L'ANALISI
30 Marzo 2026 - 16:27
L’intelligence a protezione dell’industria rappresenta da sempre un pilastro strategico fondamentale per la sicurezza nazionale e la competitività economica, specialmente nel contesto attuale caratterizzato da trasformazioni digitali (Industria 4.0) e da crescenti minacce geopolitiche. Essa non si limita alla difesa da spionaggio, ma include anche l’analisi dei rischi, la tutela del know-how scientifico e tecnologico e la capacità di leggere i cambiamenti in atto per prevedere situazioni future.
È di questi giorni la notizia che un cittadino americano ha guadagnato otto milioni di dollari vendendo canzoni che in realtà non esistono: brani creati da intelligenze artificiali, passati per originali su piattaforme di streaming. Non si tratta di un hacker che ha violato qualche sistema, ma di un fenomeno nuovo, inquietante e in crescita nel mercato della musica digitale. Dietro questi guadagni si nasconde un sistema complesso di frodi, che coinvolge artisti e gestori di piattaforme che, secondo alcune stime, muove cifre superiori ai due miliardi di dollari nel mondo.
Le canzoni fake sono tracce audio create da algoritmi che imitano voci, stili e strumenti di musicisti reali. Questi brani vengono caricati automaticamente da bot sulle piattaforme di streaming e presentati come pezzi autentici. Lo scopo? Far crescere il numero di ascolti e guadagnare con le royalties o i pagamenti per stream. In pratica, si crea un circuito artificiale che gonfia le riproduzioni senza che ci sia un vero artista o una vera produzione musicale perché a creare questa massa di note ci sono software di machine learning che imparano i pattern musicali e li riproducono con un realismo sorprendente, rendendo difficile per le piattaforme riconoscere cosa sia vero e cosa non lo sia.
Da tempo le piattaforme di streaming hanno aumentato i controlli per fermare gli abusi, ma i truffatori si stanno dimostrando più abili e rapidi, cambiando tattica e anticipando le nuove regole che i parlamenti stanno approntando per arginare il fenomeno.
Contrastare queste frodi richiede investimenti e collaborazione sinergica tra case discografiche, società tecnologiche ed altri attori del settore per arrivare a risultati apprezzabili in questa corsa contro il tempo tra gli algoritmi che creano musica “falsa” e la creazione di nuove tecnologie capaci di riconoscerla.
Le frodi basate sull’intelligenza artificiale aprono inoltre scenari giuridici complicati anche perché non è così semplice identificare chi muove i fili dei bot da una parte e dimostrare la volontà di frodare dall’altra: le leggi attuali faticano a definire chiaramente chi sia il “responsabile” quando a creare contenuti “falsi” sono gli algoritmi senza personalità giuridica.
Altro aspetto non secondario riguarda la natura globale del fenomeno che rende più difficile intervenire, perché i server possono trovarsi in Paesi diversi, con normative sulla proprietà intellettuale e sulle fake news che variano molto da Stato a Stato.
Di questi ed altri aspetti se ne parlerà il 17 aprile nell’Incontro “Musica e Intelligence” presso la Biblioteca Statale di Cremona dove interverrà il dott. Enzo Mazza (Federazione Industria Musicale Italiana) con la relazione “Le evoluzioni dell’intelligenza artificiale generativa nel mondo della musica e il loro impatto sul mercato”.
L’Incontro “Musica e Intelligence” di aprile – ha dichiarato il prof. Fabio Perrone, presidente della commissione MUSINT della Società Italiana di Intelligence – desidera approfondire diversi aspetti che hanno legato la musica e l’intelligence nel tempo offrendo nuovi spunti di riflessione e, soprattutto, di ricerca universitaria.
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