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CREMONA

Le torture, il barcone, poi la rinascita: Cisse e Yannick raccontano l'integrazione sul palco

I due giovani ivoriani ieri hanno presentato il loro spettacolo nella palestra dell’oratorio di Cristo Re

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

09 Dicembre 2021 - 05:25

Le torture, il barcone, poi la rinascita: Cisse e Yannick raccontano l'integrazione sul palco

CREMONA - Quando pronuncia il nome di sua madre Tinin, si commuove. Nei suoi quattro anni di viaggio della speranza, Cisse l’ha sentita al telefono una sola volta, a metà del cammino. «Sono riuscito a chiamarla dopo due anni. Mi aveva dato per morto. Continuava a piangere, ha chiamato tutti!». Yannick, invece, la sua mamma l’ha persa durante il viaggio in cerca di fortuna. Ma una mamma l’ha trovata qui. «Ho avuto la fortuna di incontrare la signora Luisa Rossini, che mi ha fatto da madre e continua a seguirmi». Yannick Som ha 24 anni, casa a Binanuova, un lavoro come operatore sanitario alla clinica Ancelle della Carità; Cisse Abpou Papis ne ha 27, vive alla Casa dell’Accoglienza, lavora alla Pini Italia, macelleria di Castelverde. Ad Abidjan, l’ ex capitale della Costa d’Avorio dove sono nati, non si sono mai incrociati. Il destino ha voluto che si conoscessero e che diventassero amici a Cremona. 


Come molti migranti, Yannick e Cisse sono arrivati in Italia su uno di quei barconi stipati di disperati dopo un viaggio estenuante. Dopo aver mollato affetti e studi, affrontato il deserto, subito le torture nei campi di prigionia in Libia. È accaduto a Cisse. «Botte e bastonate tutte le mattine», laggiù, dove ti dovevi far bastare una brioche al giorno per sopravvivere. Laggiù, dove se non pagavi, ti pigliavano di notte per strada, ti portavano sulla costa, ti obbligavano a saltare su un barcone. «E se ti rifiutavi, ti ammazzavano. Hanno ucciso uno di quei ragazzi davanti a me». Cisse non ha avuto scelta, è saltato sul barcone. A Cremona è arrivato sette anni fa, dopo l’approdo in Sicilia, a Priolo Gargallo (Siracusa), Yannick l’anno successivo, il suo approdo a Reggio Calabria, il giorno di Natale del 2015.


«Barche troppo piene». Si chiama così la loro rappresentazione teatrale sul tema dell’integrazione, andata in scena ieri pomeriggio nella palestra dell’oratorio di Cristo Re (tutto esaurito), grazie a don Enrico Trevisi che li ha ospitati. Rappresentazione supportata dal Gruppo incontro Agata Carelli e dall’associazione Gruppo Incontro . Yannick e Cisse dialogano tra di loro, raccontano con ironia su se stessi e sugli altri, le cose che accadono tutti i giorni qui, la realtà fatta spesso di pregiudizi («perché magari chi è passato prima di te non ha lasciato un buon segno»). Dialoghi inframezzati dai testi dello storico discorso «I have a dream» («Io ho un sogno») di Martin Luther King. E dalle canzoni, sette in tutto, scelte non a caso: da ‘Pane e coraggio’, poesia di Ivano Fossati che fa riflettere sulle condizioni degli immigrati, a ‘Je vole’ di Michel Sardou. E, poi ‘Sapore di sale’ di Gino Paoli. Il sale del mare solcato dai gommoni nel viaggio della speranza. 

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