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CORONAVIRUS. LA TESTIMONIANZA

Covid e scuola: «Io, mamma e prof. Così è uno strazio»

Cinzia Cavalli, insegnante alle Medie: «Mia figlia è in Dad. A casa come in classe prevalgono dubbi e angoscia»

La Provincia Redazione

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20 Gennaio 2022 - 05:23

Covid e scuola: «Io, mamma e prof. Così è uno strazio»

La docente Cinzia Cavalli

CREMONA - «La situazione è disperata: siamo alla canna del gas». Il messaggio arriva via WhatsApp alle 7,50 ed è un grido di allarme in cui paura e sconforto si sommano: «Non ha senso, fare scuola così è uno strazio per tutti — si sfoga Cinzia Cavalli, docente di italiano alla Virgilio e mamma di una bimba di 7 anni —. E lo dico non solo perché non sai cosa accadrà quando entri in classe, ma anche perché non sai se all’ennesimo caso positivo ci si ritroverà in Dad, oppure bisognerà dividere vaccinati da non vaccinati. Lo dico perché non pensi ad altro che ad accertarti che tutto sia in regola, che i ragazzi stiano bene, pensando all’ora successiva in cui dovrai sostituire il collega e cercare di far lezione perché gli studenti non perdano troppo di quello che bisognerebbe fare a scuola: educare e passare conoscenze ed emozioni. L’emozione che predomina su tutto e tutti è l’ansia e l’angoscia».

È un fiume in piena la professoressa che nella sua ora buca, dalle 10 alle 11, ha la possibilità di tornare a casa: «Mia figlia è in didattica a distanza e questa mattina mi ha chiesto: mamma, come si dice quando una situazione non è normale? Ma quando torneremo alla normalità, a poter andare a scuola? — racconta con la voce affannata —. Non nascondo che mi sono trattenuta a stento dalle lacrime. Non avremmo mai pensato di vivere una situazione come questa. Ma forse un’altra soluzione si poteva trovare, a due anni di distanza dallo scoppio di tutto? È questa una domanda che mi faccio e a cui non so dare risposta. Ed ora corro a casa per stare un po’ con mia figlia, per assisterla al computer e non lasciarla da sola davanti allo schermo, dando la possibilità a mio marito di fare quelle due o tre telefonate e conferenze in meet che aveva in scaletta per oggi. Ma è mai possibile che tutto sia diventato un incastro, una corsa contro il tempo? È questa una situazione che condivido con tanti colleghi, ma si va avanti senza tanti ma e tanti perché».

La figlia davanti al computer e le classi dimezzate alla Virgilio con ragazzi in presenza ed altri a casa che si affacciano dalla lim: «Ha senso che mia figlia vaccinata con due dosi si trovi in dad, ma forse avrebbe ancora meno senso che stesse in classe da sola o con pochi compagni, col resto dei bimbi a casa — prosegue —. Ed è quanto accade a me in classe, ti rendi conto che alla fine spieghi e fai, ma la tua testa corre altrove, a quello che sta accadendo e a un senso di impotenza. Tutti abbiamo capito che la didattica in presenza è impagabile, ma forse se si fosse organizzata una dad generalizzata e programmata per tempo, non all’ultimo momento, forse avremmo evitato tutto questo bailamme».

Pensa a voce alta la professoressa: «Credo che la situazione che si vive alla Virgilio sia la fotocopia in molte altre realtà — conclude —. La sostituzione dei colleghi malati o che hanno chiesto permessi per assistere i figli piccoli a casa sono all’ordine del giorno, ma non è questo il problema, il problema è che in questo periodo non stiamo facendo scuola, siamo diventati qualcosa d’altro, c’è chi dice una succursale dell’Ats Val Padana. Tutte le iniziative extra sono a distanza, la scuola resiste, siamo aperti, ma a che prezzo. Io che ho difeso fino all’ultimo la didattica in presenza, mi ritrovo a pensare che fare tre settimane di dad ben organizzate avrebbe risolto tanti problemi, senza mettere in quarantena i ragazzi. Ma col senno di poi, solo che ora ci troviamo a vivere una scuola che non può considerarsi scuola». 

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