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Juvi Ferraroni in serie A2, la visita in redazione: «Siamo una famiglia che non si accontenta»

Ospiti al giornale il presidente Enrico Ferraroni, il dirigente Ettore, il vicepresidente Mattia Barcella, il team manager Luca Soldi e la guardia Marco Bona all'alba della promozione

Fabrizio Barbieri

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fbarbieri@laprovinciacr.it

21 Giugno 2022 - 05:00

CREMONA - L’accarezzano, la guardano come se fosse una bella donna. È la coppa della promozione in serie A2, la prima storica che la Juvi Ferraroni metterà in bacheca. E la tappa nella redazione del quotidiano La Provincia è una sorta di rito propiziatorio. All’ingresso è tra le mani del presidente Enrico Ferraroni, dopodiché passa tra le braccia del dirigente Ettore Ferraroni, del vicepresidente Mattia Barcella, del team manager Luca Soldi e del giocatore Marco Bona tutti accolti con i fasti dei vincitori dal direttore Marco Bencivenga. E proprio davanti al suo ufficio c’è il primo incontro con un altro personaggio di passaggio nei nostri uffici Beppe Bettella, titolare dell’azienda agricola di famiglia e re dei salumi. «Le mie coppe sono diverse, ma per ottenere questa ci vuole più fatica...» dice ridendo al presidente Enrico Ferraroni.

Enrico ed Ettore Ferraroni sollevano il trofeo di campioni di serie B


Poi i discorsi si fanno più seri nella sala delle conferenze del giornale. «È stato bello vedere tanta gente sugli spalti» attacca Mattia Barcella. «Durante questi playoff abbiamo salutato tanti ex ragazzi che hanno sempre portato nel cuore la Juvi. Purtroppo c’è un vuoto generazionale negli anni in cui l’attività è si è quasi fermata. Poi l’arrivo della famiglia Ferraroni ha fatto ripartire l’entusiasmo e sono arrivati risultati pazzeschi. Questa è stata la stagione perfetta, proprio nel settantesimo anniversario della società».


È chiaro che in serie A2 la dimensione sia diversa: «Affronteremo squadra che hanno fatto la storia. La Fortitudo Bologna è sempre stata un mito e ora giocherà contro la Juvi. Sono a pensarci vengono i brividi». Il segreto della Juvi è l’unità, sia societaria che in campo. «Siamo quattro cugini» dice Ettore «legati da sempre. Abbiamo iniziato giocando nel cortile che è poi diventato il cuore della nostra azienda. I nostri genitori erano uniti e noi ci sentiamo parte di una grande famiglia. Siamo da sempre sportivi, legati alla Cremonese ovviamente per la presenza di Ettore (quello che giocava a pallone) e di suo padre Eraldo. I colori grigiorossi sono nel nostro cuore e da giovani andavamo anche a vedere la Juvi con la nostra Vespina. Poi sono passati gli anni e ora siamo qua con questa coppa in serie A2».


E l’arrivo dei Ferraroni ha cambiato tutto come spiega Enrico. «Siamo partiti dal basso e questa è stata la nostra forza. Non abbiamo saltato categorie. Ci siamo iscritti al campionato di Promozione all’ultimo momento e da lì è partito tutto. Il basket è diventato il nostro punto di riferimento. Siamo saliti in Serie D, in C Silver, poi in C Gold, in B e ora in serie A2. Il tutto in meno di dieci anni. Con i ragazzi abbiamo sempre avuto un rapporto schietto, di amicizia. Ci siamo strutturati un passo alla volta e ora siamo qua. Nessuno si è mai posto il problema della categoria. La nostra famiglia non ama la mediocrità. Lottiamo sportivamente per ottenere sempre il massimo. La serie A2 è un traguardo quasi impensato, ma bellissimo. Non c’è mai stato un pensiero, né una preoccupazione. Andiamo avanti, sappiamo di essere gli ultimi arrivati in questa categoria. Faremo il possibile. Adesso godiamoci la festa. Naturalmente siamo pronti ad aprire le porte a sponsor o aziende che ci vogliano dare una mano».


