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NEL CREMASCO

Affamato di sesso, violenta più volte la moglie: condannato a 6 anni

In più occasioni lei ha detto no al rapporto. Il marito, secondo l'accusa, se li è presi con la forza. Storia maledetta di 20 anni di maltrattamenti

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

05 Ottobre 2021 - 16:16

Affamato di sesso, violenta più volte la moglie: condannato a 6 anni

CREMA - Trentacinque anni di matrimonio, quattro figli e all’improvviso, superati i 50 anni, il desiderio irrefrenabile di avere rapporti sessuali con sua moglie di cui era gelosissimo. «Voleva che avessimo rapporti ogni giorno, più volte al giorno». E lei, la moglie, ha sempre acconsentito per quieto vivere, perché il marito, operaio, era un tipo violento. Uno che sin dal 2000 l’ha maltrattata. Sei anni di reclusione per violenza sessuale e per maltrattamenti più 30 mila euro di risarcimento (una provvisionale) all’ex moglie. E’ la sentenza di condanna emessa dal gup, Pierpaolo Beluzzi, al termine del processo con il rito abbreviato). I difensori Alessandro Donati e Doriano Aiolfi ricorreranno in Appello. Cinquantatré anni, dal 2 gennaio scorso l’ex marito è agli arresti domiciliari (fuori provincia). Ci è finito dopo l’ennesima lite «per futili motivi», è scritto nel capo di imputazione. Quel giorno, secondo l’accusa l’uomo minacciò la figlia, l’unica dei quattro figli rimasta in casa con i genitori. La minaccia: «Se vai via di casa con la mamma, corri seri rischi». Quel giorno, il padre distrusse lo smartphone della moglie e afferrò un coltellaccio da cucina. «Ti taglio la gola». Non glielo disse. Bastò il gesto. Arrivarono le Forze dell’Ordine, ma quando se ne andarono via, il marito tornò sotto casa. «Vediamo come te la faccio finire io», «Prima o poi ti trovo», le minacce alla moglie.


Quella sera, si scoprì che in casa le liti erano quasi all’ordine del giorno, da vent’anni. Liti «per futili motivi». Finiva sempre così. Che la moglie veniva presa a ceffoni e a calci. Nel 2000, il marito le spaccò il naso. E, poi, ci sono gli insulti. «Donna di m..., p....». Il capo di imputazione racconta che il marito «creava il pretesto per far sorgere frequenti liti con i vicini di casa, asserendo che la moglie avesse una relazione extraconiugale» con uno che abitava nello stesso condominio. Racconta, ancora, che l’uomo «in plurime occasioni pretendeva dalla moglie rapporti sessuali e nel caso in cui la stessa cercasse di opporsi, dava in escandescenza e la insultava». Ed ancora, racconta che «a causa di un forte senso di gelosia», controllava la moglie. Controllava i suoi spostamenti e le sue abitudini. Controllava chi frequentava e il suo cellulare. Non solo. «Pretendeva» di gestire i soldi in famiglia. Marito tormentato dalla gelosia. «Accusava la moglie, senza alcun fondamento, di avere una relazione extraconiugale, il pretesto per ulteriori litigate». «Se ho la prova che hai un altro, io ti ammazzo».


Il capo di imputazione relativo alla violenza sessuale - i fatti contestati vanno dal 2018 al dicembre del 2020 — racconta di quella volta in cui il marito costrinse la moglie ad avere rapporti sessuali. Lei provò a rifiutarsi. Si prese un sacco di schiaffi in faccia. E quando lei gli diceva di no, lui le toglieva quel poco denaro che le dava. Un giorno di agosto del 2019, il marito tornò alla carica. Voleva avere un rapporto. La loro figlia era in bagno. «Non voglio». Il marito la minacciò di ritirarle la carta postapay e le si avventò addosso. Le strinse il seno con una forza tale da procurarle un livido. E sempre con la forza, un giorno di febbraio del 2020 la buttò sul letto, le bloccò le mani e la violentò.
Impugneranno la sentenza, i difensori.

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