Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CREMONA: IL CASO

La storia riemerge: «Tracce delle porte». Il Po in secca regala reperti

Molti parallelepipedi di granito decorati con cordonature all’altezza del pennello. L’ipotesi di Garioni: «Gettati a tutela dell’argine durante una piena negli anni ’50 -’60»

Email:

bcaffi@laprovinciacr.it

07 Aprile 2022 - 09:25

La storia riemerge: «Tracce delle porte». Il Po in secca regala reperti

CREMONA - Un’ipotesi tutta da verificare, ma affascinante: il Po in secca potrebbe aver fatto riemergere ciò che resta di una delle antiche porte cittadine, demolite a una a una tra fine Ottocento e inizio Novecento, rese inutili dall’abolizione del dazio e considerate d’ostacolo allo sviluppo edilizio cittadino. «Sono parallelepipedi squadrati di granito, ma alcuni presentano il segno evidente di cordonature, perciò sono elementi architettonici. E sono tanti, dislocati lungo diversi metri all’altezza del pennello», spiega Angelo Garioni, architetto, che quei massi li ha notati casualmente mentre giocava con il figlio. «La mia è solo un’ipotesi, naturalmente - prosegue Garioni, che allo studio delle mura si dedica da anni con passione -, ma penso che siano stati gettati nel Po a tutela del pennello durante una piena negli anni Cinquanta, massimo Sessanta. Potrebbe essersi creato un buco sotto il pennello, tamponato in questo modo. Se così fosse, solo il Comune su indicazione della Prefettura, avrebbe potuto svolgere un intervento di questo tipo».

L'architetto Angelo Garioni e alcuni dei massi lungo la riva del Po

«Il materiale di risulta delle demolizioni è stato molto probabilmente custodito in qualche deposito e utilizzato in questo modo. All’epoca non c’era la sensibilità che c’è ora nei confronti di certi reperti e riutilizzare il materiale di costruzione era normale. Penso a una delle porte cittadine per la dimensione e il numero di questi massi, usati forse per un muro a bugnato».

Il casino daziario di Porta Milano fotografato da Giovanni Negri (dal libro Le Porte dei Cremonesi)


«Ribadisco, la mia è solo un’ipotesi che va studiata e verificata - aggiunge Garioni - ma non mi spiego in altro modo la collocazione lungo la riva di questi massi. Ricordo che il pennello è stato realizzato negli anni Trenta, per volontà di Farinacci, a tutela delle Colonie padane, che finivano regolarmente sott’acqua a ogni piena». Di origine medievale, le porte - stando alla tradizione divulgata da Sicardo - furono erette nel 1187 e furono più volte modificate nel corso dei secoli, adattandosi ai cambiamenti storici e sociali di Cremona.

Un altro evidente elemento di costruzione emerso lungo il Po

Come ha scritto Mariella Morandi ne Le Porte dei Cremonesi «le porte dovettero sicuramente cambiare più volte aspetto, adeguandosi al rinnovamento architettonico della città». In particolare, venendo meno la funzione difensiva, tra Sette e Ottocento furono trasformate da Faustino Rodi e Luigi Voghera nel biglietto da visita della città, abbellite da decorazioni di gusto neo classico. Oggi l’unica traccia delle porte resiste nella toponomastica cremonese, al di là delle denominazioni ufficiali.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400