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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Oltre i limiti dove i sogni diventano realtà

La Nazionale di calcio in finale agli Europei, Berrettini all’ultimo atto di Wimbledon, gli azzurri del basket alle Olimpiadi: oggi è il tempo di sognare

Marco Bencivenga

Email:

mbencivenga@laprovinciacr.it

11 Luglio 2021 - 06:00

Oltre i limiti dove i sogni diventano realtà

Andare oltre i propri limiti. Facile a dirsi, più difficile da realizzare. Difficile, ma - attenzione! - non impossibile. Lo dimostrano meglio di qualsiasi parola le tre imprese sportive di questa magica estate italiana: la qualificazione della Nazionale di Roberto Mancini per la finalissima degli Europei di calcio in programma stasera a Wembley; l’approdo del tennista Matteo Berrettini all’ultimo atto del prestigioso torneo di Wimbledon; la conquista del pass per le Olimpiadi da parte degli azzurri del basket, guidati da Meo Sacchetti (già coach della Vanoli capace di vincere a sorpresa la Coppa Italia) e dal suo vice Paolo Galbiati (attuale allenatore di Cremona). Il fil rouge che unisce le tre imprese è - appunto - la capacità dei protagonisti di andare oltre i propri limiti. Ovvero di mettere sul piatto della bilancia qualcosa più dell’ordinario, quell’insieme di passione, fame, determinazione, orgoglio e unità di intenti che - nello sport come nella vita - fa sempre la differenza. Con il compitino si sta comodi, è vero. Ma non si va lontano. Con il minimo sindacale si galleggia e si è a posto con la coscienza. Ma non si conquista alcun traguardo. Con la moderazione si evitano tanti problemi, perché sapersi accontentare, a volte, è il segreto della felicità. Ma una vita senza ambizioni rischia di diventare una vita grigia, modesta, incompiuta. Meglio sognare. E se si sogna, sognare in grande. Quantomeno per non avere rimpianti. E poter dire «ci ho provato».

I SINGOLI AL SERVIZIO DEL COLLETTIVO

Ammettiamolo: al netto del tifo, l’Italia del calcio che stasera può diventare campione d’Europa non è la miglior nazionale europea. E le stelle più luminose non indossano la maglia azzurra: sulla carta i fuoriclasse più attesi alla vigilia erano il francese Mbappé (ma è già tornato a casa tra i fischi, al pari dei celebrati connazionali Pogba, Griezmann e Benzema), il portoghese Cristiano Ronaldo (eliminato agli ottavi), lo spagnolo Busquets (fuori in semifinale) e i belgi Lukaku e De Bruyne (usciti ai quarti). Fra i big restano in corsa gli inglesi Sterling e Kane, ma stasera possono arrivare secondi. L’Italia non ha fuoriclasse assoluti (Donnarumma lo diventerà, Chiellini è un gigante, Jorginho unisce fase difensiva e regia come nessun altro, Insigne ha colpi straordinari, Spinazzola è stato il miglior esterno del torneo prima di infortunarsi), ma la Nazionale italiana è arrivata in finale perché più di tutte le altre ha saputo essere squadra, compattarsi verso un obiettivo comune, mettere ogni individualità al servizio del collettivo. Solo così, un Di Lorenzo che quattro anni fa giocava a Matera, in serie C, stasera potrà entrare da protagonista nel tempio del calcio. E a testa alta giocheranno a Wembley altri calciatori cresciuti in provincia, prima di esplodere a livello internazionale: Jorginho ha iniziato a giocare nella Sambonifacese (la quarta squadra di Verona), Belotti è stato il centravanti dell’Albinoleffe, Pessina ha giocato nel Monza, Immobile nel Grosseto, Acerbi nel Pavia.

LEZIONI DI VITA

Uno alla volta gli azzurri sono buoni/ottimi giocatori, tutti insieme - unendo le forze e andando oltre i propri limiti - possono diventare i nuovi numeri 1 d’Europa. Che lezione! La stessa che gli azzurri del basket hanno dato ai maestri della Serbia e pure alle due stelle italiane con un passato nell’Nba, Datome e Belinelli, che alla vigilia del torneo preolimpico hanno sdegnosamente rifiutato la chiamata in nazionale, suscitando l’indignazione del presidente federale Gianni Petrucci («Se uno non vuole partecipare all’Olimpiade, non è un grande campione»). Che differenza con Sonny Colbrelli, il neo campione d’Italia di ciclismo che giovedì al Tour de France è stato vittima di un’indigestione ai piedi del mitico Ventoux, ma anziché arrendersi - come avrebbe fatto chiunque altro - ha stretto i denti ed è arrivato al traguardo. «Sono state le ore più brutte della mia vita - ha poi confessato l’eroe in bicicletta - . Mi sono sentito male all’improvviso, ho vomitato sei o sette volte, e i miei compagni volevano convincermi a ritirarmi». La reazione è stata perentoria: «Non esiste! Indosso la maglia tricolore, piuttosto di ritirarmi muoio in bici…». Ed è andato avanti.

PREDESTINATI? NO: FENOMENI

Un altro che non si è mai arreso è Berrettini. Non era un predestinato (come Jannik Sinner, il baby prodigio che - al pari di Datome e Belinelli - ha rinunciato a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi), non ha il braccio fatato di Fabio Fognini e neppure la classe immensa di Adriano Panatta, ma un passo alla volta si è costruito una carriera esemplare, ha lavorato duro per eliminare i propri difetti, di successo in successo ha scalato le classifiche mondiali e ora è diventato il primo italiano nella storia a conquistare la finale di Wimbledon. «La sua forza? Non accontentarsi mai, alzare sempre l’asticella», rivela il suo allenatore, Vincenzo Santopadre. Se oggi sull’erba sacra di Londra Berrettini supererà l’ultimo ostacolo (e che ostacolo: Novak Djokovic, il numero 1 del mondo!) scriverà una pagina di storia patria, non solo del tennis. «Sono in finale a Wimbledon! Non l’ho mai neanche sognato, perché mi sembrava troppo. Ma adesso che sono arrivato fin qui, voglio vincere il torneo», ha ammesso il nuovo fenomeno.

OGGI È IL TEMPO DI SOGNARE

È lo stesso obiettivo dichiarato da Roberto Mancini («La finale non è un successo, diventa un successo se la vinciamo»), al pari dei cremonesi Gianluca Vialli e Alessandro Bastoni e di tutti gli azzurri del calcio. «Wembley, Wimbledon, W l’Italia» ha titolato la Gazzetta dello Sport presentando le storiche finali di oggi. Domani sarebbe stupendo scrivere in prima pagina «Londra, Italia» per celebrare due trionfi italiani nella capitale dello sport (e della Brexit, ma questa è un’altra storia). Issare la bandiera tricolore davanti al bullo Boris Johnson e a Elisabetta II, la regina immortale, sarebbe un’emozione unica, una grande rivincita per milioni di italiani e pure per il sempre misurato presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, volato Oltremanica per sostenere i nostri connazionali arrivati a un passo dalla gloria. Dovessero mancare l’ultimo traguardo, Berrettini e la Nazionale di calcio, poco male: sarebbero da applaudire lo stesso, perché avranno dato tutto e saranno comunque andati oltre i propri limiti. Ma oggi è il tempo di sognare al più alto livello: forza, ragazzi, dunque. Forza, Matteo! Forza, Ciro! Forza, Gigio! Forza, Italia!

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