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CREMONA

La sua bimba è nata morta. E il papà sferra un pugno al primario

Riccardi e la sua equipe costretti a barricarsi. L’Ordine dei medici di Pavia si costituisce parte civile

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

17 Dicembre 2021 - 09:04

La sua bimba è nata morta. E il papà sferra un pugno al primario

CREMONA - Prima il dramma, poi la rabbia e la violenza. Quella di papà Antonio. La mattina del 3 gennaio del 2019, dopo aver saputo che nel pancione di sua moglie Nicoletta, la loro bimba era già morta, asfissiata dal cordone ombelicale, si mise ad urlare come un pazzo. Terrorizzate, una ostetrica ed una ginecologa chiamarono il primario Aldo Riccardi, nel suo studio accanto, al settimo piano dell’ospedale Maggiore. Riccardi uscì. Non fece in tempo a dire nulla. «Ignorante, stupido, ti distruggo». Come una furia, papà Antonio gli assestò un pugno in faccia. Il capo di Ginecologia, «atterrito per l’aggressione e per le minacce», si barricò con il personale nel vicino reparto di Ostetricia sino all’arrivo delle Forze dell’Ordine. Si fece poi curare al Pronto Soccorso. Diagnosi: trauma facciale destro. Prognosi di sette giorni.

IL PROCEDIMENTO

Riccardi, 66 anni (il suo compleanno cade proprio il 3 gennaio), nato a San Damiano al Colle, nel Pavese, residente a Pavia, ieri si è costituito parte civile nel processo a carico di papà Antonio accusato di lesioni, di avergli rotto gli occhiali (danneggiamento), ma anche di violenza privata per averlo costretto «con violenza e minaccia» a rifugiarsi nel reparto e di aver occultato parte degli originali della cartella clinica relativa al ricovero in ospedale di sua moglie. Ma oltre a Riccardi, ieri si è costituito parte civile, ed è un inedito, anche l’Ordine provinciale dei medici di Pavia - ne è presidente Claudio Lisi - al quale il camice bianco è iscritto dal 1980. «È l’anno della mia laurea. Ringrazio molto la presa di posizione dell’Ordine dei Medici – ha commentato Riccardi —, perché è un atto di amicizia personale del presidente, ma, soprattutto, di sensibilità nei confronti di un loro collega. Non si dimenticano che io, anche se esercito a Cremona, sono di Pavia. Purtroppo, altri non hanno avuto questa sensibilità. Sono iscritto dall’anno ‘80 e mi vanto di aver sempre presenziato alle votazioni e di aver capito l’importanza che l’Ordine poteva avere nella vita di ognuno di noi. Nei momenti topici, l’Ordine c’è».

PROCESSO PER LESIONI

Un inedito a Cremona; un precedente recentissimo, del 3 dicembre scorso, al Tribunale di Pavia. «In un processo per lesioni – ha spiegato l’avvocato di parte civile Massimiliano Caffetti — il giudice ha ammesso la costituzione di parte civile dell’Ordine a tutela dell’integrità dei suoi associati. Noi riteniamo che condotte di questo genere possano anche precludere in particolare, la libertà, l’indipendenza del medico. Ma c’è anche un danno dell’Ordine che tutela questi interessi, soprattutto a fondamento del diritto alla salute». Secondo il collega Luca Curatti, avvocato di parte civile per il primario Riccardi, «oltre che una questione di sensibilità, di decoro e di dignità della professione che deve essere assicurata non solo dal singolo professionista, ma anche dall’Ordine di appartenenza, ritengo che sia un dovere dell’Ordine intervenire a difesa di un proprio associato, qualora, comportandosi con dignità e decoro, questo membro venga aggredito in maniera violenta e fuori da ogni buon senso. Ricordo non solo che il dottor Riccardi è stato colpito con un pugno al volto, ma anche che è stato costretto, con il personale infermieristico, spaventatissimo al momento dell’arrivo del dottor Riccardi che non ha colpe, ma ha solo chiesto ‘Che cosa sta succedendo?’, a rinchiudersi all’interno dell’ambulatorio per il timore di essere colpiti ancora da questa persona esagitata per motivi che non sto a sindacare , perché non sono quelli che contano e non sono esimenti per quello che è successo. Questa persona ha fatto danni alla strumentazione».

L'ALTRO VERSANTE PROCESSUALE

Ieri è emersa, attraverso il difensore, la volontà di papà Antonio di risarcire il primario per poi farsi processare con il rito abbreviato. In aula si tornerà il 17 febbraio prossimo. Papà Antonio, da imputato a parte civile con la moglie Nicoletta nell’altro processo, quello, in programma oggi (udienza filtro), che vede la ginecologa Alessandra Scarpa accusata dell’omicidio colposo della bimba. Il processo è necessario per fare chiarezza. Da parte di mamma Nicoletta e di papà Antonio, infatti, «non c’è accanimento nei confronti della ginecologa».

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