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Aborti, numeri in crescita: l'anno scorso ben 204

A 43 anni dall’approvazione della legge sull'interruzione di gravidanza il tema resta al centro delle controversie

Elisa Calamari

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16 Settembre 2021 - 06:00

Aborti, numeri in crescita: l'anno scorso ben 204

CREMONA - Nel 2020 nelle strutture ospedaliere dell’Asst di Cremona le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 204, erano state 191 l’anno precedente. Cifre che salgono se si conteggiano anche gli aborti avvenuti fuori provincia o fuori regione, ma che interessano donne residenti nel Cremonese: l’Istat nel 2019 ha registrato infatti 323 interruzioni volontarie di gravidanza, di cui 90 fuori provincia e 19 fuori regione. Di contro, i bambini venuti alla luce nel territorio dell’Asst sono stati 1.100 nel 2020 e 1.207 l’anno precedente


È su questi ultimi numeri che punta i riflettori ogni terzo mercoledì del mese l’associazione ‘Ora et labora in difesa della vita’: promuove momenti di preghiera davanti all’ospedale Maggiore e l’iniziativa, proprio ieri, ha compiuto tre anni. Obbedendo all’esortazione del santo Papa Giovanni Paolo II – «Cristiani, uscite dalle sagrestie, impegnatevi nel sociale, dando una grande testimonianza affinché si fermi la piaga dell’aborto» – i referenti del gruppo pregano anche allo scopo di «rendere pubblico quello che avviene nel silenzio degli ospedali», come ha invitato a fare don Oreste Benzi. L’appuntamento è rivolto a tutti, dalle 8 alle 10, e in caso di maltempo il punto di preghiera si sposta nella chiesa dell’ospedale: «Imploriamo Maria, madre della vita – recitano i volantini che promuovono l’iniziativa –, di salvare i bambini dall’aborto e le loro madri da questo tragico errore».



Una delle alternative all’aborto è la ‘culla per la vita’, inaugurata nel 2010 dall’allora vescovo Dante Lafranconi. Oltre alla possibilità di dare alla luce il bambino in totale anonimato, infatti, l’Asst di Cremona mette a disposizione una culla termica destinata proprio ai neonati abbandonati dopo la nascita. Una moderna ‘ruota degli esposti’, donata dal Centro di aiuto alla vita (Cav) e situata in una saletta vicino all’ingresso dell’istituto ospedaliero: nella piccola anticamera, che garantisce l’anonimato, dopo avere premuto un pulsante sarà possibile lasciare il neonato nella culla. Una volta richiuso lo sportello scatterà l’allarme collegato direttamente al pronto soccorso, permettendo ai sanitari di intervenire. Ad oggi, però, non è mai stata utilizzata.

A 43 anni dall’approvazione della legge sull’aborto e a 40 dal referendum confermativo, il tema resta dunque al centro delle controversie. E se ne è parlato in maniera approfondita qualche mese fa nel corso di un appuntamento organizzato da Retedonne Se Non Ora, Quando? – Cremona e Collettive 365 – Donne Cgil Cremona, in collaborazione con Funzione pubblica Cgil di Cremona. «Era stato un incontro per informare e riflettere sull’applicazione della legge 194, con una particolare attenzione alla situazione del nostro territorio e al rispetto dei diritti delle donne e della libertà di scelta – ricorda Daniela Polenghi di Retedonne –. Una delle questioni da affrontare è l’obiezione di coscienza. A livello generale più del 70% dei medici è obiettore, a Cremona la situazione è meno pesante che altrove, però i ginecologi che praticano le interruzioni di gravidanza sono comunque pochi. E quando ci sono pensionamenti spesso le donne sono costrette a tour della sofferenza»

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