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11 SETTEMBRE: VENT'ANNI DOPO

Carlo Cottarelli: «Il fumo dal Pentagono. La paura per i miei figli»

L’economista cremonese era nel suo ufficio al Fondo Monetario Internazionale: «Dalle finestre Washington deserta e irriconoscibile. Non ho capito subito la gravità»

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

11 Settembre 2021 - 15:02

Carlo Cottarelli: «Il fumo dal Pentagono. La paura per i miei figli»

L'economista cremonese Carlo Cottarelli e l'attacco al Pentagono

CREMONA - «L’11 settembre 2001 ero al Fondo Monetario Internazionale a Washington, lavoravo là. All’inizio non si capiva cosa stesse succedendo. Poi dalla finestra ho visto che si alzava una colonna di fumo dal Pentagono. Inizialmente si pensava ad un incendio, poi è arrivato l’ordine di sgomberare il Fondo Monetario, di lasciare gli uffici». Torna indietro a vent’anni fa, Carlo Cottarelli, allora all’Fmi. «Non capivamo cosa stesse succedendo, tanto meno potevamo immaginare che un aereo avrebbe potuto colpire proprio la Casa Bianca, come ci avrebbero detto più tardi – continua nel suo racconto -. Eravamo tutti sgomenti, inizialmente non sapevamo cosa pensare. Sgomento e incredulità erano un tutt’uno. Ci hanno immediatamente fatti sgombrare, tutti sono andati a casa. Io sono rimasto in ufficio fino al pomeriggio».


Fa una pausa e poi sorridendo aggiunge: «Ah, sì, quel giorno ho ricevuto anche la telefonata di un giornalista della Provincia

Rimasi in ufficio, mi sembrava assurdo uscire e buttarmi nel traffico, era tutto paralizzato, tutto bloccato; era molto meglio starsene in ufficio e cercare di capire che cosa stesse succedendo

che mi chiedeva di testimoniare quello che avevo visto e stavo vivendo – aggiunge, divertito -. Oggi, come allora. Sta di fatto che io rimasi in ufficio, mi sembrava assurdo uscire e buttarmi nel traffico, era tutto paralizzato, tutto bloccato; era molto meglio starsene in ufficio e cercare di capire che cosa stesse succedendo. Fra le cose che ricordo con chiarezza è che chiamai la bambinaia per capire se era andata a prendere i miei figli a scuola e se fossero al sicuro a casa. Dopo di che rimasi in ufficio e pian piano cominciai a capire cosa era successo, accendendo la televisione come qualsiasi altro cittadino nel mondo». Il fumo che fuoriesce in lontananza dal Pentagono è una delle immagini che Cottarelli restituisce nella ricostruzione memoriale dei vent’anni dell’11 settembre e questa se ne aggiunge un’altra: «Quando uscii, Washington era irriconoscibile – racconta – le strade erano completamente deserte». E l’impressione dalle sue parole – ora come allora – c’è qualcosa di irreale, da film distopico hollywoodiano ed invece, si sa bene, non è stato così. Dopo l’11 settembre nulla è più stato come prima, ma Carlo Cottarelli intelligentemente allergico alla retorica afferma: «I primi effetti dell’11 settembre furono l’attacco degli Usa all’Afghanistan prima e poi la guerra all’Iraq che ebbe come unico effetto sottrarre risorse all’intervento sul territorio afghano, ma Bush jr. voleva terminare ciò che il padre non aveva concluso con la Guerra del Golfo».


Sul fatto che l’11 settembre abbia cambiato la vita dell’Occidente, Cottarelli è scettico: «All’inizio la paura ha avuto la meglio, ma come, nei ricordi della mia infanzia, era stata la paura del terrorismo – commenta l’economista -. Poi pian piano, l’aspetto emotivo lascia il posto a quello razionale e allora ci si rende conto che l’attacco alle Torri Gemelle così come gli altri attacchi terroristici non sono paragonabili all’orrore e alla violenza continua e costante di altre zone del mondo, dove sono in corso conflitti bellici. L’Occidente più o meno è andato avanti a fare la vita di sempre. Cosa è cambiato? È diventato decisamente più complicato viaggiare in aereo».

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