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CORONAVIRUS. LA SCUOLA

Covid e contagi, presidi in difficoltà: «Passiamo il tempo a segnalare positivi e quarantene»

I dirigenti non ce la fanno più: «Ormai è come se gestissimo una casa di cura. Regole inattuabili e didattica impossibile»

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

20 Gennaio 2022 - 05:30

Covid e contagi, presidi in difficoltà: «Passiamo il tempo a segnalare positivi e quarantene»

CREMONA - «Non siamo un’istituzione sanitaria, ma un’istituzione educativa. E invece, mi ritrovo a gestire una specie di casa di cura e non più una scuola»: esordisce così Barbara Azzali, preside dell’istituto comprensivo Cremona 4, condividendo con gli altri dirigenti di scuole infanzia, primarie e medie un senso di impotenza che farebbe alzare bandiera bianca a chiunque: «Ormai non facciamo più scuola, ma passiamo il tempo a comunicare casi di positività, classi in autosorveglianza che poi dobbiamo mettere in quarantena. Quando arriva la comunicazione di Ats per il setting, siamo già passati a dover portare la classe in quarantena perché nel frattempo abbiamo avuto altre segnalazioni. Le regole così come sono non funzionano, sono inattuabili o, perlomeno, le comunicazioni dell’autorità sanitaria rischiano spesso di essere in ritardo rispetto alla realtà dei fatti. Non c’è tregua».

«Siamo allo stremo — rincara la dose Daniela Marzani, preside del Cremona 2 —. Gli istituti comprensivi devono applicare regole diverse a seconda delle fasce di età. Tanta fatica per un risultato paradossale: quella che stiamo facendo non è più scuola, è un non senso. Solo ieri sera (l’altro ieri ndr) ho dovuto mettere in dad sei classi alla Bissolati, ma non è detta che sia finita qui. Non c’è né sabato né domenica che tenga. E questo avrebbe un senso se portasse a risolvere le cose, invece non è così. Le regole sono ingestibili, l’autoresponsabilità è una bella parola, ma molti sono in difficoltà a capire quello che devono fare e allora si rivolgono a noi. Siamo la prima linea. Nel frattempo bisogna gestire gli altri aspetti della macchina organizzativa scolastica. È tutto fermo e bloccato e chi ne fa le spese sono i ragazzi. Fra le novità c’è il fatto che oggi un docente positivo è considerato come un contatto stretto. Se si ammala un docente di religione che ha 18 classi dovrei mettere in quarantena tutti?».

Paola Premi, dirigente del comprensivo di Gussola, racconta: «Io ho chiuso sei plessi su sette dell’infanzia, sulle primarie sono dieci le classi in quarantena e sei in autosorveglianza. Le regole non funzionano. Solo per fare un esempio il tampone a tempo zero processato arriva quando ormai la classe è in quarantena. C’è uno scollamento fra le procedure messe in atto e la velocità del contagio. Speriamo che il boom dei contagi sia stato effettivamente il fine settimana passato. Ora stiamo gestendo l’esistente e l’arrivo di casi ma quello che è accaduto dal 14 è stato una specie di tsunami».

«Se anche la segreteria chiude il venerdì, come non si fa a non rispondere a genitori che il sabato e la domenica ti segnalano casi di positivi — chiede Laura Rossi, preside del Cremona 3 —. Questo vale per me e per il mio personale. Non ci sono pause da due anni. È una corsa contro il tempo: segnali all’Ats il procedimento T0 e T5, ma quando hai la risposta sei già passato alla quarantena. C’è uno scollamento fra le procedure e quello che sta succedendo e di questo bisognerebbe tener conto, della fatica che tutti stiamo mettendo nel gestire le cose e nel tenere aperte le scuole, ma con classi dimezzate e tanta, troppa incertezza. Il sistema automatico non funziona per tutti, ci sono famiglie in difficoltà che si affidano alla scuola». 

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