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La guida di pesca professionista Daolio: «Il fiume Po va bacinizzato»

L’ex gestore dell’Acquario di Motta Baluffi indica la strada per ovviare ai ricorrenti periodi di magra

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

09 Febbraio 2022 - 05:00

La guida di pesca professionista Daolio: «Il fiume Po va bacinizzato»

Uno scorcio del letto del fiume Po nel corso di questo drammatico periodo di siccità

MOTTA BALUFFI - Per riportare il fiume Po — ora in secca — alle quote del 1960, secondo Vitaliano Daolio, ex gestore dell’Acquario del Po, pescatore professionista e gestore di una attività di pescaturismo, la soluzione potrebbe essere una piccola «bacinizzazione». «Il Po in questi giorni si avvicina ad avere le condizioni di magra del 2006, con un apporto di 600/700 metri cubi al secondo di acqua dolce scaricata in mare». Si tratta di 60 milioni circa di metri cubi al giorno. «Questa immensa quantità d’acqua — osserva Daolio — potrebbe essere trattenuta con una piccola bacinizzazione, quattro-cinque sbarramenti da Cremona a Mantova per riportare il fiume alle quote del 1960. Una soluzione che non piace al mondo ambientalista ed inoltre resa complicata dalla legislazione europea, ma visti i cambiamenti climatici in atto dovrà essere presa seriamente in considerazione».

PROBLEMA ATAVICO

Del problema, continua Daolio, si parla da una cinquantina di anni: «Mi vengono in mente un progetto presentato da Aipo nel 2009 a Palazzo di Bagno a Mantova ed altre proposte del Politecnico di Milano. Ho trovato persino tracce di un vecchio progetto nato a Torino nel 1963 per rendere navigabile il Po da Piacenza all'Adriatico. Ora si parla solo di danni all'agricoltura. Un comunicato stampa del 2017 di Confagricoltura illustra uno studio dell’Agenzia Europea per l’Ambiente che stima che gli eventi legati alle condizioni climatiche hanno determinato una perdita economica di 400 miliardi di euro negli ultimi 30 anni. Per risolvere il problema basterebbe fare questa benedetta bacinizzazione con una spesa di circa 3 miliardi di euro, con un tempo di realizzazione di tre, quattro anni».

QUALI I BENEFICI?

Lo spiega Daolio: «Alzare stabilmente di 5 metri il Po, nessun problema per i prelievi irrigui delle bonifiche, riqualificare e rinaturare le aree golenali, produrre energia elettrica sfruttando i salti d’acqua, trasporto merci via fluviale, sfruttamento delle infrastrutture già costruite come la conca di Isola Serafini, il porto commerciale di Boretto, cattedrale nel deserto, e il porto scalo merci di Viadana. Penso che potremmo avere le risorse economiche dai fondi del Recovery Fund e finalmente risolvere questo problema. Ma questi sono solo i sogni di un umile pescatore che non vorrebbe più leggere sui giornali ‘La grande secca del Fiume Po’», conclude Daolio.

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