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LA STAGIONE DI INFINITY 1

Van De Sfroos, canzoni che profumano di lago

Il cantante con la sua orchestra folk ha incantato la platea con storie di cultura e dialetto lombardi

Luca Muchetti

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redazioneweb@laprovinciacr.it

08 Marzo 2026 - 08:27

CREMONA - «Che rumore fanno i ricordi? Quello dei panni stesi col vento forte, o quelli di una marmitta rotta? Forse uno scricchiolio della sedia a dondolo? Oppure stanno in silenzio, vicino alla tovaglia, fra bicchieri da riempire o riempiti fin troppo». Davide Van De Sfroos pennella di poesia le oltre due ore di concerto che ieri sera hanno fatto sfiorare il tutto esaurito al teatro Infinity 1 di CremonaFiere per una nuova tappa del Folkestra Tour.

infinity

«La prima fila è invariata dall’inizio del tour, ma rivolgo un grande grazie anche a tutte le retrovie», scherza dopo aver aperto il concerto con un trittico di canzoni composto da ‘Nona Lucia’, ‘Madam Falena’ e il primo dei suoi grandi classici suonato nella serata, ‘Pulenta e galena fregia’, una ballata che racconta la malinconia del giorno dopo la festa. Il tour di Folkestra mette insieme una scaletta fatta di capitoli solitamente meno battuti dal vivo così come di successi del repertorio di Van De Sfroos, suonati dagli storici musicisti che seguono il cantante insieme a una piccola, ma potente orchestra.

orchestra

Il punto di contatto è all’incrocio di due mondi: l’essenzialità e l’energia che da sempre caratterizzano questo folk rock, cantato nel dialetto dell’area occidentale del Lago di Como, incontrano gli arrangiamenti ampi e ariosi degli archi, sonorità che dilatano gli scenari e fanno respirare aria nuova alle canzoni.

È una musica composita, porosa e popolare che recupera i suoni dell’Irlanda, del Messico, di Cuba, di New Orleans e — nei momenti più epici — certe atmosfere orchestrali vicine alla musica da film.

La scelta di una cover, posta a metà serata, è ben rappresentativa di questo modo di intendere lo spartito: ‘Chan Chan’ del Buena Vista Social Club piove sul pubblico in una originale ma rispettosa rilettura che di lì a poco cederà il passo ai serrati ritmi zydeco di ‘E semm partii’, una delle canzoni che nei primi anni Duemila contribuì in modo importante a lanciare il cantante: un brano dedicato alla migrazione dei lombardi verso l’America.

Il mondo di Davide Van De Sfroos è un mondo di radici profonde che affondano e tornano sempre lungo le sponde del Lario, dove l’artista è cresciuto e si è formato. E allora ecco spuntare ‘Brèva e Tivàn’, ‘Ninna nanna del contrabbandiere’ e ‘Akuaduulza’: solo tre fra le infinite storie che passano di bocca in bocca fra gente di lago, trafficanti, eroi da osteria, vagabondi e criminali per caso.

Racconti orali in musica come favole di un quotidiano che profuma di Novecento, canzoni che utilizzano l’universo lacustre come palco per mettere in scena storie intagliate con perizia artigiana. Un mondo piccolo, una frontiera geografica e fisica ma anche mentale ed emotiva, capace di rappresentare grandezze e miserie di uomini e donne in modo universale.

Lo sguardo di Van De Sfroos intinge nella musica folk e nell’acqua dolce le esistenze dei suoi personaggi, restituendone ritratti vividi, vite fuori dal tempo, collocate in luoghi ben noti sulla mappa ma spesso in bilico fra realtà e fantasia. Un modo di osservare la propria gente non privo di punti di contatto con quello che a suo tempo fu di Piero Chiara, nella sua Luino, sul Lago Maggiore.

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