L'ANALISI
02 Febbraio 2026 - 11:17
CREMONA - Non so se Emil Audero è d’accordo, ma quella con l’Inter è una sconfitta indolore. Accettabile nel punteggio, senza conseguenze in classifica dato che anche le ultime quattro hanno perso. Mettiamoci che Nicola aveva la bellezza di cinque giocatori di movimento in panchina e una lista di indisponibili allungata dal forfait di Vandeputte, e ci possiamo risparmiare i musi lunghi. Poteva andare peggio alla Cremo, e molto peggio ad Audero, stordito dopo tre minuti del secondo tempo dal più preciso dei molti petardi lanciati in campo dai tifosi dell’Inter. La preoccupazione è stata fortissima, ma Emil dopo pochi minuti è tornato al suo posto, pur semiassordato a un orecchio.
Sconfitta senza gravi conseguenze per nessuno, insomma. Però, c’è sempre un però. E stavolta è che però io non ho visto la Cremo che speravo di vedere. Una Cremo attenta nelle marcature, per esempio, invece di farsi sorprendere da Martinez che su calcio d’angolo viene ignorato come se fosse un raccattapalle. Una Cremo ruggente sul piano agonistico, tanto per far capire all’illustre avversario che per vincere avrebbe dovuto mettere a rischio le altrettanto illustri caviglie. Invece di grigiorossi che in qualche caso sembravano avvicinarsi ai sempre illustri avversari con l’aria di volergli chiedere l’autografo. Certo, c’è da dire che l’arbitro ha diretto come se gli illustrissimi ospiti se lo fossero portato con loro sul pullman.
Così invece della partita che speravo di vedere, e che sarebbe stata l’unica partita che si sarebbe forse potuto evitare di perdere, si è visto il comodo monologo nerazzurro. In mezzoretta l’Inter aveva già messo il cappello sul risultato. Nel quarto d’ora fra un gol e l’altro la Cremo nel suo piccolo aveva accumulato qualche modesto motivo di rimpianto. Il tiro di Terracciano fuori bersaglio poco dopo il gol di Martinez, il contropiede sprecato da Vardy poco prima del raddoppio di Zielinsky. Sul cui tiro, robusto ma centrale, Audero forse era coperto. Gioco partita incontro, con un’ora d’anticipo.
Niente altro da segnalare, fino a quando i nerazzurri decidono che è ora di abbassare la saracinesca davanti a Sommer. La Cremo racimola quel po’ di energie che le restano fra chi gioca dall’inizio, compreso Maleh che debutta in modo decoroso, e chi subentra. Come Milan Djuric, che nell’ultimo quarto di partita dimostra di poter essere utile con sponde, torri e presenza in area. La partita potrebbe perfino avere un imprevedibile sussulto quando la Cremo con Zerbin fa finalmente un tiro degno di questo nome, che però prende in pieno il palo. E se in certe situazioni non ti dà una mano nemmeno la suerte, non hai proprio scampo.
Niente di rotto, ma la scommessa è ancora aperta, tutto sta a vedere chi, fra la Cremo e le altre aspiranti alla salvezza, si sveglierà per prima. Non c’è garanzia che la concorrenza continui a giocare per noi. La Cremo si deve ritrovare, sperando anche in novità nelle ultime ore di mercato. Inter o non Inter, uscire dallo stadio dopo una sconfitta pensando che poteva andare peggio è brutto segno. Ogni sconfitta deve fare male, deve bruciare, guai abituarsi a perdere.
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