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IL MISTERO DELLA NOTTE DI NATALE

Tassista arrestato, la zia di Luca: «Le scuse? E' tardi»

«È una persona arrogante. In due mesi non si è mai degnata di informarsi sullo stato di salute di mio nipote. Ha avuto due mesi di tempo per farlo»

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

24 Febbraio 2022 - 05:25

Tassista arrestato, la zia di Luca: «Le scuse? E' tardi»

La zia Silvana e Luca

CREMONA - «È una persona arrogante. In due mesi non si è mai degnata di informarsi sullo stato di salute di Luca. Ha avuto due mesi di tempo per farlo». Per ora, la famiglia Lombardo respinge le ventilate scuse al mittente: Giovanni Carrera, il tassista che due giorni fa, al termine dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Pierpaolo Beluzzi, ha affermato: «Se gli chiederò scusa? Dico la verità: fino a poco tempo fa non sapevo chi fosse, sennò avrei telefonato tranquillamente ai suoi genitori. Se chiamerò i suoi genitori? Lo faremo».

Carrera, 68 anni, non sapeva chi fosse Luca Lombardo, il giovane di 27 anni la notte di Natale caduto giù dal suo taxi van ripartito veloce e con il portellone aperto dopo una lite per 10 euro. Quei «futili motivi per 10 irrisori euro» sottolineati dal gip Beluzzi nell’ordinanza con cui, il 16 febbraio, ha mandato agli arresti domiciliari il tassista accusato di aver sequestrato sul taxi Luca e di lesioni gravissime al ragazzo che ha preso una violenta botta alla testa, cadendo dal pulmino.

Luca non ha ancora recuperato la memoria. E, poi, c’è quella intercettazione shock: «Il pm mi ha detto che il ragazzo non ci sta ancora con la testa. Bene, così non può raccontare la sua verità. È positivo».

Nell’indagine della Squadra Mobile, coordinata dal pm Francesco Messina, Carrera ai domiciliari ci è finito anche per questo. Una frase «fraintesa», ha spiegato il tassista. Una frase «male interpretata» per il suo avvocato Paolo Bregalanti. Si è difeso, continuerà a difendersi Carrera, il tassista che ora dice di sentirsi «strano», perché «lavoro 30 ore al giorno, mai avrei immaginato di finire in una vicenda così». Da più di 30 anni fa questo lavoro. A Cremona lo conoscono tutti. «Ho ricevuto molta solidarietà anche dai colleghi. Molti clienti mi hanno detto che sono disposti a testimoniare al processo per dirlo che sono una persona perbene».

Due giorni fa, i Lombardo hanno sentito le sue dichiarazioni nel video pubblicato su La Provincia on line. Le hanno lette sull’edizione cartacea.

«La nostra reazione? Una persona arrogante, sfrontata nel raccontare la sua ‘verità’». A nome della famiglia Lombardo, parla Silvana. È la sorella di papà Nino. Silvana, la zia che non ha figli, ma che i suoi nipoti (ne ha quattro) è come se lo fossero. Zia Silvana, le notti d’angoscia, i turni in ospedale con il fratello e la cognata Nadia, quando Luca era in Terapia Intensiva e in Neurochirurgia. «Nessuno può immaginare che cosa abbiamo passato. E non è finita».

Zia Silvana, che da quando, su consiglio dei medici, Luca è tornato al distributore Keropetrol in via Mantova (lo gestisce insieme all’altro in via Massarotti), non lo molla un secondo, lei sempre lì, nel gabbiotto con lui.

«La nostra reazione sulle dichiarazioni di Carrera? Una persona che non si è mai degnata di informarsi sullo stato di salute di Luca. In video, alla domanda se sentirà la famiglia, è stato approssimativo, ‘imboccato’ dal suo avvocato. In questi due mesi abbiamo sentito l’affetto ed il sostegno di tantissime persone, anche i colleghi del Carrera. Non li conosciamo. Li vorremmo veramente ringraziare, perché sono state persone che hanno sempre avuto un pensiero per Luca. Non come lui (Carrera, ndr), un uomo la cui unica preoccupazione è data dal fatto - così ha detto nel video — che non possa lavorare 30 ore al giorno (non erano 24 le ore?). Abbiamo saputo che è un nonno. Ecco: dovrebbe soffermarsi e riflettere su questo».

Un fiume in piena, zia Silvana. «Nessuno vuole fare i processi sui giornali. Qualcuno lo ha insinuato». Anche su Facebook, lo «sfogatoio» dei leoni da tastiera (vale per i Lombardo, per Carrera, per tutti, ndr). «Non li abbiamo cercati noi i giornalisti. Siamo sempre stati nell’ombra, in silenzio». Sono i giornalisti che si sono buttati alla caccia dei Lombardo, quando sui mass media è rimbalzata la notizia del tassista mandato agli arresti domiciliari. E la vicenda, sino a quel giorno confinata nel Cremonese, è entrata nelle case degli italiani.

Un fiume in piena, zia Silvana. «Noi chiediamo solamente giustizia e verità. E che Luca possa ritornare alla sua vita di prima di quella maledetta notte». 

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