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CREMONA: BULLISMO A SCUOLA

Segnala i compagni violenti, pestato mentre torna a casa

Spedizione punitiva contro il ragazzino. Gli imputati si pentono: concesso il perdono giudiziale

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

07 Giugno 2021 - 06:34

bulli

CREMONA - Gli hanno dato del «ciccione» e dell’«obeso». Poi, gli hanno tirato gli schiaffi sulla nuca e sulla testa: uno, due, tre. Difficile concentrasi durante la verifica in classe con alle spalle quei due compagni bulli, 15 e 16 anni, che gli davano fastidio. «Professore, continuano ad importunarmi». L’insegnante li ha sgridati. E i bulli lo hanno punito, all’uscita da scuola. Uno lo ha ha rincorso, lo ha afferrato per il giaccone, lo ha scaraventato contro un albero, lo ha fatto cadere a terra, lo ha spinto con violenza contro la porta di un garage. L’adolescente è caduto ancora. È intervenuto l’altro, gli ha assestato un pugno in faccia.
Il certificato medico racconta di una «lesione zigomatica destra giudicata guaribile in dieci giorni». E di una distorsione alla caviglia sinistra con possibile in frazione apice malleolo peroneale con discreta tumefazione perimalleoleare esterna, giudicata guaribile in giorni 20».

L'episodio di bullismo è accaduto il 24 gennaio del 2017 in una scuola di Cremona. Quattro anni dopo, davanti al Tribunale per i minori, i due bulli, oggi maggiorenni e con un lavoro, accusati di lesioni, in concorso, si sono pentiti e hanno ottenuto la concessione del perdono giudiziale. Perché hanno compreso «il disvalore»..
Il 24 gennaio del 2017 era martedì. Alle 14,30 compito in classe. Nella denuncia presentata alla polizia, lo studente bullizzato ha raccontato di lui concentrato, sino a quando, «senza motivo, il mio compagno mi ha dato uno schiaffo sulla nuca. Non ho reagito, mi sono lamentato con il professore che lo ha redarguito per quello che mi aveva fatto. Dopo circa mezz’ora si è avvicinato a me l’altro compagno di classe e anche lui, senza motivo, mi ha tirato due schiaffi sulla testa. Ancora una volta mi sono rivolto al professore e ancora una volta lui ha sgridato chi mi aveva colpito». Quel giorno, lo studente non è riuscito a rimanere in classe. È uscito in corridoio, si è messo a piangere. È passata una professoressa. «Che ti succede, perché piangi?». «Le ho raccontato, la prof è entrata in classe, ha sgridato i compagni, mi ha calmato e portato nel suo ufficio dove ho terminato la verifica».

Cinque del pomeriggio, suona la campanella, lezioni finite. Sulla porta, il ragazzino ha incontrato uno dei suoi bulli. «Che c... fai, non è abbastanza che sono nei casini! Ti ci metti anche tu a mettermi nei casini con i professori?». «Gli ho detto di lasciarmi stare e mi sono allontanato per tornare a casa». Attraversata la via, il bullo lo ha rincorso. «Mi ha spinto contro un

La brutale aggressione ha i suoi testimoni: due compagni di classe

albero, facendomi cadere a terra. Aveva un grande dolore alla gamba. Mi sono rialzato, mi ha spinto contro la porta di un garage e mi ha fatto cadere ancora. Mi ha bloccato a terra». È arrivato l’altro. «Mi ha tirato un pugno sotto l’occhio destro». I bulli se ne sono andati «soddisfatti», lui è rimasto lì, in lacrime. La brutale aggressione ha i suoi testimoni: due compagni di classe.
Ritornato a casa, lo studente ha raccontato tutto alla madre, insieme sono andati al Pronto soccorso, poi in Questura a denunciare i compagni. Quattro anni fa, è stata aperta l’indagine. La polizia ha sentito i professori, i compagni che avevano assistito all’aggressione. E si è scoperto che non era la prima volta. «La classe che frequento - ha fatto mettere a verbale un compagno — è una classe di casinisti che hanno poco voglia di fare e anch’io in alcune circostanze sono stato preso di mira da quei due compagni. Si giustificavano dicendo che era un gioco, ma mi davano fastidio. In quella circostanza, personale della scuola ha avvisato mio padre che ha intimato di smetterla. In caso contrario li avrebbe denunciati. Da quel giorno non mi hanno più dato fastidio».

In Tribunale, i due hanno recitato il ‘mea culpa’ . «Il mio assistito si è pentito, ora è sulla retta via ed ha iniziato a lavorare»,

Il mio assistito si è pentito, ora è sulla retta via ed ha iniziato a lavorare

ha commentato l’avvocato Raffaella Parisi. «Il mio cliente ha scritto anche una lettera di scuse alla vittima», ha aggiunto l’avvocato Guido Priori.
Il presidente del Tribunale per i minori di Brescia, Cristina Maggia, ha scritto nella motivazione della sentenza: «Rilevato che in udienza gli imputati sono comparsi e hanno ammesso gli addebiti, ritenuto sia dimostrata la capacità di intendere e di volere di entrambi in ordine al fatto e la loro possibilità di comprenderne il disvalore, che al fine della concessione del perdono giudiziale il collegio ritiene di poter formulare una prognosi assolutamente favorevole sulla futura astensione degli imputati dalla commissione di altri reati», si dichiara «non doversi procedere per concessione del perdono giudiziale».

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Commenti all'articolo

  • cordamolle

    07 Giugno 2021 - 18:44

    la solita penosa giustizia italiana che inizia già coi minorenni.A cosa serve denunciare se non a imbastire costosi ed inutili processi che finiscono a tarallucci e vino.Il perdono giudiziale per il dsvalore dopo 4 anni????Ma dai,che genialata,sicuramente si saranno pentiti,consigliati da costosi e complici avvocati immagino.Dico solo una cosa:CHE SCHIFO.L'Italia merita ciò che è e che ha.........

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  • Aletti.renzo

    07 Giugno 2021 - 13:13

    Questi fatti sono avvenuti prima del lockdouwn, al quale si da la colpa dei fattacci di questi giorni, cosa più sbagliata, almeno per me, la colpa va cercata in seno alla famiglia (quando esiste una vera famiglia) dal pessimo esempio dei genitori. I figli bevono quanto si da loro da bere....

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  • cirio2

    07 Giugno 2021 - 11:07

    Intanto le cure le ha subite chi si è comportato bene, gli altri ?? poverini sono ragazzi, quando uccideranno qualcuno allora si diranno le solite frasi fatte, si poteva evitare, e via con le fiaccolate ! allo sbando totale.

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