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CREMA

Accoltellato per gelosia, processo rinviato: l'imputato (in carcere) ha il Covid

In aula il 46enne amico di Sabrina Beccalli: per l’accusa, a ferirlo fu lo storico fidanzato dalle ragazza

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

18 Gennaio 2022 - 17:17

Accoltellato per gelosia, processo rinviato: l'imputato (in carcere) ha il Covid

Il tribunale di Cremona

CREMONA -  In questi mesi lo hanno cercato ovunque: a Crema, dopo un anno passato alla Caritas, risultava cancellato all’anagrafe. «Cercatelo presso i centri Caritas, i luoghi di accoglienza, le stazioni ferroviarie, in tutti quei luoghi frequentati dai senza fissa dimora». Finalmente è stato trovato. «Attualmente risiedo nella comunità di Castelverde». A mezzogiorno e trenta Giovanni Lucchetti si presenta in aula: 46 anni, due anni fa si stava mettendo con Sabrina Beccalli e Alfio Scimonelli, l’uomo che di Sabrina si definiva «il fidanzato storico», per gelosia gli avrebbe piantato una coltellata nella pancia. Accadeva la sera del 15 luglio 2020.

Da allora Scimonelli è in carcere per tentato omicidio (lui nega l’accusa). È detenuto a Pavia dove ora si è preso il Covid. «La settimana scorsa aveva 39.4 di febbre. Tre giorni fa il tampone era positivo, è in isolamento», ha spiegato ai giudici l’avvocato Mario Tacchinardi. Dal carcere dove Scimonelli «si dispera per la morte di Sabrina», la mamma di 39 anni, il cui corpo la notte di Ferragosto del 2020 fu bruciato all’interno della sua Panda in un campo a Vergonzana da Alessandro Pasini, l’uomo poi arrestato, assolto dall’accusa di omicidio, condannato a 6 anni per distruzione del cadavere e incendio dell’auto (la Procura impugnerà la sentenza), dal carcere di Pavia, si diceva, è stato trasmesso il certificato medico. E oggi, giorno in cui Lucchetti, finalmente, avrebbe potuto raccontare la sua verità, senza l’imputato in aula (è un suo diritto esserci), il processo è saltato. Rinvio al 15 marzo prossimo.


Il 15 luglio del 2020 è un mercoledì. Alle 21.30 un uomo si incammina verso il bar-trattoria Stati Uniti, in via Enrico Martini. Ha la maglietta sporca di sangue, la mano sul petto. Il bar è vuoto. Al processo è già stata sentita Silvia, la titolare. Quella sera, stava mangiando una granita. «Quell’uomo si è presentato sulla porta. Mi ha chiesto aiuto, mi diceva: ‘Alfio mi ha accoltellato, manda qualcuno a casa di Sabrina, perché ho paura che le faccia del male’». Dal carcere, Scimonelli era uscito tre mesi prima, il 21 aprile. Doveva scontare in tutto 13 anni, un mese e 15 giorni. Storia di spaccio, per lo più. Di anni ne aveva già fatti 7 più 8 mesi. Il magistrato di Sorveglianza lo aveva mandato a casa di sua sorella «in affidamento in prova particolare, perché soggetto sotto l’influenza di sostanze stupefacenti e alcol». Doveva restare in casa dalle 9 di sera alle 7 del mattino, non frequentare pregiudicati e trovarsi un lavoro.

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