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CORONAVIRUS. LO STUDIO

Il Covid circolava in Lombardia prima del paziente 1

Lo abbiamo sentito dire e ripetuto milioni di volte, ma ora a provarlo è anche uno studio tutto lombardo

Elisa Calamari

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redazioneweb@laprovinciacr.it

23 Novembre 2021 - 05:30

Il Covid in Lombardia prima del paziente 1

CREMONA - Il Covid-19 era in circolazione da molto prima del tampone al ‘paziente 1’ di Codogno: lo abbiamo sentito dire e ripetuto milioni di volte, ma ora a provarlo è anche uno studio tutto lombardo firmato da Danilo Cereda dell’Unità organizzativa prevenzione – Malattie infettive della Dg Welfare di Regione Lombarda, con il contributo di infettivologi e virologi delle Ats, degli Ircss e delle Asst. Sarà pubblicato a dicembre su ‘Epidemics - The Journal on Infectious Disease Dynamics’ e dimostra che fra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio in Lombardia c’erano già almeno 527 casi di persone con sintomi da ricondurre al temibile virus. Di cui 72 in provincia di Cremona, 156 a Lodi, 123 a Bergamo, 60 a Brescia.

I DATI. L’89,2% di questi malati è stato ricoverato in ospedale e il 27,5% è poi deceduto per le conseguenze del Covid. Di questi pazienti, 337 (pari al 63,9% di quelli presi in esame) erano maschi e 39 (7,4%) erano operatori sanitari. La loro età media era 69 anni, con un range compreso fra i 57 e i 78.

LO STUDIO. «Al 20 febbraio 2020 i casi sintomatici erano già presenti in tutte le province lombarde – si legge proprio sullo studio –, con le province di Lodi e Bergamo che rappresentavano il 53% del totale dei contagi e altre tre province (Brescia, Cremona, Milano) che contribuivano per il 35%».

Non solo: il Covid «circolava già per lo meno in 222 dei 1.506 Comuni lombardi», ovvero nel 14,7% di essi. Secondo le stime dei ricercatori, l’intervallo seriale (cioè il tempo di trasmissione medio) era di 6,6 giorni e il numero di riproduzione passava da un 2,6 a Pavia a un 3,3 a Milano. A Cremona è stato stimato un indice Rt che ha raggiungo il 3 già nella prima metà del mese di febbraio 2020 e l’ha superato nella primissima settimana di emergenza conclamata, fra il 20 e il 27.

«A metà febbraio – è la conclusione – l’indice Rt era già al di sopra della soglia epidemica in almeno sette province lombarde: Bergamo, Lodi, Milano, Cremona, Brescia, Pavia, Mantova».

ALTA TRASMISSIBILITA'. Il sistema sanitario si è trovato sotto pressione a causa «dell’alta trasmissibilità dell’infezione e della diffusa e silente trasmissione del patogeno – si legge ancora nello studio – avvenuta fra gennaio e metà febbraio».

IL PAZIENTE 1. Appena scoperto il primo caso a Codogno, però, secondo l’analisi che sarà pubblicata su ‘Epidemics’ si è evidenziato un «trend in diminuzione, conseguenza della maggiore attenzione delle persone e delle prime misure intervenute fino al lockdown dell’8 marzo. Questo calo è stato più marcato a Lodi, Bergamo e Cremona».

E cioè nelle aree dove ci sono stati interventi rapidi come «la definizione di aree di quarantena a Lodi, l’aumento dello smart working e restrizioni allo sport al chiuso e ai servizi di ristorazione a Bergamo e Cremona».

Gli esperti sottolineano che proprio grazie a queste misure, e nonostante la percezione legata all’alto numero di ricoveri ospedalieri e alla crescita dei decessi, il numero di riproduzione del virus è sceso a circa 1 prima dell’inizio del blocco nazionale.

COVID NEL SETTEMBRE 2019. Un precedente studio, dell’Istituto nazionale Tumori di Milano, aveva collocato il Covid in Lombardia già a settembre 2019. In quel caso 959 volontari sani si erano sottoposti a Tac spirale ai polmoni e analisi del sangue nell’ambito di una ricerca proprio sui tumori, successivamente alla pandemia sono stati analizzati i campioni di sangue conservati e 111 sono risultati positivi all’immunoglobulina G che indica infezione pregressa (16 casi) o all’immunoglobulina M (97 casi).

Di questi positivi, 23 risalivano appunto a settembre 2019, 27 a ottobre, 26 a novembre, 11 a dicembre, 3 a gennaio e 21 a febbraio. Il 50% era appunto lombardo, gli altri arrivavano invece da Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto. La conclusione pare la stessa: stavamo lottando già da tempo, ma con un nemico ancora sconosciuto.

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