffatori si sono sbarazzati del sacchetto con i gioielli, lanciandolo dal finestrino. Dopo pochi chilometri, la polizia li ha bloccati. I gioielli sono stati recuperati.


Gallozzi e Scarano sono stati portati in Questura, arrestati per truffa aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Una notte in camerea di sicurezza, nel pomeriggio di ieri l’udienza di convalida dell’arresto (i due truffatori erano difesi d’ufficio dall’avvocato Monica Nichetti). «Sì, rispondo — ha detto Gallozzi —. Siamo andati in questo paese per fare questa rapina. Ammetto, ho sbagliato». Dopo Gallozzi, Scarano: «Sì, rispondo: «Siamo arrivato in provincia di Cremona nei dintorni di un paese che si chiama Vescovato. La signora era già giù in strada. Ce ne siamo andati. da lontano ho visto la polizia: a 50 metri ci hanno fermato. Ci hanno portato in Questura, abbiamo ammesso le nostre responsabilità. Io ho poi accompagnato la polizia a recuperare il sacchetto coi i gioielli. Ammetto la mia responsabilità». Il pm onorario e l’avvocato si sono accordate per il patteggiamento, ma il giudice si è presa del tempo per valutare l’accordo. Rinvio al 6 maggio. Liberi e foglio di via obbligatorio: se sgarrano, i due rischiano l’arresto fino a 6 mesi.

La Polizia è costantemente impegnata anche nella prevenzione di questi odiosi reati attraverso numerosi incontri nei quartieri ed una «profonda e collaudata collaborazione con le istituzioni». Gli investigatori lanciano un appello ai cittadini, invitandolo a stare attenti e, qualora abbiano il sospetto di essere il bersaglio di gente senza scrupolo, di chiamare subito il 112. «Chiamatelo, anche quando qualcuno si qualifica come un appartenente alle Forze dell’Ordine o come funzionario enti statali o locali. Infatti — sottolinea la Polizia — è sempre buona prassi capire il motivo della visita prima di aprire la porta. Verificate se ci siano automobili di servizio in zona. Verificate anche il tesserino di riconoscimento». Inoltre, sottolinea ancora la Polizia, «nessuna amministrazione pubblica invia i propri operatori a domicilio per chiedere il pagamento in contanti e, tantomeno, attraverso preziosi , per eventuali contravvenzioni, sanzioni o bollette».

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