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Baby gang alla festa della Bissolati: in aula gli amici delle vittime

L’indagine della Squadra Mobile è una costola di ‘Cremona Dissing’. Il 27 settembre gli imputati si difenderanno

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

05 Aprile 2022 - 17:02

Baby gang alla festa della Bissolati: in aula gli amici delle vittime

CREMONA - Oggi hanno tra i 18 e i 20 anni. In cinque studiano, il più grande lavora. La sera del 12 giugno 2019, mercoledì, alla festa della canottieri Bissolati Yuri non aveva voglia di andare. Gli amici lo convinsero. «Io , invece, volevo andare al concerto di Vasco Rossi (a Cagliari, ndr)», racconta Cesare. Anche lui andò alla ‘Bissola’. «Quanto mai». Festa rovinata da una baby gang ­di sette ragazzini, cinque minorenni, due maggiorenni - che menarono le mani, aggredirono, minacciarono, portarono via soldi. I maggiorenni, Yassin e Mouad, sono a processo per rispondere di due rapine, una andata a segno, l’altra fallita, e di lesioni: il pugno in faccia sferrato ad un ragazzino. Yassin e Mouad ne rispondono in concorso con i più piccoli di cui si occupa il Tribunale per i minorenni di Brescia.

COSTOLA DI CREMONA DISSING.

L’indagine della Squadra Mobile è una costola di ‘Cremona Dissing’, l’inchiesta dei carabinieri sulle baby gang che tre anni fa seminarono il terrore tra i coetanei.

Basta far cadere inavvertitamente una sedia per scatenare la violenza. Lo sa Alessandro, la vittima del pugno. In aula, oggi, c’era il suo amico Lorenzo, teste del pm. «Ero andato con i miei amici alla festa della Bissolati. Con Alessandro mi sono spostato. Alessandro ha fatto cadere per terra una sedia. Ho visto due ragazzi prendere il mio amico e dargli un pugno in faccia».

Dopo la festa, Lorenzo salì sulla bicicletta per rincasare. Era con gli amici Edoardo e Tommaso. «In viale Po abbiamo incrociato un gruppetto di ragazzi. Urlavano. Ci siamo spostati dalla pista ciclabile a quella pedonale per evitarli. Ci hanno inseguito. Uno di loro ha afferrato il mio porta pacchi, ci hanno lanciato degli oggetti».

«Qualcosa riesco a ricordarmi in relazione ai fatti, purtroppo gravi, che sono successi - ha fatto verbalizzare Edoardo —. Finita la festa, in bici stavo tornando a casa, eravamo in viale Po. Siamo passati davanti ad un gruppo di ragazzi, io l’ho sfiorato. Un individuo mi ha rincorso, è arrivato a pochissimi centimetri dalla mia bici, ma sono riuscito ad accelerare e a scappare. Altri amici mi hanno raccontato dell’aggressione al mio caro amico Alessandro. Per una cosa banalissima, è stato aggredito addirittura con un pugno in faccia». In quei giorni, era esplosa l’indagine Cremona Dissing.

«Gruppi di ragazzi che si divertivano ad andare in giro e a disturbare la gente. Ci è venuto il sospetto che facessero parte di quel gruppo», ha proseguito Edoardo, che con gli amici fece un’indagine social, su Instragram. «Abbiamo cercato di individuarli per segnalarli alle autorità. Io ho individuato quello che mi ha rincorso in viale Po. Mi ero girato per vederlo. Il giorno dopo, in pazza Stradivari c’era questo con le stesse scarpe. L’ho riconosciuto». Dopo Edoardo, Cesare: «Eravamo in mezzo alla sala da ballo. In quattro, cinque ci siamo spostai sotto un albero. In quattro hanno accerchiato due miei amici, Francesco e Leonardo. Sono stati aggrediti. Uno dei due gli diceva: ‘Dammi i soldi, il portafoglio, fammi vedere cosa c’è dentro’. Leonardo non voleva. E’ stato costretto a dargli i soldi».

Dopo Cesare, Yuri: «Leonardo e Francesco sono stati accerchiati da 4,5,6 forse 7. Leonardo si è preso un paio di pugni, è stato poi costretto a dare i soldi». La baby gang si era già fatta notare prima della festa. «Ero con un mio amico alla Flora­, ha raccontato Luca ­. Erano le 19, la festa alla Bissolati doveva ancora cominciare. In bici dovevamo raggiungere due amiche: ci aspettavano sotto il ponte. Durante il tragitto, abbiamo incrociato un gruppetto di ragazzi. Uno era in mezzo alla strada, urlava, voleva una sigaretta. Siamo passati di fianco. Il mio amico gli ha detto ‘Che cosa fai coglione’ senza fermarsi. Questi ci hanno rincorso. Quello gli ha detto. ‘Che c... mi hai detto?’. Lo ha spinto da dietro, gli ha dato un pugno. Nel gruppo c’era uno che giocava con me a calcio. Agli altri ha detto di lasciar stare».

Il 27 settembre gli imputati si difenderanno.

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