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17 dicembre

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

19 Dicembre 2017 - 04:05

IL CASO
Ecco perchè non darò più il 5 x mille alla Onlus cremasca 'Arischiogatti'
Stimato direttore,
fin da quando ero una bambina ho sempre amato gli animali, sopratutto cani e gatti, per il semplice fatto che li considero dei veri amici, amorevoli, sensibili e intelligenti e che non tradiscono mai. Cagnolini in casa ne ho sempre avuti, attualmente ne ospito tre non ‘griffati’ . Ultimamente però le mie attenzioni si sono spostate verso una nutrita colonia felina formata da circa una decina di individui che stabilmente vive nei pressi di casa mia creando non pochi problemi anche di natura sanitaria.
Oltre ad aver segnalato il problema all’ufficio comunale di Camisano e successivamente al rappresentante della polizia locale (senza esito alcuno), vengo a sapere che a Crema esiste un’associazione denominata Arischiogatti onlus con tanto di logo che invita a devolvere il 5×1.000 della dichiarazione dei redditi. Ottima idea pensai, dal prossimo anno daremo una mano al gruppo degli Arischiogatti. Perché non porre il problema della colonia felina all’associazione sopracitata? Dopo un primo contatto con una volontaria che con tono mieloso si era prestata raccontando per filo e per segno le modalità tra cattura, sterilizzazione e reinserimento dei felini nel luogo di dimora, seguirono altre quattro telefonate ma della volontaria neppure l’ombra, svanita nel nulla, che delusione. In virtù di quanto sopra riportato e alla naturale perdita di fiducia, dal prossimo anno difficilmente verserò il 5×1.000 all’associazione Arischiogatti onlus.
Ornella Pederzoli
(Camisano)

Sono certo che questa sua lamentela non resterà senza risposta da parte degli interessati.

LA POLEMICA
Le bufale (anche di Stato) ci sono sempre state
Caro direttore,
le chiedo ospitalità per poter esporre le mia idea su quello che è diventato l’argomento delle ultime ore. Negli ultimi giorni ho appreso dalla stampa che il Governo ha scoperto e denunciato il segreto di Pulcinella nonché male di nostri giorni: «sui social network ci sono le fake news» (o bufale, per dirlo con un idioma romanesco). Per capire la genesi delle bufale, però, bisogna fare un passo indietro fino a quando la rete non era sviluppata come oggi e i primi blog d’informazione ‘alternativa’ e i primi siti vedevano la luce artefatta degli schermi da 15,6’’.
L’intuizione fu geniale: guadagnare soldi attraverso un hobby. E lo sforzo è stato davvero minimo: è bastato concedere spazi pubblicitari sulla propria pagina web ad aziende che volevano reclamizzare il proprio prodotto. Ovviamente, tante visualizzazioni (click) equivalgono a tante entrate (soldi). Il trucco ideato per guadagnare di più non fu quello di invogliare gli utenti ad entrare nel proprio sito migliorando lo spazio web proposto, ma generando curiosità nell’utente attraverso titoli proditorii, come «una notizia bomba», «uno scoop sensazionale», «non potete credere cos’è successo», «leggi questa notizia prima che venga censurata».
In fondo, tutti noi siamo attratti dai titoli roboanti ed in effetti è alla base del giornalismo invogliare la lettura del proprio articolo attraverso un titolo d’impatto. Il passo successivo è stato quello di creare siti web ad-hoc con lo scopo di divulgare il più possibile notizie totalmente inventate, con l’unico proposito di generare ancora più click e, quindi, ancora più soldi. E più le notizie sono palesemente false, più i click aumentano. I social network ed il loro sviluppo vertiginoso hanno fatto da cassa di risonanza a questi siti che, nel tempo, sono diventati una vera e propria miniera d’oro. E di voti, pare. Perché la tendenza degli ultimi mesi è quella di ricercare nelle bufale internettiane i motivi degli insuccessi elettorali, soprattutto dopo la vittoria di Trump alle presidenziali americane di un anno fa.
Ma in realtà le bufale ci sono sempre state e sempre ci saranno, perché sono una fonte inesauribile per tutti, non solo per chi vive di click. La narrazione politica e, di riflesso, quella giornalistica, individua in quei siti specializzati nella produzione di bufale il nemico pubblico numero uno, rei di avvelenare il clima di una società già fortemente provata dalla crisi. Ma in realtà è già stato dimostrato con i fatti come siano i più importanti network i più grossi ‘spacciatori’ di fake news, con l’intento di indirizzare l’opinione pubblica o in qualche modo mitigarla, rassicurarla, influenzarla. Impossibile non citare la madre di tutte le bufale: le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Armi che ci hanno giurato fossero nascoste in qualche arsenale irakeno ma che in realtà non si sono mai trovate. Ma quella bufala ha avuto il merito di ammorbidire la posizione dell’opinione pubblica di fronte ad un possibile evento bellico che effettivamente ebbe luogo e che produsse distruzione e centinaia di migliaia di morti e profughi e un’escalation di violenza e danni collaterali negli anni avvenire. Avvolgendo idealmente le lancette dell’orologio fino ad un anno fa, ricorderemo tutti con qualche piccola apprensione la campagna elettorale per l’appuntamento referendario sulla revisione costituzionale voluta dall’allora Governo Renzi. E ricorderemo anche come politici, economisti, Confindustria, fossero tutti uniti nel tentativo estremo di influenzare l’opinione pubblica raccontando con dati alla mano molto precisi l’Apocalisse economica a cui saremmo andati incontro se avesse vinto il No.
Il No ha vinto e l’apocalisse non è arrivata.
Diego Storti
(Ostiano)

