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Allarme medici di base: 33 figure vacanti sul territorio

Oggi l'assemblea dei sindaci del territorio ha rappresentato l’occasione per fare il punto sull’arrivo delle Case di comunità nel distretto cermasco

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

28 Marzo 2022 - 19:36

Allarme medici di base: 33 figure vacanti sul territorio

L'assemblea dei sindaci del territorio

CREMA - Allarme medici di base nel Cremasco. Una situazione già critica e destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi, per alcuni pensionamenti in vista. Ad oggi, mancano 33 figure all’appello e degli 87 al lavoro nel distretto sanitario territoriale, ben 15 sono provvisori. Di questi ultimi, cinque sono ultra 70enni. Di fatto vanno avanti per non lasciare un ulteriore vuoto tra i cittadini. Ci sono paesi scoperti, soprattutto quelli più piccoli. Altri comuni, come Bagnolo, centro di quasi 5 mila abitanti, hanno al momento solo un medico condotto. Il quadro a tinte fosche della situazione lo ha fornito oggi Gianmario Brunelli, direttore del dipartimento Cure primarie di Ats Val Padana, intervenuto all’assemblea dei sindaci del territorio, convocata in aula degli Ostaggi, e presieduta da Aldo Casorati, presidente dell’Area omogenea e dal sindaco Stefania Bonaldi.

Una riunione che ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sull’arrivo delle Case di comunità nel distretto, nuove strutture sanitarie assistenziali volute dalla riforma regionale e previste al momento in via Gramsci e al Santa Marta di Rivolta. Oltre agli amministratori, sono intervenuti il direttore generale dell’Asst Ida Ramponi, quello socio sanitario Diego Maltagliati, la senatrice Silvana Comaroli, i consiglieri regionali Marco Degli Angeli e Matteo Piloni. Da remoto Salvatore Mannino, direttore generale di Ats Val Padana, quello socio sanitario Carolina Maffezzoni e il consigliere regionale Federico Lena. Mannino ha spiegato: «Siamo strenuamente impegnati per far fronte a questo problema, tra le varie azioni che stiamo facendo, c’è una novità: l’estensione all’Asst di Crema corso formazione in Medicina generale così gli studenti potranno assumere incarichi per fare tirocinio sul territorio e attenuare così la carenza». Brunelli ha aggiunto «Ci sono 48 medici attualmente in servizio che sono disposti ad innalzare il massimale dei loro pazienti da 1.500 a 1.750 per cercare di tamponare la situazione».

Brunelli ha descritto le difficoltà di negoziare con possibili nuovi incaricati. «Illustriamo una serie di benefit, ad esempio locali gratuiti, dunque senza affitto, dati in concessione dai sindaci. A volte chiediamo proprio dei piaceri a chi ha intenzione di chiudere uno studio in un paese, invitandolo a non farlo. Ma ci sono medici che vogliono un solo ambulatorio e non in tre sedi». Non sono facili i rapporti con i singoli: «Alcuni di coloro che sono in servizio sono oggetto di nostri reclami, che scaturiscono da segnalazioni di pazienti. Ma sono anche gli stessi che nel contempo preghiamo di restare in servizio. Il problema, rispetto al passato, è che è venuta meno la competizione tra i medici di medicina generale, in quanto non c’è scelta. Chi arriva, parte immediatamente con 1.500 assistiti. Quindi chi glielo fa fare di aprire più studi? Ciò crea un disservizio che noi, come i sindaci e gli stessi cittadini, viviamo come un disagio. Quando un medico di base ci dice che vuole chiudere uno studio, chiediamo almeno che gestisca in modo personalizzato i casi di persone anziane e in difficoltà. Ci sono possibilità in questo senso, ad esempio l’istituto di assistenza domiciliare programmata, che viene remunerato. Così, in mancanza del presidio in quel Comune, viene almeno assicurato l’assorbimento del bisogno dei cittadini».

I sindaci hanno sottolineato come debba cambiare il quadro normativo, mettendo dei paletti alla scelta del medico di abbandonare un territorio. Sull’altro versante servono investimenti nazionali per aumentare il numero dei medici. «L’accordo collettivo nazionale – ha proseguito il manager sanitario – è molto sbilanciato verso i medici. Inoltre, il nostro territorio, ancora rurale, è ulteriormente svantaggiato, in quanto il professionista preferisce trasferirsi in città».

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