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INQUINAMENTO

Bissolati: "La Tamoil inquina ancora, rilevati idrocarburi spessi fino a 70 centimetri"

La canottieri di via Riglio chiede la tutela della proprietà e il risarcimento dei danni patiti

La Provincia Redazione

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04 Gennaio 2022 - 17:48

Bissolati: "La Tamoil inquina ancora, rilevati idrocarburi spessi fino a 70 centimetri"

CREMONA - «Da dati raccolti dalla Canottieri Bissolati, si è rilevata la presenza di surnatante (idrocarburi non emulsionati con l’acqua della falda) con vari spessori dai 39 ai 70 cm, nonché la presenza di Soil Gas (sprigionato dagli idrocarburi costituenti il surnatante), pericoloso da inalare ed esplosivo. È inutile dire che il surnatante è considerata una “fonte primaria d’inquinamento” mentre quella “secondaria” è identificata con il comparto ambientale oggetto della contaminazione, nel nostro caso il terreno, la falda e l'aria della Bissolati», annuncia il presidente della Canottieri di via Riglio, Maurilio Segalini. Il messaggio è chiaro: la Tamoil inquina ancora. E ora la Bissolati, finita la fase processuale penale, pretende la tutela della proprietà dalle immissioni di prodotti inquinanti e chiede il risarcimento dei danni patiti nel tempo dalla canottieri e dai suoi soci a causa della accertata contaminazione

I consulenti tecnici nominati dal Tribunale in sede di ATP hanno depositato il loro elaborato da cui si evince che:

- il meccanismo di contaminazione dell’area occupata dalla Bissolati è dato dal flusso d’inquinati (idrocarburi) provenienti dal sito di proprietà Tamoil

- lo spessore degli idrocarburi in galleggiamento sulla falda varia dai 39 ai 70 cm, è influenzato dall’andamento stagionale ed è condizionato dalla superfice ed andamento della falda, in quanto a sua estensione

- la contaminazione dei terreni diviene significativa dai –5,50 ai -9,00 metri

- gli inquinanti, idrocarburi, provengono solamente dal sito Tamoil

- la barriera idraulica costruita in lato sud dell’area Tamoil, non è idonea ad intercettare il surnatante. Pertanto “è possibile e probabile che sia avvenuto nel corso del’ ultimo decennio il passaggio di prodotto surnatante dal sito Tamoil a quello Bissolati”

- gli impianti di bonifica messi in opera da Tamoil hanno rimosso significative quantità di inquinanti, tuttavia poiché il risultato primario era quello di eliminare il surnatante, si deduce che tale azione non sia adeguata alla necessità

- il pericolo per la salute dei frequentatori della Bissolati in termini di contatto diretto con gli inquinati (ingestione e per contatto) è stato scongiurato con il divieto sindacale di utilizzare l’acqua dei pozzi a favore di quella dell’acquedotto. Per quanto riguarda la c.d. Analisi del Rischio sviluppata nel 2010 da URS (consulente Tamoil) i dati raccolti in sede di ATP non “individua situazioni di criticità”, tuttavia bisogna anche dire che per eseguire una corretta Analisi del Rischio ha come presupposto l’assenza del surnatante: condizione che nel nostro caso, dal 2007 ad oggi, è sempre mancata

- l’area di proprietà della Bissolati, a causa della presenza del surnatante e della contaminazione dei terreni, ha subito un deprezzamento nonché limitazioni edificatorie attesa la contaminazione del terreno. L’approvvigionamento idrico delle necessità della Canottieri (riempimento piscine, docce, servizi etc.) attraverso l’acquedotto comunale in luogo dell’utilizzo dei pozzi ha creato, e continua a creare, un danno economico. La Canottieri ha avuto anche un danno societario dovuto alla progressiva perdita di iscritti a partire dal 2007 in poi.

"Quanto emerso dall’ ATP costituisce un punto fermo e non più opinabile sui danni che l’inquinamento proveniente dal sito di proprietà Tamoil ha causato e tuttora causa alla proprietà della Bissolati - sottolinea il presidente Segalini -. Nell’ intraprendere questa iniziativa processuale il Consiglio della Bissolati, che mi onoro di presiedere, pur agendo nell’ interesse della Canottieri ha perseguito l’obiettivo di cercare di fare luce su una vicenda che ha interessato l’intera comunità della nostra città, vicenda in cui non sono mancate (persistono) zone d’ombra. Continueremo a far accertare anche in sede giudiziaria ogni danno che si dovesse nel frattempo manifestare alle strutture e che sia derivato dalla contaminazione e/o dalle attività intraprese per la sua eliminazione al fine di ottenerne il giusto ristoro e riparazione. 

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