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IL FUTURO DI CREMONA

Ventura: «Le priorità? Pulizia e decoro. E il rilancio dei nostri negozi»

Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, pragmatico: «Basta medie e grandi strutture di vendita. Deve essere curato il verde e i rifiuti vanno raccolti prima che le strade si riempiano. Serve il vigile di quartiere»

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

10 Febbraio 2022 - 05:15

Ventura: «Le priorità? Pulizia e decoro. E il rilancio dei nostri negozi»

Marcello Ventura

CREMONA - «Avere la possibilità di immaginare la città del futuro che vorremmo è senza dubbio un ‘gioco’ molto stimolante e la sfida lanciata dal direttore de La Provincia, Marco Bencivenga, è senza dubbio affascinante». Parte da qui il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, Marcello Ventura, per esporre la sua visione di Cremona nel futuro.

Quali scenari abbiamo di fronte nei prossimi anni?
«Proverò a dare alcune indicazioni sui temi che possono essere basilari e fondanti per far ritornare Cremona al centro. Innanzitutto bisogna ripartire dal punto di vista politico. Cosa significa? Sono decenni che non abbiamo politici in ruoli apicali in Regione che possano interagire con Comune e Provincia per portare progettualità inerenti il territorio e senza qualcuno che veramente si preoccupa del territorio, Cremona non tocca palla. Da qui bisogna ripartire per poter affrontare i vari temi che permettono a Cremona di tornare al centro della vita economica e sociale del territorio lombardo».

E quali sono i fattori locali che invece potrebbero spingere la nostra città?
«Il fiume Po, il commercio, il turismo, il lavoro, la sostenibilità ambientale; il tutto abbinato alla qualità della vita che Cremona offre. Sono tutti fattori propulsivi che devono avere un ruolo di spinta ed energia perché Cremona accresca il suo valore di attrattività economica e sociale. Questa deve essere la dinamica che diventa fonte di interesse per i giovani. È ovvio che la sfida è realizzare una visione comune e condivisa su questi temi. Ma per riuscire nell’intento serve una visione chiara, abbinata ad una progettualità reale e concreta, non ideologica».

E la cultura e l’Università?
«Sono anni che si parla di cultura e di Cremona Capitale della cultura, ma perché si riesca a realizzare bisogna fare mostre, convegni, entrare veramente in un circuito turistico che porti gente a vedere quanto di bello abbiamo, a partire dal Museo del Violino, unico nel genere, che dovrebbe essere l’ariete per sfondare nel campo della cultura e della musica. Sfruttando la liuteria che a Cremona dovrebbe diventare trainante. Credo si debba ripartire anche da temi più semplici come ad esempio il fiume Po ed il turismo che dovrebbero integrarsi poi con la cultura e le bellezze da visitare. L’Università deve diventare la fonte dei progetti che i giovani devono realizzare in virtù del fatto che la città potrà connettersi ad altri ambienti accademici e di ricerca. Il rilancio di Santa Monica con l’insediamento della Cattolica in pieno centro, favorisce un rilevante flusso di studenti e ricercatori che porteranno importanti risorse economiche sul territorio. Risorse che insieme ai progetti condivisi vedono il rilancio commerciale e turistico come rinascita della città. Non diventeremo mai per anni una città universitaria come quelle di tradizione storica, ma l’importante è adottare tutte le misure necessarie al raggiungimento dell’obiettivo quanto mai prestigioso. In sostanza, lo ripeto ancora, serve una progettualità a lungo termine che possa far rinascere Cremona. Anche rispetto alle nuove imprese bisogna mostrarsi realmente e concretamente ricettivi. Invogliare i giovani ad insediarsi o a rimanere qui trovando lavoro, offrendo un welfare più moderno ed efficace dando realmente sostegno alle famiglie ed alla natalità».

Vice presidente della Mac, la Motonautica Associazione Cremona, lei è uno dei protagonisti di quella ‘città sul fiume’ popolata da circa 12 mila iscritti alle varie società: qual è il ruolo che potrebbe avere il fiume nel futuro di Cremona?
«Il Grande Fiume deve diventare un volano per lo sviluppo della città. Deve essere collegato al centro cittadino, non restare una realtà distaccata come ora. Consideriamo che la ciclovia VenTo porterà un turismo nuovo e molte persone ad attraversare il nostro territorio. Ecco allora che bisogna sviluppare il Lungo Po con locali ed esercizi commerciali che lo renderebbero vivo ed abitato come già in altre città europee succede. Sta nascendo anche un nuovo attracco che permetterà l’arrivo di barche sia di privati, sia di società autorizzate alla navigazione turistica».

