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BASSA PIACENTINA

Addio a Pippo Fanzola, era sopravvissuto a Dachau

Monticelli: avrebbe compiuto 99 anni a settembre, testimone dell’orrore dei lager

Elisa Calamari

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19 Maggio 2021 - 09:47

Addio a Pippo Fanzola, era sopravvissuto a Dachau

Giuseppe Pippo Fanzola si è spento a 98 anni

MONTICELLI D'ONGINA - Era l’ultima memoria diretta della Seconda Guerra mondiale, ma soprattutto era un amico senza età. Perché sapeva confrontarsi con chiunque, dai coetanei ai bimbi. Giuseppe Fanzola, per tutti semplicemente ‘Pippo’, se ne è andato a 98 anni. Ne avrebbe compiuti 99 a settembre e vedendolo così lucido, arzillo, intento a fischiettare nel cortile di Palazzo Archieri-Tredicini o in via Martiri in bicicletta, tutti erano pronti a scommettere che avrebbe oltrepassato i cento. Di sicuro, per quanto ha vissuto, fatto e lasciato, il suo ricordo non morirà mai.

Internato militare a Dachau, ha trascorso una vita intera con l’amata Lidia Rossi, poetessa locale in arte ‘La Lidia’. Una

Siamo scappati il 20 aprile del 1945 e siamo arrivati a casa l’8 maggio

coppia inseparabile, diventata protagonista anche di tanti servizi televisivi. L’ultimo giusto pochi mesi fa: un documentario sulla Bassa Piacentina andato in onda in Geo, su Rai Tre. «Per tornare da Dachau ho impiegato 18 giorni, quasi tutti in Germania e sul Brennero – raccontava Pippo –. È stato terribile. Siamo scappati il 20 aprile del 1945 e siamo arrivati a casa l’8 maggio. Siamo partiti in 13, fuggiti di notte passando uno per volta da un cancelletto. Camminavamo al buio ed era molto faticoso, di giorno riposavamo nascosti nel bosco o in case vuote. Arrivato a casa la prima cosa che ho chiesto è stata una bacinella di acqua tiepida, per metterci dentro i piedi distrutti».

A ricostruire la sua vita, da quella chiamata alle armi nel 1931 a Caserta fino alla cattura l’8 settembre 1943 in Grecia, è stato il presidente dell’Anpi e amico Mario Miti. «Pippo per diversi anni mi ha seguito nel progetto ‘Memoria attiva’ con le scuole di Caorso, Monticelli, Castelvetro – ricorda Miti –. Era dotato di grande empatia e sapeva come rapportarsi con bambini e ragazzi, che lo adoravano. Intervallava il suo lucido ricordo con battute, era sempre pronto a raccontare». Lo aveva fatto anche a Marinella Scolari, che ha approfondito la sua storia in una tesi di laura. E lo ha fatto con gli studenti del liceo Mattei di Fiorenzuola che hanno anche realizzato un quaderno didattico – poi tradotto nei simboli del linguaggio Caa (comunicazione aumentativa alternativa) – proprio sul suo racconto.

Portato a Danzica per essere poi trasferito nel campo di concentramento di Dachau, Pippo ricordava anche il viaggio in treno

Sempre presente alle iniziative storico-culturali del paese, sottolineava l’importanza della memoria, per non ripetere gli errori del passato

sul vagone del bestiame. E poi la fame, le lacrime, la paura. Fu prima venduto all’asta, come schiavo, e costretto a lavorare nei campi. Poi la nuova cattura da parte dei tedeschi, che lo hanno portato nel lager, dove era convinto lo avrebbero ammazzato. «Per colazione acqua calda e poi di sera una fetta di pane da dividere in 23», spiegava agli scolari. Alla fine della guerra, quella fuga notturna con il continuo terrore di essere scoperto.
Non ha mai dimenticato, Pippo. E non poteva farlo. Sempre presente alle iniziative storico-culturali del paese, sottolineava l’importanza della memoria, per non ripetere gli errori del passato. Nel 2016 è stato insignito della medaglia in occasione del 70^ della Repubblica. Ma per lui, che non ha mai avuto figli, i riconoscimenti più grandi sono sempre stati quelli che arrivavano dai tanti bambini che lo hanno adottato come nonno: disegni, pensierini, piccole creazioni che sono stati consegnati alla sua Lidia anche pochi giorni fa. «Le auguriamo di tornare presto a casa in buona salute – gli hanno scritto alcuni alunni monticellesi –. E speriamo di poterci incontrare presto».

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