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IL PERSONAGGIO

Severgnini: «Il mio interismo infinito. E dopo Conte c’è speranza»

Il giornalista-scrittore: «Sono un cremasco atipico, visto che la Cremonese mi sta simpatica. Bastoni meglio di Ramos»

Fabrizio Barbieri

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fbarbieri@laprovinciacr.it

29 Maggio 2021 - 07:30

Severgnini: «Il mio interismo infinito e dopo Conte c’è speranza»

Il giornalista-scrittore cremasco Beppe Severgnini

MILANO - È stato lui a coniare il neologismo: interismo. Perchè essere tifosi nerazzurri va al di là del sentimento, della passione, è uno state of mind. Lo è da sempre, soprattutto in questi pazzi giorni, dallo scudetto all’addio del condottiero Conte. Ma Beppe Severgnini, giornalista e scrittore cremasco, ha sempre avuto la capacità di cogliere la parte romantica del suo interismo e farla diventare piacevole, anche per i tifosi di altre squadre. E così è nato il suo ultimo lavoro editoriale: ‘Inter nos, interismi 2021’. Un viaggio lungo un campionato, ma non solo e non solo un libro dalle tinte nerazzurre.

Come è andata?
«Non sono un giornalista sportivo ma un tifoso a cui piace entrare nelle pieghe del meccanismo della passione calcistica che ha

Bisogna sapersi raccontare con leggerezza, pensate che il mio primo libro sull’Inter l’ho fatto dopo il 5 maggio 2002, una data blu per la beneamata

regole particolari. È vero che sono stato il primo nel 2002 a dare vita alla parola ‘interismo’ e credo che sia il contenitore perfetto per come siamo noi nerazzurri. Siamo un mix di isterismo, intuizione, immaginazione. Bisogna sapersi raccontare con leggerezza, pensate che il mio primo libro sull’Inter l’ho fatto dopo il 5 maggio 2002, una data blu per la beneamata. In quel momento tutti avevano pronto il libro sullo scudetto... io sono andato controcorrente ed è stato un successo. È stato un volume che ha venduto tantissimo perchè con ironia i tifosi dell’Inter potevano cercare di alleggerire tutta la vicenda, mentre quelli di Juve, Milan e altre rivali farsi una risata. Senza accanimento».

Appena vinto lo scudetto la smobilitazione. Non c’è stato il tempo di godere troppo per voi nerazzurri.
«Contesto la parola smobilitazione. Ci sarà qualche cessione, ma la vita va avanti lo stesso. Io devo dire di essere contentissimo per lo scudetto appena conquistato. Sappiamo che la nostra è una missione, non per nulla l’inno della squadra più azzeccato è sempre stato ‘Pazza Inter’. Conte ha voluto cambiarlo, ma tu puoi sostituire un’etichetta a un vino ma un barolo non diventa un lambrusco... L’addio di Conte non mi rende felice, ma non ho mai idolatrato nessuno. Passano allenatori, giocatori, dirigenti e presidenti, ma la passione non muta. Di certo l’Inter fa sempre notizia...».

Conte aveva fatto fare un’inversione di tendenza però.
«Sono stato il primo a dirlo. Non c’è un allenatore simpatico o antipatico, ma un allenatore giusto. Conte era giusto per l’Inter di questo momento. Ha saputo spezzare l’egemonia della Juventus che non faceva bene a nessuno, nemmeno ai bianconeri stessi. Nel 2019 ho ricevuto qualche critica per aver voluto mettere Conte in copertina del mio ‘Interismi infiniti’ e invece era la scelta giusta. Ci ha portato a vincere uno scudetto. Se devo essere sincero però lo credevo più coraggioso. Era in un ambiente perfetto, aveva carta bianca, la squadra lo adorava, si sarebbero buttati nel fuoco per lui. Aveva ricostruito qualcosa, continuare a farlo con qualche campione in meno la vedevo come una sfida. Lui è uno che sa fare bene con i big, ma anche con giocatori meno importanti. Nel 2016 ha fatto un Europeo straordinario con Giaccherini e Pellè. Certo, probabilmente deve sempre avere addosso quel fuoco che solo certe situazioni gli danno. Ci ha lasciato soli, un po’ come ha fatto Mourinho dopo il triplete, ho rivisto la stessa scena. Ora dovrà ripartire di nuovo da zero e non sarà facile. All’Inter poteva sostanzialmente fare quel che voleva, se dovesse finire (ad esempio) al Real Madrid non sarebbe così facile. Un discorso è lavorare sulla testa di

Mia madre, Palmira Pelizzoni, è proprio di Piadena Drizzona, paese di Bastoni. Sono legato al territorio. Io ho una discendenza materna decisamente cremonese, mentre una paterna tutta cremasca da secoli

giocatori che non hanno mai vinto nulla, un’altra su chi alle spalle ha una serie di trofei infinita. Toccare i tasti giusti per motivare Bastoni è una cosa, con Sergio Ramos credo sia diversa. Anche se credo che il ragazzone di Piadena sia più forte dello spagnolo. Per altro ad Alessandro mi lega qualcosa anche dal punto di vista famigliare».

In che senso?
«Mia madre, Palmira Pelizzoni, è proprio di Piadena Drizzona, paese di Bastoni. Sono legato al territorio. Io ho una discendenza materna decisamente cremonese, mentre una paterna tutta cremasca da secoli».

