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NEL CASALASCO

Parto in auto, la politica rilancia: «Siamo nel Medioevo, riaprire il Punto Nascita»

Piloni (Pd): «Serve una sanità diversa e più vicina ai cittadini», Degli Angeli (M5S). «Per fortuna mamma e neonato stanno bene, ma il travaglio non può essere vissuto come un viaggio della speranza»

Cinzia Franciò

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cfrancio@laprovinciacr.it

05 Novembre 2021 - 15:46

Parto in auto,  la politica rilancia: «Siamo nel Medioevo, riaprire il Punto Nascita»

CREMONA - Non fa in tempo ad arrivare in Ospedale a Cremona e partorisce in auto. E' quanto accaduto a una trentenne di Casalmaggiore, per fortuna con il lieto fine: mamma e bimbo stanno fortunatamente bene. Il lieto fine c'è stato, ma la distanza da Casalmaggiore a Cremona si è rivelata eccessiva. Una seria riconsiderazione della sanità territoriale va effettuata e alla svelta.

IERI E' ANDATA BENE, MA...Quando si chiudono dei servizi bisogna, di conseguenza, dare delle alternative che non possono però trovarsi a 44 chilometri - rilancia il consigliere regionale del Pd Matteo Piloni - . Ieri è andata bene, ma come fanno le donne a sentirsi pienamente sicure? L'assenza di sanità territoriale è quella che ha pesato di più nella pandemia. Certe scelte devono essere riviste. Quella della chiusura del punto nascite e dei criteri e della loro applicazione che hanno portato alla chiusura del punto dell’Oglio Po deve essere una di queste”. 


 
“La prossima settimana, in aula consiliare partirà la discussione sulla revisione della legge sanitaria lombarda e presenterò un ordine del giorno specifico su questo tema” fa sapere Piloni riferendosi al progetto di legge calendarizzato in Consiglio regionale dal 10 al 26 novembre e contro cui il Pd darà battaglia contrapponendo la sua visione di sanità.
 
“Per la sanità territoriale l'Europa e il Governo destinano alla Lombardia oltre 700milioni di euro. A questi la Regione aggiunge ulteriori 85 milioni di euro – sottolinea il consigliere dem - Ma in Lombardia siamo più indietro di altre regioni e non si riuscirà a fare tutto ciò che si deve per rafforzare la medicina di territorio”.

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“I fondi assegnati alle singole regioni dovrebbero consentire di avere una Casa della comunità ogni 25/30 mila abitanti, ma in Lombardia i cittadini serviti da ciascuna struttura saranno 50mila. Significa una sola struttura per il casalasco, anziché almeno due! – denuncia Piloni - Il perché è presto spiegato: la Lombardia parte da zero, visto che non aveva alcuna rete di sanità territoriale, mentre la maggior parte delle altre regioni possono già contare su una rete che va solo completata".
 
In Lombardia e nel casalasco serve una sanità diversa e più vicina ai cittadini. Come PD lo racconteremo con chiarezza in Consiglio regionale dove, dal prossimo 10 novembre, inizierà la discussione della legge proposta da Fontana e Moratti che mostra tutti i suoi limiti anche da punto di vista finanziario” conclude Piloni.

SANITA' LOMBARDA SEMPRE PIU' IN DIFFICOLTA'. “La notizia della neomamma che ieri ha partorito in auto, nel tragitto da Casalmaggiore e Cremona, è l’esempio plastico di quanto sia urgente riaprire il punto nascite nell’ospedale Oglio Po. Per fortuna mamma e neonato stanno bene, ma il momento del parto non può essere vissuto come un viaggio della speranza. Non nel 2021”. A dirlo i due consiglieri regionali M5S, Andrea Fiasconaro e Marco Degli Angeli. “La soppressione del Punto Nascite dell’Oglio Po è una ferita ancora aperta e un tema che va riportato all’attenzione della Regione il prima possibile. Episodi come questo sono la dimostrazione di quanto sia insensato costringere delle madri a recarsi fino a Cremona per partorire, quando un punto nascita in un ospedale di frontiera come Oglio Po, sarebbe la soluzione più sicura”. “Il 2 dicembre a Roma - concludono Fiasconaro e Degli Angeli - di fronte al Consiglio di Stato, si terrà dal punto di vista legale, l’ultimo atto di questa vicenda per la quale ci battiamo da anni insieme a numerosi sindaci dei comuni limitrofi. Dopo la sentenza del TAR di Brescia che respingeva il ricorso all’annullamento della decisione di chiusura, questa è l’ultima possibilità di capovolgere una decisione che hanno già danneggiato un territorio”.

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