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SAN BASSANO

Lupo in pianura, gli esperti: «Non è una minaccia, impariamo a conviverci»

«Non è l’uomo a doverli temere, semmai il contrario». Incontro pubblico organizzato dal sindaco Papa

La Provincia Redazione

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11 Dicembre 2021 - 19:22

Lupo in pianura, gli esperti: «Non è una minaccia, impariamo a conviverci»

(foto di repertorio)

SAN BASSANO - Non una minaccia, né una novità, non in senso assoluto quantomeno: l'avanzata dei lupi in pianura in realtà è un ritorno. Oltre il Po vivevano stabilmente già duecento anni fa, e quindi le presenze segnalate nel Cremonese nelle ultime settimane non devono né preoccupare, né sorprendere.

«E la convivenza con l’uomo non solo è possibile, è anche doverosa». Questo il messaggio emerso ieri sera al termine dell’incontro organizzato dal sindaco di San Bassano, Giuseppe Papa, nell’ex cinema parrocchiale. ‘Il lupo in pianura – l’ultima frontiera’: un titolo accattivante per una relazione esaustiva e avvincente.

A proporla è stato Luigi Molinari, biologo del Wolf Apennine Center, centro di ricerca del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano; considerato uno dei massimi esperti in materia di lupi del nord-centro Italia, lo studioso ha sfatato molti luoghi comuni, affrontando l'argomento dal punto di vista naturalistico, storico e culturale.

«I lupi – ha spiegato – sono tra gli animali più perseguitati di sempre, e senza un giustificato motivo. Non è l’uomo a doverli temere, semmai è l’esatto contrario, tant’è che non esistono casi accertati di attacco dal 1800. Infondato è anche il timore che possano costituire un pericolo per gli animali di allevamento: la loro alimentazione è molto variegata ma comunque, tendenzialmente, trovano molto più facile cibarsi di carcasse e di animali già morti. Gli assalti ai capi di bestiame sono rarissimi, le loro prede privilegiate sono quelle che trovano facilmente in natura, a cominciare dagli ungulati».

lupi

Il maggiore Amerigo Filippi, il sindaco Giuseppe Papa, il biologo Luigi Molinari,
il veterinario Gianmaria Pisani, il giornalista Matteo Berselli, il vice comandante Marco Sperzaga

LA DOMANDA DELLE DOMANDE. Insieme al veterinario cremonese Gianmaria Pisani, esperto di fauna selvatica, Molinari ha anche risposto a quella che buona parte del pubblico considerava ‘la domanda delle domande’: perché gli esemplari sono tornati in pianura?

«Il lupo è una specie territoriale: ogni branco vive in una zona in maniera stabile ed esclusiva. I capi più giovani che vengono respinti dagli areali già occupati, sono costretti a cercarne un’altra in cui stabilirsi, e dai nostri monitoraggi risultati che la stiano trovando nelle campagne della Bassa Lodigiana e del Cremonese che presentano la minor densità abitativa».

Intervistati dal giornalista de La Provincia, Matteo Berselli, hanno completato il quadro degli interventi il maggiore Amerigo Filippi, dei carabinieri forestali di Cremona, e il vice comandante della polizia provinciale, Marco Sperzaga. Il primo ha inquadrato il fenomeno sotto l’aspetto normativo, illustrando l’attività dei propri uomini e ricordando le pesanti conseguenze cui va incontro chi si rende responsabile dell’uccisione di un lupo, mentre Sperzaga, quotidianamente sul campo a monitorare gli spostamenti segnalati sul territorio cremonese, ha confermato che attraverso le fototrappole posizionate in territorio di San Bassano è stato ripreso il passaggio di un branco composto da tre esemplari, e che dalle immagini a disposizione si è acquisita la ragionevole certezza che si tratti effettivamente di lupi.

Terminate le esposizioni dei relatori, molte le domande sollevate dal pubblico, composto quasi essenzialmente da veterinari, esponenti del mondo agricolo e sindaci del territorio, che da ieri sera, grazie al convegno sambassanese, hanno più strumenti e più conoscenze per affrontare un fenomeno sicuramente nuovo ma gestibile.

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