L'ANALISI
DRIZZONA
04 Agosto 2021 - 06:20
DRIZZONA - «Il mio cliente ha molto rispetto per la parrocchia di Santa Eufemia di Drizzona. È cattolico e non è affatto ostile alla Chiesa, un concetto già espresso nelle mie comunicazioni scritte al parroco. La chiesa, però, è sempre chiusa e se uno vuole entrare per accendere un cero non lo può fare, ma il campanile è ‘iperattivo’». A parlare è l’avvocato Massimo Morandi di Monza, legale del cittadino che si è lamentato ritenendo che le campane parrocchiali suonassero in modo eccessivo e intollerabile.
«La nostra prima comunicazione – spiega l’avvocato — era stata mandata quando le campane suonavano giorno e notte, ad ogni ora e ad ogni mezz'ora, due volte, non una. C’erano due serie per segnare ogni ora del giorno e della notte, con una pausa inferiore al minuto tra una serie e l’altra, poi due serie per segnare ogni mezz’ora del giorno e della notte, sempre con una pausa inferiore al minuto tra una serie e l’altra. Poi c’era il saluto a Maria ogni mattina alle 6.30, mediante una trentina di rintocchi e sul finale raddoppiati, ripetuto a mezzogiorno e alla sera, non in concomitanza con la funzione liturgica».
Il legale, nella sua prima comunicazione, ha ricordato poi che le campane suonano «ogni domenica, una serie alle 8, un’altra alle 8.30, un’altra ancora alle 8.40 per celebrare la domenica e richiamare i fedeli alle funzioni religiose. Poi ogni domenica alle 10, alle 12, un’altra serie nel pomeriggio e infine un’altra alle 20. Ovviamente, in aggiunta, le campane suonano anche in occasione dei matrimoni e dei funerali».

Morandi sottolinea che la legge e la giurisprudenza dicono che «la Chiesa può utilizzare le campane in concomitanza essenzialmente con le funzioni liturgiche. In quel caso, prevale il decreto vescovile, nel senso che il decreto vescovile stabilisce di poter utilizzare le campane. Però la giurisprudenza dice anche che in assenza di funzioni liturgiche, il suono delle campane è gestito unicamente dall'ordinamento giuridico italiano come se si trattasse di qualsiasi altra sorgente sonora. I decreti vescovili non hanno valore. Solo nell'ambito delle funzioni liturgiche si deve tenere conto anche dei decreti vescovili che però non hanno valore assoluto. Ma anche in quei casi il giudice è tenuto a verificare se, avuto riguardo a circostanze come la vicinanza, la densità della popolazione, l’utilizzo delle campane sia o non sia oltre la normale tollerabilità. Noi in modo molto pacato, rispettoso, abbiamo chiesto con una prima comunicazione al reverendo parroco di avere un po' più di buon senso. Il parroco mi ha contattato e mi ha detto che la legge prevede che si possa utilizzare durante il giorno, tranne dalle 23 alle sette. Io ho risposto che avrei dovuto verificare. Speravo che si arrivasse ad una conclusione di buon senso. Lui in prima battuta ha ridotto dalle 23 alle 7 e mi ha allegato il decreto vescovile. Ma il decreto prevede che le campane non devono suonare dalle 21 alle 7. Era già in violazione del decreto vescovile. Questa era la prima comunicazione. Mi ha costretto a fare l'analisi giuridica. Dopo la seconda comunicazione, il parroco ha detto di essersi adeguato al decreto vescovile». Le campane ora sono «zitte» dalle 21 alle 7.
Aggiunge il legale: «Il mio cliente è operaio, fa i turni. Siamo grati che almeno durante le ore notturne non ci sia la scampanellata ad ogni mezz'ora e ad ogni ora ripetuta due volte. Perlomeno questo è stato eliminato. Ma se il saluto a Maria fosse posticipato a mezzogiorno, ad esempio, se fosse rinviato al pomeriggio, sarebbe già una cosa di buon senso. Se il parroco suonasse l'ora e non la mezz'ora come fanno in molti, sarebbe già cosa gradita, un passo avanti. Adesso suona all’ora e la mezz'ora una volta».
L’avvocato sottolinea che il saluto a Maria non è una «scampanata in concomitanza ad una funzione liturgica, perché non c’è una messa. È in sostanza la sveglia del paese. Però, una volta si alzavano alle 5 per andare a lavorare nei campi e queste tradizioni potevano avere senso. Tra l'altro non mi pare sia una tradizione diffusa. Adesso devo verificare i costumi locali».
La lettera, continua il legale, «è molto rispettosa e di buon senso. Alcuni colleghi sono arrivati sino alla Cassazione. In alcuni casi c'è stato il sequestro preventivo delle campane, ma io volevo evitare queste iniziative. Oltre agli aspetti civilistici, la violazione dell'articolo 844, c'è la violazione del reato del disturbo della quiete delle persone. Io volevo arrivare ad un risultato in modo bonario, ma dall'altra parte c'è stato un atteggiamento un po' chiuso da parte del parroco, che ha opposto di riferirsi al decreto vescovile».
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