L’opera al Ponchielli
La città della musica non offre bel canto
Signor direttore,
dopo aver letto le opinioni su Rigoletto, io esprimo quanto segue su tutta la stagione operistica, serata di gala Cenerentola il mio primo giudizio: anche quest’anno siamo fritti. Se questa è la prima il peggio deve ancora venire. Ettore Maiorana: opera nuova, trama ben spiegata, musica a volte un po’ metallica ma nell’insieme accettabile. Carmen: assurdo ambientarla in Bosnia con Carmen vestita come una ragazzina del sabato sera a Rimini e il Torero che si presenta in mutande e accappatoio, una mancanza di rispetto per il pubblico e le voci sempre di basso livello. Flauto magico: trasformare una foresta con folletti e fate in una camera da letto con carcerati che entrano e escono dall’armadio accompagnati da 3 colonne corinzie egiziane, mah. Che fantasia!
Rigoletto: il baritono un manico di scopa senza arte scenica e la voce con le varie pecche. Sono 60 anni che frequento il teatro, gli artisti come Del Monaco, Magda Oliveri, Protti per citarne alcuni non si possono reinventare. Ma non si fare pagare 55 euro di biglietto e presentare degli spettacolini da oratorio. Non una voce di alto livello su 5 opere ed in più sceneggiature assurde. Ma più assurdo è vedere che si accettano queste cose. Nessuno è mai entrato in un museo a modificare un quadro o cambiare i vestiti alla primavera del Botticelli, perché nella lirica succedono queste assurdità?
Questa volta penso proprio che appenderò il mio abbonamento al chiodo e mi accontenterò di ascoltare buona musica dai miei dischi. Cremona sarà pure la città della musica ma non della lirica e del bel canto.
Silvia Maffezzoni
(Cremona)

Io ho visto tutte le rappresentazioni fin qui proposte e non sono assolutamente d’accordo con il suo giudizio.

Come cambia Santa Lucia
Ci si accontentava ora si chiede molto
Egregio direttore,
un tempo, per noi di provincia, regali immutabili nel giorno di Santa Lucia si riducevano a due: sottanine per le femminucce e pantaloncini per i maschietti. Cui s’accompagnava un piatto fondo cucina con qualche dolcetto e qualche mandarancio. Tutto qua. Ora sono soddisfatti solo se ricevono in dono un cellulare.
Achille Conti
(Cremona)

Cagnolina salvata
Amici degli animali. Siamo sempre di più
Signor direttore,
Orzinuovi: «Cagnolina aspetta i padroni sotto la neve». Grazie di cuore a chi si sta prendendo cura di lei.
Per fortuna, noi, amanti degli animali, siamo sempre di più!
Lorenza Monti
(Castelleone)