Teme che ci sia di nuovo tutto da rifare?
«No. Barella resterà, Lukaku pure. Probabilmente se ne andrà Hakimi che credo sia il miglior esterno in Europa. Forse Lautaro. Ma non vedo una smobilitazione. L’ossatura c’è, eccome».

E ci sarà anche Simone Inzaghi. Cosa ne pensa?
«Inzaghi va benissimo. L’ho detto in diretta su Sky qualche giorno fa che tra il paniere di tecnici a disposizione lui sarebbe stato il migliore. Su Allegri ho sempre nutrito qualche dubbio. I trapianti juventini possono avere successo una volta e non di più. Poi Inzaghi ha lavorato anni con Lotito e quindi è pronto a camminare nel fuoco... Ha saputo far bene con la Lazio che aveva 5/6 giocatori di livello top, qua all’Inter ne avrà almeno 12/13».

Gli allenatori sono un suo passaggio importante nei libri.
«Li divido in amanti, mariti, badanti e amici nel caso non siano molto più vecchi dei giocatori che allenano. Simone Inzaghi lo metto nell’ultima categoria. L’unica cosa a cui dovrà badare sarà una gestione attenta dello spogliatoio. All’Inter servono sergenti di ferro».

Il suo calcio?
«Sono un romantico del pallone, mi piace ricordare i personaggi e fare dei paragoni letterari. Ho avuto la fortuna di conoscere Gigi Simoni nel 1993 a Londra in occasione della vittoria della Cremonese nel torneo Angloitaliano. Poi con il tempo ho avuto rapporti da interista. Io sono un cremasco atipico visto che la Cremonese mi sta simpatica. Avevo un rapporto strettissimo con Domenico Luzzara grazie all’amico Gigi Meroni, suo nipote. Sono stato allo Zini tantissime volte. Luzzara mi ha insegnato a vedere il calcio da dentro, in modo sì romantico ma anche pratico».

Cosa ne pensa del caso Donnarumma. In questa vicenda è difficile trovare qualcosa di romantico...
«Ha sbagliato. Penso sia stato consigliato male. Bisogna saper accettare che il mondo è cambiato con questa pandemia. Tutti chiedono sacrifici e qualcuno il doppio dell’ingaggio. Diventare una bandiera non è indispensabile, ma lui aveva la possibilità di fare i percorsi dei vari Zanetti, Del Piero e Totti. Ora cercherà più soldi, magari li troverà all’estero, ma diventerà uno dei tanti e tra qualche anno verrà scalzato da un Donnarumma più giovane».

Per il calcio, interisti in modo particolare, la morte di Burgnich è stato un brutto colpo.
«Certo. Lo ricordo bene. Quando ero bambino era uno dei miei miti, proprio in quegli anni in cui si forma la passione per una squadra che poi ti resta tutta la vita. Tutti gli interisti sapevano quella formazione, come conoscono quella di oggi perchè siamo tornati ad avere un’identità precisa con un undici titolare quasi fisso. Burgnich era il partner ideale di Facchetti. Se esiste uno sceneggiatore divino del calcio, ha scelto per Tarcisio il ruolo perfetto, compreso il gol storico alla Germania. Lui era figlio di quegli anni, di quella mentalità. Duro, roccioso, difensore. Al suo fianco però c’era un collega bello, pulito, elegante, moderno come Aristide Guarneri di Cremona. Evidentemente nelle nostre zone c’è aria buona per i difensori, da Antonio Cabrini ad Aristide Guarneri e ora Alessandro Bastoni».

Cosa si aspetta per il futuro nerazzurro?
«Sono tranquillo. Mi voglio divertire, sarà un ciclo nuovo. Il primo impatto del tecnico Inzaghi sarà importante. Sono passati tanti allenatori dall’Inter, bravi, ma che non hanno avuto gran fortuna. Mi vengono in mente Gasperini, ora considerato il miglior tecnico di serie A, poi ancora Pioli che ha fatto un miracolo al Milan e ancora Ranieri che poco dopo ha vinto la Premier con il Leicester. Sono certo che partiremo bene, poi dovrà essere bravo l’allenatore a gestire il momento di calo. Rispetto a questa stagione ci sarà qualche difficoltà in più. Nell’ultimo campionato i giocatori erano tutti campo e casa vista la situazione sanitaria. Il prossimo anno probabilmente sarà diverso e giocare a Milano è pericoloso come distrazioni...».

Il Milan?
«Ha fatto grandi cose con una squadra giovane e una sorta di team manager che è Ibra ormai a fine carriera».

La Juve?
«Il paragone con l’Inter è questo: loro sono un foglio di excel, noi una pagina di poesia».

E la Superlega?
«Sono stato contrario dal primo momento. Un’idea pessima, sballata. Lo stile Nba nel calcio europeo non può funzionare. Oltre a uccidere la Champions avrebbe ucciso i campionati nazionali».

Aveva aderito anche l’Inter...
«Ma è stata anche la prima a sfilarsi. Credo sia stato un errore di ingenuità del giovane Zhang. Se fosse andata in porto avrei disdetto l’abbonamento tv».

A proposito di abbonamenti. È pronto a farne tre-quattro?
«Voglio capire cosa proporranno, ma se fosse così non ho nessuna intenzione di partecipare a questo stillicidio. Vorrà dire che andrò di più allo stadio».

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Commenti all'articolo

  • gianni.cortellini

    29 Maggio 2021 - 11:52

    Onestà intellettuale uguale a ZERO, leggere il suo libro per credere-

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