Ma cosa rappresenta la Juvi lo spiega Luca Soldi: «Un piccolo universo. Un senso di appartenenza a un simbolo. Tanti anni di storia. Anche le nostre squadre spesso hanno avuto questo spirito. In questo campionato la differenza l’hanno fatta proprio quei ragazzi che si sono calati nella parte. Tutti hanno pensato al bene della squadra e non alle loro statistiche. C’è un forte senso di appartenenza, compresi i tifosi che sono una delle nostre forze».

I giocatori della Juvi al PalaRadi dopo la conquista della serie A2


La promozione più bella non sempre è l’ultima. «Forse la prima» dice Barcella. «Siamo partiti in pochi giorni, non pensavamo nemmeno di poter disputare un campionato. Ci avevano pronosticato la serie C, poi in realtà all’ultimo giorno c’è stato il posizionamento in Promozione. Siamo partiti dalla base, abbiamo costruito una squadra grazie ai ragazzi del Telli che stavano per partire con il Cral. La prima partita abbiamo giocato contro la Floris al PalaBosco, c’era la polizia, la protezione civile, sembrava si muovesse l’orda dei barbari... Da lì siamo partiti ma arrivare alla fine non è stato così semplice. abbiamo vinto un campionato non scontato. Poi ci siamo strutturati e salire è stato più ‘semplice’. L’ultimo salto è stato durissimo ma meritato».

Fabrizio Barbieri, Luca Soldi, Enrico Ferraroni, Mattia Barcella, Ettore Ferraroni, Marco Bona, Marco Bencivenga e Ivan Ghigi


E forse inaspettato. «A inizio anno coach Crotti ci ha detto che potevamo essere promossi» dice Ettore. «Ci siamo guardati e abbiamo fatto una riflessione dopo l’incontro tra tutti i dirigenti. Pensavamo di aver scelto un tecnico troppo esigente, come mire troppo alte. Alla fine invece ha avuto ragione ed è stato bravissimo a calarsi nella nostra realtà. Ha capito cosa vuol dire essere juvino. Di certo ci aveva visto lungo...».


La serie A2 sarà tutta diversa. «Dovremo strutturarci meglio. La società dovrà crescere» ribadisce il presidente. «Serviranno nuove figure ma senza perdere di vista la nostra realtà. Certo anche la squadra dovrà essere modificata. Qualcuno resterà, vogliamo ripartire con uno zoccolo duro. I due cremonesi Marco Bona e Elvis Vacchelli hanno carta bianca. Possono proseguire a giocare, diventare dirigenti, basta che continuino a vestire la maglia oroamaranto. Per loro posto ci sarà sempre. Ripartiamo da coach Alessandro Crotti e dalla solidità della società. Il Consorzio Sistema Basket? Hanno avuto un’esperienza con la Vanoli, ora non sono più in quella realtà. Saremmo felici se vorranno unirsi a noi».


Ed è già tempo di derby: «Sarà una gara particolare. Quello è certo. La rivalità fa parte dello sport. Poi non si sa mai. Magari la Federazione ci dividerà... Intanto ci hanno fatto i complimenti e abbiamo apprezzato. Forse la partita più difficile sarà dividerci i tempi e gli spazi al PalaRadi. La nuova serie A2 è in via di costruzione. Ci saranno tante retrocessioni per creare solamente due gironi dal prossimo anno. Dobbiamo pensare a fare punti, a prescindere dall’avversario». Soldi conferma anche la divisa: «Quella di questa stagione è bellissima. È stata premiata durante le Finali di coppa Italia. C’è un elemento storico che la lega al passato, ma con uno sguardo al futuro. Come la nostra società».

Marco Bona con il figlio Tommaso

«Il mio futuro? Ci sto pensando». Marco Bona ha lo sguardo un po’ malinconico. La promozione in A2 è stato un traguardo bellissimo, poi però serve conciliare la vita di tutti i giorni con un impegno decisamente più pesante. «A 33 anni vorrei iniziare a pensare al lavoro» scherza la guardia cremonese. «Questa maglia per me vuol dire tanto. Il cuore dice di andare avanti, ma serve poi fare i conti con la testa. La serie A2 vuol dire trasferte più lunghe, qualche allenamento in più. Un impegno da professionisti di fatto. Spazio per fare un’altra attività non c’è. Quando sono arrivato alla Juvi eravamo in serie C e la scelta era proprio in quell’ottica, ovvero avere più tempo per organizzare la mia vita extra campo. Dopo sei anni mi ritrovo in serie A2, è bellissimo ma devo fare delle riflessioni serie».


