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Aborto, è ancora scontro 40 anni dopo il referendum

L’anniversario: la scelta degli italiani risale al 17 maggio del 1981

La Provincia Redazione

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17 Maggio 2021 - 06:52

Aborto, è ancora scontro quarant'anni dopo il referendum

CREMONA - Il diritto all’aborto compie 40 anni, ma da quattro decenni non ha vita semplice. Nel 2019 se ne sono avvalse 323 donne cremonesi. Se la scelta di abortire di per sé non è una scelta facile per le donne che la compiono, la certezza del diritto rischia — a fasi alterne — di essere messa in dubbio. L’ultima battaglia in difesa della legge sull’aborto si è giocata intorno a una pillola, la Ru486.

La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza viene approvata dal Parlamento il 22 maggio del 1978. L’aborto viene legalizzato entro i primi 90 giorni o anche dopo, ma in caso di patologie. Il voto popolare Il 17 e il 18 maggio del 1981 l’Italia, con due referendum promossi rispettivamente dai Radicali e dal Movimento per la vita, conferma la legge 194. A partire dal 2005 è partita in Italia la sperimentazione della pillola abortiva Ru486, entrata ufficialmente nel 2009 nei protocolli per l’interruzione volontaria di gravidanza.

Le nuove linee guida

Nell’agosto 2020, il ministero della Sanità ha modificato le linee guida per la Ru486. Non è più obbligatorio il ricovero di tre giorni in ospedale e la pillola può essere data anche dai consultori. Questi i tasselli di un diritto all’interruzione di gravidanza che non conosce pace e che interroga politica ed etica. Il compleanno del referendum sull’aborto del 17 maggio 1981 si inserisce o si celebra in un clima di confronto (se non scontro) sul disegno di legge Zan. Mentre gli aborti diminuiscono (erano 73.328 nel 2018, 121.301 nel 2008, dieci anni prima) e l’obiezione di coscienza cresce (erano il 69% i ginecologi obiettori nel 2018 contro il 64,1% del 1998, vent’anni prima), la legge è ovunque erosa, poco applicata, disattesa. Boicottata da leggi regionali, come in Umbria, nelle Marche, in Abruzzo, spesso in conflitto con norme nazionali, ad esempio sull’aborto farmacologico.

Assediata dall’ingresso nei consultori di associazioni di ‘sostegno alla vita’ (i cattolici Cav) che dovrebbero dissuadere le donne dall’effettuare una interruzione, violando così il diritto, insindacabile, dell’autodeterminazione. In un certoi senso la conquista della libertà di interruzione della gravidanza non conosce pace, come ogni argomento che chiami in causa l’etica.

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