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CREMA: L'INCHIESTA

Pedopornografia: ecco come Renato Crotti agganciava i minori

Su un falso profilo Facebook, il 55enne cremasco si faceva chiamare 'Federica Banardi'

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

23 Ottobre 2021 - 13:59

Pedopornografia: ecco come Renato Crotti agganciava i minori

Renato Crotti

CREMA - Su Facebook aveva creato un falso profilo. Si faceva chiamare ‘Federica Banardi’. Qui agganciava i ragazzini per lo più sedicenni per scambi di video, foto, materiale pornografico e per incontri a sfondo sessuale. Ma Federica Banardi era Renato Crotti, 55 anni, casa a Crema, volto noto in tutta la provincia per aver gestito l’Associazione Uniti per la provincia di Cremona, la onlus nata nel marzo dello scorso anno con la finalità di raccogliere i fondi dei cremonesi a sostegno di ospedali e istituzioni impegnati nella lotta contro la pandemia Covid-19. Già indagato dalla Procura di Cremona per associazione a delinquere finalizzata a sottrarre 250mila euro dalla onlus, ora Crotti è finito in carcere per prostituzione minorile e possesso di materiale pedopornografico. I fatti contestati vanno dal 2018 all’ottobre di un anno fa. Alle 19 di ieri, la Guardia di Finanza ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Brescia su richiesta dalla Procura di Brescia, competente per questi reati sul distretto di Cremona. Crotti si è sentito male. Dopo ore trascorse al Pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Crema, alle quattro del mattino è stato portato nel carcere di Cà del Ferro.

Il filone sulla pedopornografia nasce dall’inchiesta relativa ai soldi rubati alla onlus. In particolare, dalle dichiarazioni allora rese alle Fiamme Gialle da una persona coinvolta da Crotti per effettuare lavori pagati con i soldi della Associazione. Allora, la persona raccontò di aver avuto con Crotti un rapporto non solo esclusivamente di lavoro. Riferì di aver avuto scambi di prestazioni sessuali negli anni passati, quando frequentava il terzo o il quarto anno delle superiori e, dunque, era ancora minorenne. Raccontò che nei bar a Crema circolavano voci strane su Crotti, persona benestante, con "gusti sessuali abbastanza particolari. Un mio amico del bar mi disse che se avessi voluto comprarmi delle scarpe nuove ed avessi avuto bisogno di soldi, avrei potuto assecondare alcune fantasie del signor Crotti". A chi ha indagato, non era certamente sfuggita la circostanza sulla minore età riferita dal testimone. "Un particolare inciso, considerata la rilevanza e delicatezza della trattazione, merita il riferimento alla giovane età" è scritto nella nota delle Fiamme gialle all’epoca inviata in Procura. E’ nato il secondo filone che, per competenza, è stato aperto a Brescia. Lo smartphone di Crotti si è rivelato una miniera. Su WhatsApp sono stati trovati video, chat inequivocabili, gli appuntamenti per gli incontri.

La Guardia di Finanza ha chiamato i ragazzi, oggi maggiorenni. Sono storie fotocopia, le loro; alcune risalenti al 2016. Crotti aveva anche un tariffario. Ad esempio, pagava dai 5 ai 7 euro per la fotografia ritraente il minore nudo. La cifra saliva in caso di richieste più hot: 50-70-150 euro. Gli incontri avvenivano la sera tardi nel Cremasco. A volte nel parcheggio "la buca" di viale Santa Maria, a circa 400 metri dal centro, altre in mezzo ai campi di Castelleone o in un garage. Per il gip, la misura del carcere è la sola in grado di "contenere la spinta criminale (di Crotti) , estremamente elevata , se si considera la durata nel tempo delle condotte criminose poste in essere e l’assoluta assenza di autocontrollo", perché "la ricerca di minori da utilizzare per il soddisfacimento delle proprie pulsioni sessuali ha avuto luogo in ogni occasione utile, senza sosta e senza alcun tipo di limitazione, addirittura con il tentativo dell’indagato di ingaggiare altri soggetti che facessero da intermediari per l’adescamento di altri minori, a cui corrispondeva una vera e propria provvigione per l’attività di mediazione".

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