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CRIMINALITA' A CREMONA

«Io, in balìa dei banditi. E ora vivo nel terrore»

Parla una delle vittime degli incappucciati. «La lama alla gola, poi la minaccia: ti ammazzo»

Francesca Morandi

Email:

fmorandi@laprovinciacr.it

10 Maggio 2021 - 06:47

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CREMONA - «Da quel giorno vivo nel terrore». Il giorno è venerdì 30 aprile. «Ero appena uscita dal parrucchiere, in via Ceresole».

A che ora?
«Ho ancora lo scontrino: 11,40. Abito nella zona di porta Romana. Solitamente, da via Ceresole, torno in largo Boccaccino».

Quel venerdì, invece?
«Ho proseguito per via Ceresole, in giù. Loro erano seduti per terra dove c’è un palazzo giallo. Avevano la mascherina nera, il cappuccio della felpa nero, erano vestiti di nero. Io sono passata sull’altro lato del marciapiede. Mi hanno chiesto: ‘Signora, per favore ci dà il cellulare?’. In italiano».

Come se a loro servisse per fare una telefonata?

«Sì. Siccome mio figlio mi dice sempre di non darlo, ho risposto: ‘Scusatemi, ma me lo sono dimenticato a casa’».

E tira dritto.
«Mi avvio. Arrivo in Corso XX Settembre, poi corso Pietro Vacchelli, tenendo sempre la mia sinistra».

Arriva a porta Romana

«Poiché doveva passare in lavanderia, dovevo andare per forza in via Ottolini. A metà via, mi sono fermata, perché c’è un balcone con dei fiori bellissimi. Con la coda dell’occhio ho visto che li avevo a due metri. Non ho potuto fare niente, non ho potuto fare niente. Mi sono anche attaccata alla ringhiera del condominio».

Com’è andata?

«Uno mi ha preso subito da dietro e mi ha messo il coltellino alla gola, un coltellino svizzero».

L’altro?

«Mi ha preso per la vita, mi ha strattonato la borsa a mano, si è messo per terra e ha frugato dentro la borsa».

Quello con il coltello mi diceva: 'Ti ammazzo, ti ammazzo

L’hanno minacciata?

«Quello con il coltello mi diceva: 'Ti ammazzo, ti ammazzo’. L’altro non ha parlato».

Altezza?

«Quello con il coltello sarà stato sul metro e 85 ed era giovane, direi vent’anni. Quello che frugava nella borsa era più basso di statura e mi sembrava più giovane».

Lei ha urlato?

«Ho chiesto aiuto, ma non mi sembrava neanche la mia voce, non mi sembrava di urlare».

Passava qualcuno?

«C’era solo una signora all’angolo dall’altra parte. Lei pensava, ho poi saputo, che io stessi male e che questi mi stessero aiutando».

Mascherina e cappuccio non li ha riconosciuti.

«Impossibile».

Ha notato segni particolari?

«La mano di quello che mi puntava il coltellino era di pelle bianca. La mano dell’altro mi sembrava un po’ più scura ed è stato un fulmine: ha frugato nella mia borsa, ha preso due borselli. In uno avevo le tessere dell’Esselunga, il bancomat, nell’altro i contanti: 250 euro. Gli ho dato un calcio negli stinchi, ha preso la roba ed è scappato».

Quello che la minacciava?

«Voleva anche gli anelli che porto all’anulare sinistro. ‘Ti taglio il dito, ti taglio il dito’. Ho pensato: ‘Glieli do, così, almeno, mi molla. Ma gli anelli non si sfilavano. Così, mi ha mollato ed è scappato».

Direzione?

«Sono scappati verso via Lamo. Lì dietro c’è un parco dove vanno a portate i cani, ma lo chiamano anche il parco dei tossici. Nella via c’erano due signori con un camioncino, li hanno visti scappare, ma non sono riusciti a fare nulla».

Quanti anni ha?

«Settantatré»

Con un coltellino puntato alla gola, ha pensato di morire?

«Sì e ho subito pensato a mio figlio»

Sono arrivati i carabinieri.

«Sono stati meravigliosi, di una grande umanità. Uno mi ha abbracciato, consolato, tranquillizzato. Mi ha detto che potevo essere la sua mamma».

Poi ha presentato denuncia all’Arma

«Sì e nel pomeriggio, con mio figlio sono andata a vedere nel parchetto in via Lamo. C’era una signora che mi ha detto: ‘Ho visto delle tessere in via Novati, angolo via Genala’. Siamo andati a vedere. Erano le mie tessere dell’Esselunga, della farmacia. Le avevano abbandonate su un muretto».

Dal 30 aprile come vive?

«Terrorizzata. Cammino guardando davanti, di lato e dietro. I primi due giorni non sono uscita, tapparelle abbassate. Mio figlio mi ha detto: ‘Esci, riprendi la tua vita’. Lo faccio, ma fin che non li prendono, io vivo nel terrore».

Immagino che lei riveda di continuo la scena

«Te li senti addosso, sembra che te lo facciano ancora. Ho così paura che...».

Che?

«Sabato mattina esco di casa. Mi passano davanti due che sembravano i rapinatori. Non riuscivo più ad andare né avanti né indietro».

Paralizzata.

«Paralizzata. Ad una mia vicina di casa ho detto: ‘Vagli dietro’. Sono entrati in un negozio, sono usciti con uno scotch. Oddio, lo scotch!».

Chi erano?

«Due lavoratori».

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