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Caso Beccalli, il procuratore Pellicano impugna la sentenza: «Pasini va condannato per omicidio»

«Il giudice ha creduto al racconto surreale, quasi fantasioso dell'imputato e non ai dati scientifici del consulente medico-legale»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

25 Febbraio 2022 - 19:22

Caso Beccalli, il procuratore Pellicano impugna la sentenza: "Pasini va condannato"

Rilievi sull'auto incendiata

CREMA -  La premessa. «Il percorso logico della motivazione della sentenza è apparentemente corretto: il giudice sostiene di aver maturato un ragionevole dubbio sull’ipotesi d’accusa sulla base di una spiegazione alternativa».

La spiegazione alternativa è la tesi della difesa, secondo cui la notte di Ferragosto del 2020, ad uccidere Sabrina Beccalli, 39 anni, nella casa di via Porto Franco, sia stata una overdose. E non l’amico Alessandro Pasini, al quale il giudice, nell’assolverlo dall’accusa di omicidio (e nel condannarlo a 6 anni per distruzione e occultamento del cadavere bruciato nella Fiat Panda e di danneggiamento dell’auto) ha creduto alle sue dichiarazioni «vaghe e inverosimili», al suo racconto «surreale, quasi fantasioso».

 

Lo scrive il procuratore, Roberto Pellicano, nelle nove pagine di impugnazione della sentenza del gup Elisa Mombelli e con la quale alla Corte d’Appello chiede di «riformare la sentenza», di condannare Pasini per omicidio (la tesi è che l’abbia aggredita dopo aver incassato il rifiuto di fare sesso) , rivalutando la tesi dell’accusa che si è basata sui «criteri scientifici» riversati nella consulenza tecnica del medico legale del pm. Una consulenza che «ipotizza l’uccisione violenta della vittima. E la ipotizza, non soltanto sulla base degli esami svolti sui reperti materiali (è stata individuata una frattura mandibolare, ndr), ma anche sulla base del confronto dei rilievi effettuati dal Ris dei carabinieri sulla cosiddetta scena del crimine con le dichiarazioni dell’imputato».

Nell’appartamento in via Porto Franco, il Ris rilevò schizzi di sangue ovunque. «Nell’incertezza — prosegue il procuratore Pellicano - il giudice avrebbe potuto chiedere chiarimenti agli stessi consulenti tecnici o nominarne uno d’ufficio, prima di bilanciare tali importanti dati scientifici con le dichiarazioni vaghe e inverosimili» di Pasini.


Nel bilanciare le due tesi, di accusa e difesa, il giudice — sostiene il procuratore — ha dunque dato più peso alla verità di Pasini. Gli ha dato «la patente di attendibilità» quando, in carcere in stato di fermo e già sentito dal procuratore, nel successivo interrogatorio di garanzia, Pasini al gip aggiunge un particolare mai detto sino a quel momento. «Ho bruciato il corpo di Sabrina nella Fiat Panda».

Peccato che due veterinari abbiano fatto «un clamoroso errore», scambiando i poveri resti di Sabrina per quelli della carcassa di un cane. Resti per il 65% buttati nell’inceneritore.

Ma, sostiene il procuratore, «è scorretta l’affermazione del giudice quando scrive che l’indagine è stata viziata» da quel clamoroso errore che «ha di fatto impedito di accertate il meccanismo del decesso». Ed è «scorretta», perché «i medici legali del pm hanno individuato una frattura alla mandibola e hanno concluso che Sabrina Beccalli aveva subito un trauma cranico in vita prima di morire. In questo senso, il quadro poco si accorda con l’ipotesi di una morte naturale» o per overdose.

LE DICHIARAZIONI DI PASINI.

pasini

Alessandro Pasini


«Siamo andati a letto. Avevo anche bevuto, mi sono mezzo addormentato, sono mezzo svenuto, ho sentito anche un rumore. Ho pensato: ‘Che cavolo starà facendo, ma non ci ho dato peso. Poi mi sono rialzato, ho visto de sangue in terra, ho fatto il corridoio, ho visto del sangue, ho visto delle macchie anche sul muro, sono arrivato in fondo al corridoio, il mobile in lavanderia era caduto in terra e ho visto Sabrina che era a faccia in giù , dentro nella vasca da bagno. Ho provato a scuoterla, niente Sono andato in panico. Mi sono fatto ancora le due ultime botte che c’erano sul tavolo».

Perché non ha chiamato il 118? Pasini si giustifica con il panico. Perché la casa in via Porto Franco è quella della sua ex fidanzata, in quei giorni al mare. I due hanno rotto agli inizi di agosto, ma Pasini ha le chiavi. «Non volevo far scoprire alla mia ex che ero nel suo appartamento con un’altra donna».

«Grottesco», per il procuratore che non crede alla scena raccontata da Pasini. Alle 5 del mattino la vicina di casa sente le urla di una donna. La voce è strozzata: «Aiuto, aiuto, no». La vicina chiama i carabinieri. Una pattuglia gira sotto casa, non vede nulla, se ne va.

La mattina, Pasini si dà un gran daffare: esce, va a un distributore, compra del gasolio, ritorna a casa. A mezzogiorno, con il cadavere ancora caldo di Sabrina nell’appartamento, se ne va a mangiare in trattoria con gli amici», ritorna, infila il corpo nell’auto e va a Vergonzana, ritorna, pulisce. Alle 21 appicca il fuoco alla Panda. Per eliminare tutte le tracce, sostiene l’accusa.

«Nonostante il panico e la gravità della situazione - scrive il procuratore - il Pasini non trascura di farsi due botte di cocaina, dimenticandosi di Sabrina sanguinante nella vasca da bagno, per poi andare, parrebbe in sempre in stato di panico, al pranzo di Ferragosto con gli amici dove non rinuncia ancor ad assumere una pallina di cocaina. Deve essersi trattato poi di uno stato confusionale e di un panico persistente e di tipo speciale, posto che questo non ha impedito al Pasini di programmare l’incendio dell’auto e del corpo di Sabrina - attuato la sera - fin dal mattino quando ha acquistato il gasolio dal benzinaio».

A proposito della preoccupazione che l’ex venga a sapere che si era portato in casa un’altra donna, il procuratore la liquida come «grottesca». «È grottesco anteporre tale tipo di preoccupazione alla vita di una persona che Pasini stesso ha definito essere una sua ‘cara amica’».


Ed ancora: «Gesti così eclatanti e radicali esprimono la volontà di eliminare ogni traccia ed ogni elemento utile per una ricostruzione dei fatti ai fini penali da parte di chi è consapevole che sarà svolta una indagine per omicidio. Ogni altra ipotesi è irragionevole».

«Tornando alla premessa sul «ragionevole dubbio», il giudice ha «correttamente» messo a confronto le tesi di accusa e difesa. Ma ha ritenuto «plausibile» il comportamento di Pasini, «accontentandosi di considerarlo ‘biasimevole o ‘censurabile’».

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