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Lite in discoteca, papà vendica il figlio: "Bottigliata in testa a 20enne"

L'uomo è finito a processo per le lesioni causate tre anni fa a Riccardo, curato al pronto soccorso con 3 punti di sutura

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

30 Marzo 2022 - 14:43

Lite in discoteca, papà vendica il figlio: "Bottigliata in testa a 20enne"

CREMA - "Questo è quello che succede a chi tocca mio figlio". Papà Edmundo lo avrebbe detto dopo aver dato una bottigliata in testa ad un ragazzo di 20 anni che con suo figlio aveva avuto una discussione in discoteca. Papà Edmundo, 42 anni, ecuadoregno con casa a Quintano, autista, ora è finito a processo per le lesioni causate a Riccardo, tre anni fa trasportato in ambulanza al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Crema in stato confusionale e sanguinante: 3 punti di sutura alla testa.

I FATTI

Risalgono alla notte del 28 aprile 2019, domenica. Il sabato sera, Riccardo e gli amici andarono a ballare alla discoteca Magika, a Bagnolo Cremasco. E qualcosa deve essere accaduto nel locale tra Riccardo e Johan, figlio di Edmundo. Una lite per "futili motivi" è scritto nel verbale dei carabinieri di Crema. "In discoteca succede spesso che se tocchi qualcuno...", ha raccontato al giudice l’amico di Riccardo, sentito oggi come testimone. Ai carabinieri, quella notte Riccardo spiegò che al Magika "per futili motivi" si prese un pugno da Johan. Reagì, lo stese a terra e la cosa finì lì. Il ventenne continuò la serata. Verso le 5 del mattino con gli amici salì sulla navetta diretta alla stazione di Crema. "Quando siamo scesi – ha proseguito l’amicone -­ dietro la navetta è arrivata questa macchina. E’ sceso il papà, era bello grosso. E’ sceso anche suo figlio. Ho visto che il padre è andato verso il nostro amico con una 66 e gli ha dato una bottigliata. Il mio amico sanguinava".

Per "66" si intende una bottiglia di birra da 66 cl. Sull’auto c’erano anche la mogli di Edmundo e due amici del figlio Johan. Dopo la bottigliata, l’auto si allontanò. Ma qualcuno riprese con lo smartphone il numero di targa. E con la targa, i carabinieri risalirono al proprietario, al paese di residenza, Quintano, uno dei tre più piccoli in provincia di Cremona, alla via in cui abitava. Ci andarono subito, ma l’auto non c’era. Girarono in zona, fecero alcuni passaggi nella vicina Casaletto Vaprio. Nulla. Tornarono a Quintano e alle 5.40 l’auto era parcheggiata nella via. "Su tutta la carrozzeria c’erano numerose tracce di sangue", è scritto nel verbale. I carabinieri le fotografarono.

Alle 10.49, papà Edmundo venne convocato nella caserma dei carabinieri di Crema. Domanda. "Stamattina alle ore 05.00 avete avuto una discussione sfociata in lite con dei ragazzi". Risposta: "Sì". E ai militari l’uomo la spiegò così: "Nella circostanza, vorrei precisare che un ragazzo dai capelli ricciolini, italiano, avendo in mano una bottiglia di birra di marca cercava di colpirmi sulla testa, ma io prontamente mi difendevo parando il colpo con la mano cagionandomi così una lesione alla falange del dito anulare della mano sinistra. Presumo che il ragazzo si sia fatto anch’egli male stante la mia pronta reazione".

"Futili motivi". Sembra che di mezzo ci sia lo smartphone: Riccardo in discoteca lo avrebbe preso a Johan. "Sembra che non volesse restituirglielo", ha spiegato l’avvocato Giancarlo Rosa, difensore di papà Edmundo. In aula si tornerà l’1 giugno prossimo.

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