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SANITA' DEL TERRITORIO

Area Donna, «resa dei conti» tra Asst e associazioni

Spaccatura e polemiche tra i vertici dell’Azienda e i gruppi dei donatori. Zanotti: «Vi siete presi con arroganza i nostri macchinari». Arco attacca

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

31 Marzo 2022 - 09:27

Area Donna, «resa dei conti» tra Asst e associazioni

I medici Passamonti, Passalacqua e il sindaco Galimberti

CREMONA - Se il dg Giuseppe Rossi pensava che la scelta di non intervenire ieri al secondo incontro con le donne che hanno dato vita al Comitato di difesa di Area Donna, lasciando invece la parola ai medici, potesse confinare la discussione sulla sorte del reparto al solo ambito tecnico-organizzativo, si è sbagliato di grosso.

La polemica è infatti divampata con toni più accesi più che mai. E ad andare all’attacco con parole durissime sono stati gli esponenti delle associazioni che negli anni hanno sostenuto con importanti donazioni prima la Breast Unit creata da Alberto Bottini, diventata poi l’Area Donna e oggi in fase di riorganizzazione.

area donna

La sala gremita dai referenti dei donatori e del Comitato di difesa di area Donna

L’imprenditrice cremasca e vice presidente di Apindustria, Marina Zanotti, della onlus Arco, fondatrice ed ex presidente del Rotary Visconteo che aveva finanziato la ristrutturazione dei locali al quarto piano, ha accusato: «Con l’arroganza che vi è solita, arbitrariamente vi siete appropriati di spazi e macchinari che non sono vostri ma di Arco onlus che ve li ha concessi in comodato. Le poltrone donate da Arco sono finite in uno scantinato».

Lungamente applaudita, Zanotti ha poi rivendicato: «Rappresento una cordata di imprenditori e gente comune che ha firmato contratti per 740 mila euro per Area Donna. E parte di questi soldi li ho messi di tasca mia, perché ci credevo. E i 7,4 milioni della Regione per l’ospedale di Cremona sono il frutto di una mia scommessa con l’allora presidente Roberto Maroni, che a una cena mi promise che avrebbe decuplicato qualsiasi cifra da noi raccolta. Oggi le prenotazioni hanno tempi biblici, quando prima bastava chiamare la caposala che conosceva tutte per nome e patologia».

LE RISPOSTE DEI MEDICI.


Eppure, l’incontro si era aperto con i medici dell’ospedale che avevano dato risposte e offerto correttivi al progetto di riorganizzazione in corso e alle richieste delle tante donne che hanno gremito nuovamente il Salone dei Quadri dopo il primo incontro pubblico dieci giorni fa e un tavolo tecnico mercoledì scorso in Asst. L’oncologo Rodolfo Passalacqua, il radiologo Matteo Passamonti e il chirurgo Sergio Aguggini hanno sottolineato alcune novità: «Le donne in cura prima venivano ricoverate dove c’era posto in tutti i reparti. Adesso c’è un reparto di degenza unico al sesto piano con stanze da tre letti, alcune senza bagno. Fra due o tre settimane, la degenza sarà spostata al secondo piano e sarà più confortevole con stanze prevalentemente a un letto solo». Fra le novità, quattro sale di attesa e tre spazi incontro per favorire la relazione fra le pazienti.

L’organizzazione delle terapie venose prevede 4 giorni su 5 e le pazienti possono scegliere il venerdì come opzione aggiunta per favorire la conciliazione casa-lavoro. L’orario è prolungato: 8-18, anziché 8-17. E grazie alla riorganizzazione, l’ambulatorio follow up sarà attivo ogni mercoledì dalle 8 alle 18.

LA REPLICA DI PASSALACQUA.

Accorata e indignata la replica di Passalacqua alle accuse: «Io non ho rubato nulla, si vergogni». Ha poi rivendicato: «Ho proposto io questa riorganizzazione e me ne assumo la responsabilità pubblicamente. Lo faccio perché sono convinto che migliorerà il servizio». Quanto all’assenza del dg Rossi, «per molti aspetti avete ragione. Non abbiamo nulla da nascondere e sarebbe stato meglio se ci fosse stato anche lui».

L’oncologo ha ribadito che «è falso dire che Area Donna sparisce». Ha poi spiegato che con la nuova organizzazione viene allargata l’area di ricerca». Infine, in risposta a Zanotti, Passalacqua ha contrattaccato: «Hanno speso tanti soldi per allestire al quarto piano un laboratorio (di Terapia molecolare e farmacogenomica, ndr) che non ha mai funzionato. Su richiesta della Regione ho chiesto il rendiconto dell’attività e sapete quante prestazioni ha fatto nel 2021? Zero».

ALL'ATTACCO IL PRESIDENTI DI ARCO.


Ma all’attacco è andato anche anche Matteo Tedoldi, presidente di Arco (Associazione per la ricerca in campo oncologico), che ha voluto precisare di non rivolgersi ai medici, ma al dg Rossi «ancora una volta assente»: «Abbiamo raccolto i fondi per i caschi che impediscono alle donne in trattamento oncologico di perdere i capelli. Ebbene: ci hanno messo tre anni e mezzo per accettare questi macchinari. Nel frattempo stiamo perdendo sponsor e donatori che non vedono concretizzarsi i loro sforzi. Il laboratorio? Abbiamo finanziato le borse di studio dei ricercatori, quindi almeno per un periodo ha funzionato».

Nel corso del dibattito, Paola Tacchini ha letto una dura lettera del sindaco di Gerre de’ Caprioli, Michel Marchi: «Finché questa dirigenza avrà un ruolo a Cremona, il dialogo è impossibile». E ha esortato Gianluca Galimberti a convocare l’assemblea dei sindaci di Ats. Ha preso la parola anche Carlo Malvezzi (Forza Italia) per assicurare: «Non facciamo neanche un passo indietro sulla Breast Unit e io mi metto a disposizione». Ha chiuso l’incontro Galimberti, che ha sottolineato come la mancata presenza di Rossi fosse stata ancora una volta concordata con il Comune: «Ma ora gli diremo che serve un confronto».

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