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CREMONA: LA MAXI INCHIESTA

Caso Martinotti, chiesto il rinvio a giudizio del luminare

Contestati 4 omicidi colposi, un caso di lesioni gravi colpose e truffa aggravata all’Asst Cremona

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

12 Maggio 2021 - 19:00

CREMONA - Nei suoi tredici anni da primario di Chirurgia generale all’ospedale Maggiore, in sala operatoria Mario Martinotti avrebbe effettuato «con grande imprudenza», interventi inutili, complessi, rischiosi, causando la morte di quattro pazienti. Ieri, il pm Milda Milli ha chiesto il rinvio a giudizio del luminare, 64 anni, di Pavia, per quattro omicidi colposi, un caso di lesioni gravi colpose e per truffa aggravata all’Asst di Cremona. I fatti contestati vanno dal 2015 al febbraio del 2019. Il 30 giugno, la prossima udienza.

I CASI CONTESTATI

Giuseppina Zanardi aveva 75 anni. L’11 marzo del 2015 viene portata in sala operatoria: va asportata una lesione pancreatica. Lesione maligna o benigna? Le carte raccontano che la lesione è stata rilevata da una Tac Total Body il 23 febbraio precedente e dalla successiva eco-endoscopia del 27 febbraio. Ma non si fa la biopsia per accertarne la natura. Martinotti procede «con grande imprudenza con la duodenocefalopancreasectomia, intervento di chirurgia addominale più complesso». Ma qualcosa va storto. Il primario avrebbe cagionato una massiva emorragia alla paziente. Giuseppina muore per infezione (stato settico).

Renzo Tanzini aveva 51 anni. Nel 2016 gli viene diagnosticato un tumore al duodeno che ha già infiltrato il pancreas. Martinotti decide di operarlo e la decisione è corretta. Ma il pm gli contesta di aver effettuato anche una colectomia totale, basandosi esclusivamente su una colonscopia senza accertare, attraverso una biopsia, se sia benigna o maligna una lesione ‘non polipoidale’ nel colon. L’8 giugno del 2016, Tanzini viene portato in sala operatoria. Durante l’intervento, insorge una sofferenza ischemica dell’intestino tenue. Secondo l’accusa, il primario non avrebbe fatto una angiografia, esame che gli avrebbe consentito di verificare la natura e la sede della sofferenza vascolare e di intervenire subito chirurgicamente. Opta, invece, per una Tac all’addome. Solo il giorno dopo, Martinotti opera di nuovo il paziente, ma il quadro intestinale è ormai compromesso dall’ischemia. Tanzini finirà in sala operatoria altri sedici volte. Gli verrà quasi totalmente asportato l’intestino. Il 15 agosto muore.

Pasquale Dornetti aveva 78 anni. Nel 2017 si ammala di tumore al fegato. La massa è di notevoli dimensioni. Per i chirurghi del San Raffaele di Milano, non è operabile. Per Martinotti sì. Il 30 giugno, durante l’intervento insorge una complicanza che causa uno stato settico al paziente. Dornetti viene di nuovo operato il 10 luglio. Morirà in seguito ad un episodio acuto cardio-vascolare.

Renza Maria Panigazzi aveva 75 anni. Il 3 dicembre del 2018 va sotto i ferri. Diagnosi: lesione cistica alla testa del pancreas. Martinotti la vuole operare nonostante gli esami, dice l’accusa, avessero accertato la natura benigna della lesione. Non solo: i marcatori tumorali erano negativi. Durante l’intervento, la complicanza: ischemia al fegato. Secondo il pm, il primario non dispone alcun intervento chirurgico, come una epatectomia. Maria muore il 7 febbraio per grave stato settico.

Maria Teresa Gandini, 81 anni, il 30 luglio del 2018 vengono asportati circa 20 centimetri di sigma «senza motivo» e senza il suo «valido consenso». Secondo l’accusa, per giustificare l’intervento, il primario avrebbe falsificato la cartella clinica, indicando le patologie, successivamente attestate anche nell’atto operatorio. Ma le patologie non risultano sia dalla Tac all’addome fatta tre giorni prima dell’intervento, sia dal successivo esame istologico sul sigma asportato. Colon «indebolito permanentemente».

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