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CASALMAGGIORE

Educare alla tolleranza, Istituto Romani capofila provinciale

Convegno finale del progetto: l'obiettivo è di contrastare ogni estremismo violento

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

18 Novembre 2021 - 19:25

Educare alla tolleranza, Istituto Romani capofila provinciale

CASALMAGGIORE - Questa mattina l’Auditorium Santa Croce è stato teatro dell’evento finale del progetto di rete «Educare alle differenze nell’ottica del contrasto ad ogni forma di estremismo violento», di cui l’Istituto di istruzione superiore Romani è capofila.

PRANDINI e ARIGÒ
A coordinare il tutto sono stati i docenti Stefano Prandini, che ha definito l’occasione come «momento finale di un progetto triennale, che ha coinvolto una vera e propria rete di scuole ma anche di associazioni e di istituzioni» e Maria Grazia Arigò.

DANIELA ROMOLI
La dirigente scolastica del Polo Romani, Daniela Romoli, in carica da settembre, ha detto di aver riletto «tutto quello che è stato fatto per realizzare questo progetto» e di aver visto «quanto si sono impegnati gli alunni, i docenti, tutte le scuole coinvolte e l’amministrazione. Mi ha fatto molto piacere perché vuol dire che tutti crediamo negli stessi valori e lavoriamo per costruire qualcosa di positivo. Alla base di tutto ciò naturalmente c’è il dialogo». Ha ringraziato il Comune di Casalmaggiore, le scuole e gli enti coinvolti che «hanno firmato un protocollo di intenti».

Ospiti

SARA MANFREDI
L’assessore al Bilancio e alle Politiche giovanili Sara Manfredi: «Io sono subentrata a progetto già iniziato però ho avuto modo di conoscere e condividere tutto quello che è stato fatto e ho visto che ha comportato molto impegno. Anche il Comune ha sostenuto l’iniziativa perché vuole favorire l’eliminazione di qualunque tipo di disuguaglianza e sostenere le iniziative della scuola per preparare le donne e gli uomini del futuro».

romani

MAURO FERRARI
Sociologo e docente all’Università Ca’ Foscari, Mauro Ferrari, si è soffermato sul «Valore della contaminazione», prendendo spunto da una materia originale, da lui ideata, come la «botanica sociale», ossìa la opportunità di considerare i vegetali come chiavi di lettura delle relazioni umane. Il relatore ha sostenuto come qualunque presenza che apparentemente non è utile, ad esempio le erbacce, che possono «disturbare», in realtà possa rappresentare una opportunità di crescita, traslando la considerazione sul piano umano. Sforzarsi di includere, insomma, può essere una sfida verso l’accettazione di quanto ci appare diverso, all’insegna della tolleranza e della convivenza. Contro ogni forma di estremismo e di violenza.

OMAR BELLICINI
Il giornalista Omar Bellicini, che scrive di esteri per il Giornale di Brescia ed è portavoce del sindaco di Pavia, ha affrontato il tema «Dialogo come antidoto all’intolleranza». «La diffidenza nei confronti del diverso – ha detto – non è una reazione innaturale: è quanto di più naturale possa esserci, trattandosi di un comune meccanismo di difesa che appartiene al mondo animale nella sua interezza: esseri umani compresi. Insomma, si diffida di ciò che non si conosce per istinto di sopravvivenza, visto che le realtà sconosciute possono rappresentare una potenziale minaccia. La distinzione tra la normale diffidenza e la paranoia, che ne rappresenta la degenerazione, consiste nell’incapacità di quest’ultima di cedere il passo all’evidenza dei fatti. Per intenderci: la paranoia resiste anche quando i fatti hanno ampiamente dimostrato che il diverso in questione non rappresenta una minaccia reale. Com’è ovvio, un modo per ridurre il rischio di degenerazione è il dialogo: che rende conosciuto ciò che prima non lo era e che allenta, così, le paure che fomentano l’intolleranza. In questo ambito la scuola si rivela uno straordinario aggregatore. Non di meno, però, è importante il dialogo con se stessi. La letteratura, il cinema, il teatro, sono uno strumento potente, così come lo è la scuola. Tutti elementi di quello che ho definito l’antiterrorismo della cultura».

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