Quali scelte sono indispensabili sul piano dei collegamenti?
«Anche le infrastrutture sono parte fondamentale del rilancio della città che al momento, per come sono strutturate, la lasciano nell’isolamento più completo. La via Mantova andrebbe quantomeno raddoppiata, le ferrovie per raggiungere Milano: impossibile nel 2022 sapere forse a che ora parti da Cremona, ma non quando si arriva. La linea per Brescia non è elettrificata, per Piacenza il pullman sostituisce il treno. Siamo fermi a due secoli fa. Anche il polo autostradale è fermo ad anni fa dove è stato implementato a Piacenza e Brescia a scapito nostro. Per rinascere bisogna assolutamente seguire la prospettiva indicata dal Masterplan 3 C che chiede di intervenire sulla dinamicità economica, sul gap infrastrutturale, la capacità innovativa, la riconoscibilità del territorio ed il trend demografico. Una ricetta che racchiude tutto. Purtroppo ad oggi giace ancora nel cassetto. Va, invece, ripreso in considerazione quanto prima».

Qual è l’idea di città delineata da Fratelli d’Italia?
«A fare da contorno a tutte queste idee è fondamentale che Cremona debba ritornare: decorosa, bella, pulita, ordinata. Il verde pubblico va curato, i rifiuti vanno raccolti dai marciapiedi prima che la città si svegli al mattino, va fatta una rigenerazione ambientale, va fatta la manutenzione e soprattutto per una questione di sicurezza va ripristinato il vigile di quartiere. Anche il centro storico va completamente riqualificato con un piano di rilancio dei negozi di vicinato e con un piano progettuale di arredamento urbano. Deve ritornare il cuore pulsante della città dove le persone tornano ad incontrarsi. Basta con le grandi e medie strutture di vendita alle porte della città. Recuperiamo tutti i contenitori vuoti della città e riqualifichiamoli con sgravi e vantaggi per i proprietari che ci mettono mano. Il decoro urbano è importantissimo, è il biglietto da visita della città. Ma per riuscire in ciò anche il pubblico deve intervenire per integrarsi con la libera iniziativa privata. Cremona fa parte della Regione più importante d’Italia dal punto di vista economico, deve tornare a farne realmente parte raccogliendo sfide coraggiose verso il futuro. Concludendo, la città va ‘riprogrammata’ in una misura cronologica proiettata verso il futuro e, allo stesso tempo, sfruttando la caratteristica di cittadina della qualità di vita possibile, convincere i cittadini a non abbandonarla, anzi incrementare con sgravi economici urbani l’insediamento di nuove aziende che possano creare posti di lavoro e conseguentemente l’insediarsi di nuclei famigliari proponendo anche nuovi servizi a misura di famiglia. La città deve essere riprogrammata, senza ipocrisie, con investimenti anche pubblico/privato o esclusivamente privato, perché nulla porta ad investire su un luogo quando questo si dimostra disponibile all’ascolto senza pregiudizi, che troppo spesso certa politica ha comunicato e continua a comunicare fin troppo bene. Cremona poi non deve dimenticare di essere una città che, rispetto al suo territorio, svolge funzioni cardine, penso alla concentrazione di uffici istituzionali, cure e assistenza, scuole, negozi, divertimento. E troppo spesso dimentica che il cittadino del territorio si sente in parte anche cittadino cremonese e questo rapporto va assolutamente incentivato per creare un volano di crescita prezioso. Per quanto riguarda una progettazione puntuale della risoluzione dei problemi urbani, si dovrebbe costruire una cartina ad hoc dove quartiere per quartiere, a seguito di riunioni con i comitati, vengano fisicamente segnate le criticità, per poter dare una dimensione d’intervento significativa e reale, con tempistiche e costi stimabili. Cremona deve rinascere con queste idee e con tanto altro ancora».
(26 - continua)

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