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LA SENTENZA

Caso Juliette, ricorso respinto: Grammatico resta in cella

Deve scontare dieci anni. La Suprema Corte ha confermato anche la condanna per il co-titolare Marco Pizzi

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

08 Giugno 2021 - 06:40

Caso Juliette, ricorso respinto: Grammatico resta in cella

CREMONA - «La Corte di Cassazione rigetta i ricorsi...». È diventata definitiva l’esemplare condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione inflitta ad Andrea Grammatico, l’ex maresciallo e vice comandante della stazione dei carabinieri di Vescovato coinvolto, nel 2015, nel caso Juliette, l’indagine del Nucleo Investigativo dell’Arma su ragazze reclutate per fare sesso, a pagamento, con i clienti tra champagne e cocaina. La sesta sezione della Corte di Cassazione ha anche rigettato il ricorso presentato da Marco Pizzi, co titolare del Juliette, lui condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per favoreggiamento della prostituzione e cessione di droga.

Per Grammatico, l’ex maresciallo che ha disonorato la divisa e già cacciato dall’Arma, si spalanca la porta del carcere. Tipo «dalla personalità eccentrica, autoritaria, aggressiva», per dirla con i giudici del primo processo. Uno dagli arresti facili, illegali, l’ex maresciallo. Come quello subito da Simpral Singh, indiano di 36 anni, ammanettato per una violenza sessuale mai esistita, poi assolto, unica parte civile nel processo, assistito dall’avvocato Ugo Carminati. Grammatico era già stato condannato a risarcirgli una provvisionale di 6 mila euro in solido con i ministeri della Difesa e dell’Interno chiamati nel processo come responsabili civili. Ora la Cassazione lo ha condannato, in solido con i ministeri, anche a versare 2.900 euro: le spese sostenute dalla parte civile.


Il 30 giugno del 2015, Grammatico, uno di casa al Juliette e che, per sua stessa ammissione, tirava di cocaina, fu arrestato non solo per aver portato nel locale la droga, ma anche per reati commessi in servizio: falso ideologico in atto pubblico, tentata concussione, concussione consumata, omissione di atti di ufficio. Ed ancora, per calunnia e rivelazione di segreto d’ufficio. Tipo «poco incline al rispetto della gerarchia» e «particolarmente ambizioso», l’ex carabiniere. Non solo sul piano personale — gli piaceva girare su auto di grossa cilindrata — ma anche su quello professionale. Voleva avanzare nella carriera militare, passare da maresciallo ordinario a maresciallo capo. E così, per mettersi in luce con i superiori ed ottenere una «valutazione professionale superiore alla media per poter accedere ai reparti più ambiti, anche operativi», brillò per la quantità di arresti. Addirittura 14 in sei mesi, per lo più per resistenza a pubblico ufficiale. Arresti illegali.

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