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La pandemia sulla pelle per non dimenticare

In molti si sono tatuati immagini evocative come l’infermiera che culla l’Italia o le iniziali di famigliari o amici scomparsi

Lucilla Granata

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readazione@laprovinnciacr.it

11 Giugno 2021 - 06:15

La pandemia sulla pelle per non dimenticare

CREMONA - Il lungo periodo di lockdown ha avuto effetti profondi sulla gente: per molti è stato terribilmente invasivo; per tutti è entrato a far parte di un pezzo importante di vita che difficilmente dimenticheranno. E così sono già tanti quelli che hanno deciso di portare sulla pelle un’immagine simbolica di ciò che il Covid ha lasciato loro, o gli ha tolto per sempre. «Il più chiaro riferimento al Covid lo abbiamo tatuato sulla pelle di un operatore sanitario — spiega Wiliam Veneziani, titolare dello studio New Magia di Corso Mazzini a Cremona —. Si tratta del simbolo stesso della pandemia. L’infermiera che culla come un bambino l’Italia. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che questa persona ha deciso di fare sua per sempre. Sicuramente in tanti sono stati molto colpiti da quanto è successo. E così ci hanno chiesto spesso anche di tatuare frasi che potessero dare forza — continua Veneziani —. Frasi brevi e incisive sul tema della vita, del coraggio, della speranza. Poi si, alcuni ci hanno chiesto iniziali o nomi di chi hanno perso, ma questo succedeva anche prima della pandemia. Può essere aumentato come trend, visto che purtroppo ci sono state tante vittime, ma i tatuaggi commemorativi ci sono sempre stati».


Pippo Mandala, dello studio Unsacred Tattooing di via Cadore, aggiunge: «Diciamo che sono sempre esistiti due tipi di persone che scelgono di farsi un tatuaggio: quelli che lo vedono e lo concepiscono esclusivamente come un abbellimento del proprio corpo e quelli che invece ne fanno uno solo nella loro vita ed è appunto per ricordare, per fissare in modo definitivo un accadimento o una persona. Il secondo caso è quello che riguarda il periodo del Covid. Devo dire che a me non è capitato di tatuare infermieri o operatori sanitari nello specifico, ma soprattutto persone che hanno magari perso qualcuno e si sono incisi sulla pelle l’iniziale o un disegno che rappresentasse il loro caro. Per esempio una ragazza, che ha perso la zia a cui era molto affezionata, mi ha fatto tatuare un paio di forbici, perché in vita la zia era una sarta e così ha pensato di ricordarla per sempre con uno strumento che ben la rappresentasse».


Anche Andrea Serra dello studio Black Dragon Tattoo di via Manzoni conferma questa tendenza post pandemica. «Sicuramente c’è stata una grande ondata emozionale, soprattutto dopo il primo lockdown. È normale. È stato un evento che ha stravolto le vite di tutti. Ai tatuaggi si dà spesso questo ruolo di fissare per tutta la vita, qualcosa che ci ha segnati. E così spesso ci è capitato nell’ultimo anno di tatuare iniziali di persone che se ne sono andate, nomi interi anche. Oppure disegni che rappresentassero la persona cara che non c’è più. Spesso ci hanno chiesto di disegnare una stella. Quella che magari brilla in più nel cielo dopo che qualcuno che si amava se ne è andato per sempre». Nomi, iniziali, disegni, frasi. Scelte diverse per un unico scopo: incidere sulla pelle, per sempre, un evento che in modo diverso ha segnato tutti, tutti ha colpito e nessuno potrà dimenticare.

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