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AMBIENTE E TERRITORIO

Secca del Po, battuto il record del 2006: -7,81 metri

Il Grande Fiume è una distesa di sabbia: anche la fauna sembra stranita, le garzette e gli aironi sono emigrati nei campi

Fulvio Stumpo

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redazione@laprovinciacr.it

12 Aprile 2022 - 15:30

Secca del Po, battuto il record del 2006: -7,81 metri

CREMONA - Il Po ha battuto il record del 2006, registrando una secca da -7 metri e 81 centimetri alle 13,30, tre in più rispetto al precedente, poi il livello è risalito di cinque centimetri alle 14, rimanendo stabile. Il tutto con l’aggravante che non si prevedono piogge e tra qualche giorno servirà tutta l’acqua possibile per le colture.

A Casalmaggiore l’idrometro ha segnato -4,60, al ponte della Becca -3,44. I fondali segnano livelli di magra eccezionale: 170 centimetri a monte e di fronte a Cremona, va un pochino meglio a valle con un metro e 90 e a Isola Pescaroli con un metro e 80. E a prescindere dai numeri dalla barca si vede il fondo, gli enormi blocchi di torba adagiati sulla sabbia, tronchi ormai impregnati di acqua e fango che non riescono neppure a galleggiare.

UNA SITUAZIONE PERICOLOSA PER CHI NAVIGA

Una situazione inimmaginabile nella stagione invernale, eppure è accaduto, a dimostrazione di quanto il fiume sia imprevedibile, mai simile a se stesso nel giro di 24 ore, e forse a questo punto servirebbe un qualche intervento strutturale. La bacinizzazione? Potrebbe essere una soluzione, legandola anche alla crisi energetica: il progetto infatti prevede quattro centrali elettriche fino a foce Mincio. Si dovrà dire addio al Po a corrente libera? Si vedrà.

Intanto a osservarlo oggi non sembra neppure il Grande Fiume con l’alveo rinsecchito, incassato tra le sponde sempre più alte. I tronchi enormi emergono dall’acqua ovunque, perfino in mezzo al canale, dove la corrente sbatte e fa un rumore da rapide da torrente di montagna. ‘Socche’ pericolosissime per la navigazione, a motore e a remi, anche se la motonave Mattei va, ma in un canale sempre più ristretto, e serve tutta l’abilità del comandante Federico Molinaro a far passare l’imbarcazione in strettoie liquide, quando non tra tronchi che sembrano le Simpleadi di Giasone. Ma non si sa se nei prossimi giorni prenderà ancora il largo.

«Con questi fondali non c’è molto da fare, siamo sul metro e 70 metro e 90, qualsiasi imbarcazione ha dei margini di sicurezza molto risicati – spiega Alessio Picarelli, ingegnere e dirigente dell’Aipo - . Il problema è che noi monitoriamo i fondali, ma sotto ci può essere qualsiasi ostacolo, le grandi imbarcazioni potrebbero trovarsi in difficoltà, con margini di manovra ristretti, se non inesistenti. Noi stiamo vedendo che gli armatori hanno bloccato le loro navi, troppi rischi e non solo per quelli da diporto, ma anche per quelli da trasporto».

Anche dalle società canottieri e dalle associazioni motonautiche raccomandano la massima prudenza, sia per chi naviga a remi sia per chi va a motore, il fiume in secca è insomma un pericolo quando quello in piena. E gli affluenti non portano nulla ridotti come sono: il Riglio è un rigagnolo, il Cavo Cerca-Morbasco è sparito, il Fossadone ha la portata di un rubinetto, la Morta neppure si vede tra la vegetazione. Per non parlare dei cavi a monte: il Robecco e il Naviglio Civico avranno una profondità di 10-15 centimetri, perfino anatre e germani hanno difficoltà a nuotare, mentre le nutrie non ci provano neppure e stanno sulle sponde o fanno occhiolino da dentro le tane asciutte.

Sul Po dove prima c’era acqua adesso c’è sabbia, enormi spiaggioni bianchi, a dire il vero molto puliti, che nei giorni scorsi hanno fatto da cornice ad alcuni vogatori che hanno bollito le uova e brindato facendo gli auguri alla città di Buona Pasqua. Qualcuno ha fatto delle costruzioni con i mattoncini...veri, quelli emersi a centinaia, alcuni di chiara origine romana, altri provenienti da ruderi di vecchie cascine che un tempo popolavano l’Isola del Deserto (nella canalina interrata infatti emergono i muri della cascina che ha dato il nome alla zona). Dal pennello alla Capannina sembra di essere nel deserto, poi la sabbia si sposta in sponda piacentina (sotto il ponte dell’A21 si lavora per rinforzare i piloni e la secca, almeno i questo caso aiuta molto) per poi riprendere dal Mento al Sales.

UN MURO EMERGE DALLE ACQUE

E proprio qui, in mezzo al fiume, è emerso quello che sembrerebbe un muro, o un basamento, qualcuno sostiene che siano i resti del vecchio Lazzaretto (oltre l’argine una colonna votiva lo ricorda), ma i mattoni sembrano troppo squadrati, troppo moderni, si potrebbero fare degli accertamenti, ma speriamo che la pioggia arrivi prima. Le lanche e le canaline sono tutte ostruite da enormi banchi si sabbia: insabbiato il passaggio della Maginot e quello della Livrini è spartito tra sabbia e vegetazione. Non si passa dalla canalina che costeggia il ponte, da quella di fronte alle canottieri, chiuso anche il canale del Cristo di Spinadesco. Qui la spiaggia di fronte al Manola ha raggiunto forse il record di estensione, e la lanca del pennello è all’asciutto. Il Po è così basso che i campanili che di solito si scorgono navigando non si vedono più, spariti quello di Olza e di Spinadesco coperti dalla sponda e dagli alberi. Anche i Torrazzo, che solitamente si scorge da ovunque emerge timidamente, e solo in qualche punto.

Anche la fauna sembra stranita, e non è presente come in altre occasioni, garzette e aironi sono emigrati nei campi, dove si stanno rivoltando i terreni e fanno scorpacciate di vermi e di insetti e i cormorani sono appollaiati sui rami dei pioppi dei corsi minori, dove la pesca è più facile visti i fondali: non si devono neppure tuffare, zampettano e mangiano.

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