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CORONAVIRUS. NUOVI FRONTI

Genitori No-Vax diffidano le scuole: presidi preoccupati

Oggetto del contendere mascherine, test e vaccini. L’avvocato dell’associazione Asca: «Solo nel Cremasco già una decina di casi»

Antonio Guerini

Email:

aguerini@laprovinciacr.it

15 Ottobre 2021 - 06:10

Genitori No-Vax diffidano le scuole: presidi preoccupati

CREMA - Grattacapi (definiamoli così) quelli che stanno preoccupando diversi dirigenti scolastici, tanto che gli stessi chiedono e si affidano poi a pareri legali. I grattacapi in questione portano il nome di diffide. Inviate da genitori No-Vax — attraverso dei legali - di questo o quel studente minorenne, con le quali diffidano, appunto, dirigenti, insegnanti, operatori Ata e personale scolastico a mettere in atto azioni nei confronti dei propri figli o figlie che ancora non hanno compiuto i 18 anni.

Come testimonia Marcello Palmieri, legale dell’Asca, l’Associazione scuole cremonesi autonome, solo negli istituti comprensivi del Cremasco diffide del genere sono già una decina: «I dirigenti scolastici — spiega l’avvocato — sono preoccupati. Ma è sbagliato allentare le misure di prevenzione».

I CONTENUTI DELLA DIFFIDA. Per rendere l’idea di quanto contiene una diffida, ecco delle voci in essa contenute. Il genitore del minore diffida «dal sottoporre a qualunque vaccinazione anti Covid-19», «dal sottoporre a tampone, a test sierologico, a test salivare o a qualunque altro metodo sanitario per la ricerca di Covid-19», «dal somministrare qualunque tipo di farmaco o integratore», «dal discriminare per qualsivoglia motivazione all’interno della comunità scolastica», «dal sottoporre a propaganda alla vaccinazione anti Covid-19», «dall’indagare sullo stato vaccinale anche con indagine all’interno della loro classe», «dal segnalare la presenza di camper o hub vaccinali», «dal sottoporre a qualunque progetto educativo gender», «dal rivolgersi con i termini quali: dosi, dose, cabina di regia, no vax e affini», «dal rendere noto agli altri studenti di aver ricevuto codesta diffida a tutela del predetto minore».

E ancora viene intimato a tutto il personale di consentire al minore di «abbassare la mascherina qualora lamenti disagio fisico o a semplice sua richiesta». Infine, in caso di violazione al mancato rispetto di quanto riportato, la richiesta di danni pari a 300 mila euro. Insomma, preoccupazioni — quelle dei dirigenti — legittime. Di qui la richiesta di consulenza o meglio sarebbe dire la richiesta di consigli.

«Sotto il profilo concreto, dunque — scrive l’avvocato Marcello Palmieri in una nota indirizzata ai dirigenti scolastici —, quando qualcuno di voi riceve una simile diffida, ritengo opportuno che la risposta sia condensata in poche righe, preordinate semplicemente a chiarire come la scuola si relazionerà all’alunno/studente in questione nel rispetto della normativa via via vigente. Sempre in tema, sconsiglio di prendere posizione sulle numerose casistiche che spesso queste diffide sciorinano, al fine di evitare l’accensione di polemiche su singoli dettagli che rischiano – se non altro – di impegnare il dirigente e il suo staff in una corrispondenza tanto sterile quanto onerosa».

E ancora, sempre il legale: «Nelle diffide in parola, vi è poi un altro tema ricorrente: la revoca – dichiarata dei genitori – della sottoscrizione del patto di corresponsabilità, siglata all’atto dell’iscrizione del figlio presso la scuola. Da qui, il dubbio di alcuni tra voi, circa la possibilità o meno che l’alunno/studente possa rimanere iscritto all’istituto che sta frequentando. Sul punto, tralasciando per necessità di sintesi il sia pur interessante dibattito dottrinale al riguardo, posso chiarire come la revoca di questi «patti di corresponsabilità» con le famiglie non pregiudichi la permanenza nella scuola dell’alunno/studente, e, specularmente, non faccia venir meno – in capo all’istituto – il potere di «gestire» il minore conformemente alle norme vigenti. Piuttosto, tale azione genitoriale è da intendersi come una rottura dell’alleanza educativa con la scuola, che – sotto il profilo pratico – potrà concretizzarsi in una mancanza di collaborazione con l’istituto (in tema Covid, per esempio, c’è da aspettarsi che i genitori non assicurino a casa la misurazione della temperatura corporea del minore). In presenza di revoca del patto di corresponsabilità, dunque, si ritiene che la scuola debba prestare ancora più attenzione al rispetto delle vigenti norme anti – Covid da parte dell’alunno/studente cui la revoca si riferisce. Fermo ovviamente restando, in tutti questi casi, il previo tentativo di dialogo con le famiglie in questione».

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