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LA VISITA DI MATTARELLA

La carezza del Presidente al cuore di Cremona ferita

La giornata tanto attesa è già da consegnare alla storia: 71 minuti sono bastati per scriverne una pagina nuova. Luminosa e piena di promesse

Marco Bencivenga

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mbencivenga@laprovinciacr.it

26 Maggio 2021 - 06:34

La carezza del Presidente al cuore di Cremona ferita

CREMONA - Per scrivere la storia possono bastare 71 minuti. Dipende da quanto sono intensi. E non c’è dubbio che i 71 minuti trascorsi a Cremona dal Presidente della Repubblica siano destinati a lasciare un segno indelebile nella storia della città. Settantuno minuti di parole, silenzi, gesti, promesse, applausi. Il primo - fragoroso e sincero - scatta non appena Sergio Mattarella spunta dall’Audi scura con le bandierine diplomatiche sul paraurti: il Tricolore da una parte, lo stemma del Quirinale dall’altra. Verde, bianco e rosso sono anche i colori della piazza, sull’attenti non appena la Fanfara dei Carabinieri intona l’Inno d’Italia, cabaletta popolare e al tempo stesso solenne che il Prefetto riempie di strofe, da dietro la mascherina. Gli uomini dello Stato si riconoscono anche così, dall’istinto che li governa: il mio comandante, durante la naja, ogni mattina entrando in ufficio salutava la bandiera sull’attenti. Lo faceva convinto, pensando di essere solo, senza sapere che qualcuno lo stava osservando. Si chiama forma mentis. Ed è un valore prezioso. Da custodire.

Ai piedi del Torrazzo il cerimoniale non prevede fuori programma. Il Presidente della Repubblica dopo aver ammirato la facciata della Cattedrale, si volta verso il Palazzo del Comune e si avvicina alla targa in marmo dedicata alla vittime della pandemia. Prima che il sindaco prenda la parola, a sgombrare il campo da ogni interferenza è il rumore più suggestivo e straziante: il «silenzio fuori ordinanza». Qualcuno si commuove. Qualcuno rivolge lo sguardo al cielo. E quando la tromba lascia nell’aria l’ultima nota, parte un nuovo applauso. Poi tocca a Gianluca Galimberti, alle sue parole vibranti (sofferenza, ascolto, comunità...), a un’umanissima confessione («Quanto pesa, a volte, la fascia che indosso...») e a un impegno preso a nome e per conto di tutti i cremonesi: «Presidente, glielo prometto: saremo persone di speranza».

La targa in memoria delle vittime del Covid «interpreta l’incontro tra futuro e memoria, elementi essenziali dell’umanità e del bisogno di comunione degli uomini con gli altri uomini», aggiunge poco dopo il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Sul più bello, quando tocca a Mattarella, ecco l’imprevisto: il Presidente parla, ma la sua voce non si sente. La piazza rumoreggia: senza diplomazia, perfino un po’ sfacciata. Ma anche così si rende omaggio alla grandezza di chi parla: dimostrando di volerlo davvero ascoltare. Di non voler perdere neppure una delle sue parole. E le parole di Sergio Mattarella, come sempre, sono macigni: «Il tempo della ripartenza è cominciato e va vissuto con speranza e fiducia nel futuro», suggerisce il Capo dello Stato, dopo aver accennato al pesante tributo pagato dai cremonesi alla pandemia.

Il terzo applauso prelude all’abbraccio alla piazza del Presidente. Un bagno di folla, nei limiti concessi dalle transenne, dalla sicurezza e dal distanziamento. Sono le 11.50 e lo scampanare dal Torrazzo si fa fragoroso. Non sono i rintocchi di mezzogiorno, sono campane a festa. Che segnano la rinascita della città ferita. E il rompete le righe: è già tempo si spostarsi a Santa Monica. Il Presidente la raggiunge sull’Audi con le bandierine, le autorità e i corazzieri (altissimi, che ti chiedi come facciano a starci) sui bus navetta. E dopo la visita privata di Mattarella ad aule e laboratori («Ho visto un’interessante applicazione scientifica», sottolineerà, riferendosi al progetto coordinato dal professor Morelli) nel cortile dell’ex monastero diventato campus universitario risuona di nuovo l’inno di Mameli. Stavolta suona lo Stradivari di Lena Yokoyama. Poi tocca ancora a Galimberti, che riesce a mettere un fiume di parole nei pochi minuti concessi dal programma. Sbriciolato il record di Paolo Bonolis, il primatista mondiale della materia.

Dal comparto agroalimentare alla liuteria, da Monteverdi alla scuola, in cinque minuti il sindaco non dimentica niente e nessuno. Poi alza lo sguardo verso lo splendore del chiostro, parla di «miracolo» e ne attribuisce il merito «allo straordinario cavalier Arvedi». «Senza di lui – sottolinea il sindaco – tutto questo non ci sarebbe». è un assist perfetto per il secondo intervento di giornata del Capo dello Stato, dopo il bis di Fontana e il saluto del Rettore della Cattolica, Franco Anelli. Mattarella esalta la sinergia pubblico-privato, ricorda a tutti la più importante lezione del Covid («Il rispetto per la scienza») e richiama i presenti alla responsabilità più grande: il futuro dei nostri figli.

«Abbiamo un debito verso le future generazioni, e non è solo quello finanziario – scandisce il Capo dello Stato -. Abbiamo il dovere di consegnare ai giovani un futuro adeguato, al di là delle convenienze del momento, perché solo questo può garantire un futuro all’Italia».

L’applauso è ancora una volta convinto. Mattarella si fa piccolo, sorride, ringrazia con un gesto delle mani: la visita al Campus lo ha messo di buon umore. E quando Lena illumina la scena con l’«Estate» di Vivaldi l’epifania si compie. Per il Presidente della Repubblica è già tempo di ripartire verso la capitale, non prima di aver lasciato una dedica e la sua preziosa firma sull’Albo d’oro dell’Università. Nel cortile, intanto, le distanze si annullano: il ministro Giorgetti, le parlamentari Gobbato e Comaroli, il consigliere regionale Piloni, i sindaci Bonaldi, Bongiovanni e Rossoni, gli ospiti (fra i tanti, Cottarelli, Buzzella, Ancorotti, Crotti, Auricchio, Bozzini...) si confrontano sulle parole di Mattarella e la meraviglia del Campus.

Il governatore Fontana se ne va insieme alla vice Moratti e all’assessore Sala. I corazzieri «smontano», poliziotti e carabinieri che hanno garantito il servizio d’ordine tirano un sospiro di sollievo: è andato tutto bene. E la giornata tanto attesa è già da consegnare alla storia: 71 minuti sono bastati per scriverne una pagina nuova. Luminosa e piena di promesse.

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