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Dieci anni fa l'addio di Tamoil

La storia e i veleni, i piani per il futuro e le vicende legali: 8 pagine sul quotidiano in edicola oggi

Andrea Gandolfi

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rmaruti@laprovinciacr.it

31 Marzo 2021 - 07:05

Dieci anni fa l'addio di Tamoil

CREMONA (31 marzo 2021) - L’accordo che dieci anni fa chiuse per sempre l’avventura della raffineria di Cremona ha messo la parola fine ad una storia iniziata nel 1954. Due anni prima, la Fratelli Camangi, piccola società commerciale, aveva deciso di costruire la raffineria di Cremona trasformando un deposito di sua proprietà. L’attività parte bene, e col tempo viene acquisita una piccola rete di distributori nell’area adiacente la raffineria: vendono i prodotti per autotrazione che, al tempo, erano solo un’esigua parte della produzione concentrata prevalentemente su prodotti pesanti per l’industria ed il riscaldamento. Passano sette anni, e la raffineria cambia proprietari e nome: sulla scena cremonese sbarca infatti la compagnia petrolifera multinazionale americana Standard Oil Co., attraverso la sua sussidiaria Amoco Oil Co.: acquista il pacchetto azionario della Fratelli Camangi e crea la Amoco Italia. Gli impianti vengono potenziati e aumenta la capacità produttiva; ma con il 1983 cominciano a soffiare pesanti i venti della crisi petrolifera. Come altre multinazionali, Amoco Oil decide di abbandonare il mercato italiano e la società passa ancora una volta di mano. A prenderne il controllo è Roger Tamraz, finanziere egiziano di famiglia libanese leader del gruppo NetOil. Tamraz acquista in blocco le stazioni di Amoco e Texaco attive in Italia e fonda la società europea Tamoil Corporation. Il nome Tamoil nasce in quella occasione: è un acronimo risultante dalla fusione di ‘Tamraz’ e ‘NetOil’. La T ricorda anche Texaco, la sillaba ‘am’ riecheggia Amoco. Un marchio che cerca di racchiudere tutta la storia del gruppo. Ma l’era Tamraz dura poco: tra il 1985 e il 1988 si registrano infatti altri cambiamenti nell’assetto proprietario, che transita da una banca di investimenti a società finanziarie controllate dal governo libico, prima di approdare - proprio nel 1988 - alla multinazionale olandese Oilinvest, che a sua volta appartiene alla società libica National Oil Company. Oilinvest rafforza la presenza di Tamoil sul mercato italiano acquisendo reti di distribuzione, e costituendo joint-venture con realtà locali. Ventidue anni dopo, il traumatico epilogo: tra il 2010 e il 2011, la compagnia petrolifera - negli anni protagonista di numerose e cospicue sponsorizzazioni per attività culturali, sportive e sociali cittadine - prende la decisione strategica di interrompere l’attività di raffinazione presso il sito di Cremona. Una ‘bomba’ anche sul piano occupazionale, perché Tamoil dava lavoro a circa 1.000 persone (300 dipendenti diretti e 700 nell’indotto). Dal settembre dell’anno successivo, il 70% della proprietà fa capo alla libica National Oil Corporation e il 30% direttamente al governo libico. Mentre scoppia l’altra ‘bomba’: la scoperta di un disastro ambientale di proporzioni e gravità impensate. Una storia che semina polemiche, contenziosi e scontri legali ancora ben lontani dal conoscere la parola fine.

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