Sermone di Meister Eckhart
Riflessione natalizia del XIII Secolo
Signor direttore,
in questo tempo che precede il Natale, voglio proporle una riflessione tratta da un sermone di Meister Eckhart, Turingia secolo XIII: «Il sole getta la sua chiara luce su tutte le creature ed esse lo attirano in sé e tuttavia esso non perde niente della sua luminosità. Parimenti tutte le creature si privano della propria vita per il proprio essere. Tutte le creature si portano nel nostro intelletto per essere in noi spiritualmente. Noi soltanto procuriamo di nuovo tutte le creature di Dio. Guardate cosa noi tutti inconsciamente facciamo!».
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Lungodegenza a Viadana
A rischio di chiusura. Spiegateci il perché
Egregio direttore,
dopo aver trascorso tre settimane circa all’Oglio Po senza tv e senza giornali, da alcuni giorni sono ricoverato al lungodegenza di Viadana. Su ‘La Provincia’ del 21-11 leggo ‘lungodegenza a rischio chiusura’. Qui ci sono scoramento e delusione sia tra il personale di servizio che tra i degenti, qualcuno può farci conoscere le motivazioni in questione?
Angelo Rosa
(Viadana)

Dopo l’uscita di Trump
L’Europa si schieri con i palestinesi
Egregio direttore,
ci troviamo a vivere tempi bui, bastano alcuni cosiddetti potenti della terra per buttarci nel Medioevo. Gli americani si sono dati un presidente con molti problemi psichiatrici e comportamentali. Non bastavano i vari fronti di guerra, ci voleva l’uscita su Gerusalemme capitale esclusiva di Israele. Gli americani lo hanno scelto, possono anche eliminarlo, anche Hitler vinse ben due elezioni nel ’28 e nel ’32 addirittura con l’80%. Abbiamo visto cosa ha combinato. Vista l’attuale debolezza personale di Trump (anche lui figlio di tedeschi) l’Europa dovrebbe cogliere l’occasione (unitamente) ai paesi asiatici per dichiarare la Palestina libero stato dei palestinesi e Gerusalemme est la loro capitale. Trump fa da solo, può farlo anche l’Europa senza timidezza. Siamo stufi di pensare all’America come nazione guida, non ne ha più né la forza economica né morale, è in decadenza e tra pochi anni sarà soppiantata in tutto dalla Cina. Degli israeliani e dei suoi governanti sapete come la penso e questo episodio accettato come una vittoria me li rendono ancora più invisi, potevano dire: con i palestinesi troviamo noi un accordo.
Domenico De Lorenzo
(Cremona)

Radicali, raggiunta quota 3.112
Grazie ai cremonesi che hanno aderito
Signor direttore,
il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito ha raggiunto le tremila sottoscrizioni prescritte entro il 31/12/2017 dalla Mozione Generale approvata con maggioranza qualificata dal 40° Congresso del Partito tenutosi nel carcere di Rebibbia. Più precisamente, alla data del 13/12/2017, gli iscritti al Partito Radicale erano 3.112. La presidenza del Partito Radicale rivolge un sentito ringraziamento ai 3.112 iscritti, ed ai militanti del partito che hanno collaborato alla raccolta. Mentre si attendono tutte le altre iscrizioni che stanno via via pervenendo tramite conti correnti postali e bancari, si apre la raccolta delle iscrizioni per il 2018 e si dà inizio al lavoro organizzativo del 41° Congresso ordinario del Partito Radicale, che si celebrerà al termine della raccolta delle almeno tremila iscrizioni 2018. Per quanto mi compete, vorrei ringraziare tutti i cremonesi che hanno voluto corrispondere positivamente al nostro appello. Trattasi di persone provenienti da diversi orientamenti politici e che, in gran parte, si sono iscritti per la prima volta. Di questi tempi, l’iscrizione ad un partito che rivendica con fierezza il suo essere soggetto politico transnazionale e transpartito, e quindi non concorrente sul piano elettorale, rappresenta un segnale di grande fiducia e speranza perché si rafforzi sempre di più, in Italia e nel mondo, l’obiettivo della transizione verso lo stato di diritto, democratico e federalista, fondato sul diritto universale alla conoscenza.
Sergio Ravelli
(Cremona)

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