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L'OMICIDIO DEL CAMBONINO

Younes: «Mi hanno detto che mia mamma non c’è più»

Il 35enne che ha ucciso la madre« ha un vuoto, un buco totale», dice l’avvocato Maugeri

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

28 Settembre 2021 - 23:01

Younes: «Mi hanno detto che mia mamma non c’è più»

CREMONA - «Qui in carcere mi hanno detto che mia mamma non c’è più». All’avvocato Santo Maugeri che nella tarda mattinata è andato a trovarlo a Cà del Ferro, è parso «più tranquillo, ma ancora in stato confusionale» Younes El Yassire, il 35 enne (li compirà sabato prossimo) che ha ucciso sua madre Fatna, 54 anni, intorno a mezzogiorno di giovedì scorso nella camera da letto, al quinto piano del palazzo in via Panfilo Nuvolone, civico 4, al Cambonino. «Mi hanno detto che mia mamma non c’è più». Sei giorni fa, in quella casa mamma Fatna ha cercato di difendersi dalla furia assassina di Younes. L’autopsia racconta di mani piene di graffi e tagli. Ha cercato di parare i colpi di fronte a quel figlio, il primo di quattro, che l’ha gonfiata di botte e che armato di coltelli da cucina, l’ha poi finita, piantandole la coltella mortale alla gola.


«Younes ha un buco totale, ha un vuoto — racconta l’avvocato Maugeri —. Si ricorda di essersi alzato la mattina, di essere uscito intorno alle dieci e basta». E di nuovo, al suo avvocato ha parlato di «magia», ha detto di «essere posseduto». Lo aveva detto giovedì sera quando lo hanno portato in Questura. Ma si era avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm, Milda Milli che ha coordinato le indagini della Squadra Mobile diretta da Marco Masia. L’indomani, durante l’interrogatorio di garanzia, di magia Younes aveva parlato al gip, Pierpaolo Beluzzi, per giustificare il suo «vuoto», le sue escoriazioni, le sue mani gonfie. Da quando sua moglie, nel 2018, lo ha lasciato, se ne è tornata in Marocco con il loro figlio di 4 anni e si è poi separata, «qualcuno mi ha fatto la magia», ha ripetuto Younes al suo legale. Allora, era finito in depressione, era stato ricoverato in Psichiatria. Era in cura ai servizi Psicosociali, ma tre mesi fa aveva deciso di non curarsi più. «Non prendeva più la puntura», ha riferito la cognata. 

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