Il piccolo Tommaso scorrazza felice per la redazione e anche lui non ha ancora deciso cosa fare: «Gioco a calcio e basket, sono bravo in tutti e due. Non so cosa mi piace di più» e scoppia la risata generale. Sulle qualità del padre invece c’è poco da discutere, ma in questi anni ha dovuto cambiare il suo modo di stare in campo. «È vero che quando sono arrivato era forse il punto di riferimento principale. Avevo tanti tiri a disposizione. Con l’aumentare delle categorie le cose sono cambiate. Mi sono adattato a diventare più parte del gruppo e anche le responsabilità degli altri sono aumentate. In questa stagione abbiamo sempre avuto interpreti principali diverti. Tutti hanno dato un contributo decisivo».

La guardia nella finale contro il San Miniato


Vero che le palle più pesanti poi finiscono nelle sue mani: «Sì, ma posso arrivare più lucido nei momenti decisivi. Un vantaggio per tutti. Sono cresciuto anche nella fase difensiva in questi anni».
Poi gli Oscar della stagione. «Nasello mi ha impressionato. Sapevo fosse un ottimo giocatore, ma si è dimostrato un elemento chiave. Sa fare tutto in campo. A volte una difesa, altre un rimbalzo, altre ancora un tiro. Con lui metto Elvis Vacchelli. Siamo i due ragazzi di Cremona e vincere un campionato entrambi da protagonisti è una gioia immensa. Lui nell’ultima gara ha dimostrato tutto il suo valore. In serie C potrebbe andare regolarmente in doppia cifra e invece preferisce giocare da vice play e mettersi a disposizioni. È unico sia in campo che nello spogliatoio». E si arriva alle dediche: «Sono tante. A mio figlio Tommaso, a mia madre Luisa. A tutto il gruppo squadra e a questa splendida dirigenza. E poi ai tifosi e a tutto lo staff fino al magazziniere Berto che facciamo arrabbiare spesso ma è una figura importante».

I playoff sono stati un tour de force. «Onestamente sono stati particolari. Nella prima serie con Alba abbiamo avuto qualche difficoltà in trasferta ma siamo riusciti a gestirle. La sfide contro Omegna sono state meno difficili di quanto ci aspettassimo. La svolta è stata la rimonta nella prima gara all’esordio. Ci siamo trovati sotto di 18 ma non abbiamo perso la testa e siamo risaliti fino al successo. Poi le altre due gare abbiamo sempre avuto l’inerzia dalla nostra parte. In quel momento ci siamo sentiti quasi sollevati. Inconsciamente abbiamo pensato che l’avversaria più ostica fosse superata. Poi con San Miniato siamo partiti bene, con una vittoria in trasferta e tutto sembrava essere in discesa. In realtà i toscani si sono dimostrati una squadra tostissima, che ci ha battuto (l’unica volta in tutti i playoff) facendoci un po’ tornare sul pezzo. Le altre due partite sono state complesse, durissime, difficili, piene di falli. Forse anche troppi... È stata una battaglia che abbiamo saputo vincere. Ma onestamente l’Etrusca ha fatto una grande serie. Noi siamo stati più bravi ma possiamo solo fare i complimenti ai nostri avversari».


Adesso in A2 sarà tutto diverso. «Servirà costruire una squadra per la categoria. Ci saranno tante variabili diverse. Per la prima volta arriveranno due americani che alla fine cambiano un po’ il livello. Sono quelli che alzano il livello di atletismo e di fisicità. Una nuova avventura, ma bellissima». Ora resta solo da capire se Marco Bona ne farà parte.

FOTO: FOTOLIVE/SALVO LIUZZI

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