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SICCITÀ

Po in secca, a un passo dal record storico, «semine a rischio»

Nelle centrali idroelettriche funzionalità ridotta a quattro ore al giorno, deficit d’acqua tra il 30 e il 70%

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

30 Marzo 2022 - 05:15

Po in secca, a un passo dal record storico, «semine a rischio»

CREMONA - L’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni ha lanciato l’allarme per lo stato precario della falda: «Non basta ad avviare le semine». E mentre le centrali idroelettriche del territorio lamentano una funzionalità ridotta a sole quattro ore al giorno, alcune società dei servizi idrici integrati parlano di un deficit d’acqua tra il 30 e il 70%.


E così, la grande secca continua e preoccupa su più fronti, nonostante le annunciate piogge.
Al ponte di Cremona l’altro ieri è stato sfiorato il record storico, con un livello idrometrico pari a -7,72 registrato dalla stazione di Arpa Lombardia alle 12.40: solo cinque centimetri sopra il livello del 2006. Che la situazione fosse critica, domenica pomeriggio lo hanno capito bene anche i passeggeri della motonave rimasta ferma una ventina di minuti in località Maginot, perché proprio a causa della secca l’imbarcazione ha toccato un albero sul fondale: problema risolto grazie alla competenza di comandante ed equipaggio, ma sintomo di un problema non più procrastinabile.


«Come previsto la siccità si è estesa da Ovest verso Est e anche Lombardia, Veneto e soprattutto Emilia-Romagna non vivono momenti sereni – è stato osservato ieri dal segretario generale dell’Autorità distrettuale del Fiume Po, Meuccio Berselli, nel corso dell’Osservatorio sulla crisi idrica –. Per questa ragione è stato chiesto, concertato e ottenuto di organizzare il prossimo incontro già tra pochi giorni, il 14 aprile, per comprendere sia il potenziale effetto delle precipitazioni dei prossimi giorni, sia le possibili soluzioni da attuare per adattarsi ad un clima che sempre di più penalizza comunità e territori. Siamo alla ricerca di una costante resilienza nella gestione dei fenomeni idro climatici».


Intanto, la situazione più critica viene registrata proprio nel vicino territorio piacentino e in particolare in Val d’Arda. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha appena annunciato l’imminente accordo interregionale per il rilascio dall’invaso ligure del Brugneto, ora a quota 82% di riempimento. Livello assolutamente differente rispetto agli invasi del Molato (20%) e di Mignano (40%). A Piacenza il fiume Po ha una portata di 291 metri cubi al secondo e a Cremona è a quota 336, in entrambi i casi il bollettino dell’Autorità di bacino parla di bollino rosso: estrema siccità.


«Una situazione che inizialmente era localizzata nella sola stazione di rilevamento di Piacenza dove ad oggi c’è una portata ridotta del 73% – è stato spiegato durante l’Osservatorio di ieri –, ma che è traslata fino alla sezione di chiusura del bacino, a Pontelagoscuro, dove si misura la quantità record in negativo di soli 491 metri cubi al secondo, per la prima volta dal 1972 nel periodo invernale. I torrenti appenninici minori sono tutti in secca, ma anche i rimanenti affluenti hanno portate ridotte dell’80%». Cifre che si traducono in una confermata sofferenza anche per la produzione di energia idroelettrica, che si attesta ai valori minimi degli ultimi 20 anni. E in Piemonte sono iniziati i problemi anche per l’idropotabile, con già 21 paesi costretti a fare ricorso alle autobotti per sopperire alla carenza d’acqua.

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