Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

3 MINUTI 1 LIBRO. VIDEO

Da mitici a umani: cosa resta dei sogni

Messina racconta la caduta delle illusioni giovanili e la fatica di vivere

Paolo Gualandris

Email:

pgualandris@laprovinciacr.it

25 Febbraio 2026 - 05:30

CREMONA - C’è un momento preciso, tra la quarta e la quinta liceo, in cui ogni gruppo di amici si sente invincibile. È quell’istante di euforia giovanile in cui il futuro appare come una prateria sconfinata e il legame con i propri compagni sembra destinato a restare immutato per sempre. È da questa premessa universale che muove ‘I mitici’, l’ultimo romanzo di Rosalia Messina, una storia che l’autrice definisce senza esitazioni «una storia normale». Ma proprio nella sua normalità risiede la forza di una narrazione che scava nelle pieghe del tempo e dell’anima. Con sensibilità e capacità di introspezione, Messina ‘naviga’ tra i drammi, le delusioni e la voglia di ricominciare dei personaggi, nelle vicende che, comuni o straordinarie che siano, finiscono con l’assomigliare a quelle di ciascuno di noi. Ne parla con Paolo Gualandris nella videointervista online.

LA CADUTA DELLE ILLUSIONI

Il romanzo segue le vicende di quattro amici che, in un momento di entusiasmo, si battezzano con l’appellativo scherzoso di «mitici». Tuttavia, il passaggio all’età adulta si rivela presto un processo brutale di spoliazione. Messina spiega che il libro racconta proprio questa transizione inevitabile: «Tutti siamo passati e tutti passeranno attraverso le illusioni, la caduta delle illusioni, la perdita dell’innocenza, la crescita, l’addentrarsi nell’età adulta con i doveri, con i sogni che non si riescono a realizzare con l’impatto a volte brutale con la vita vera».

Mentre il gruppo si disperde lungo strade che divergono, la vita si incarica di smontare la suggestione. «La vita è meno mitica e rivela a ciascuno le sue debolezze», osserva l’autrice. Per alcuni dei protagonisti si assiste a rotture drammatiche, per altri a uno «spegnersi lento» che qualcuno, tra le pagine, definisce come una «fine ingloriosa».

DUE MODI DI SOPRAVVIVERE

La narrazione è affidata a capitoli alternati a due dei protagonisti: Marco e Giulia. Marco trova una via di uscita attraverso la paternità, un tema centrale nel romanzo. Secondo l’autrice, «la genitorialità ti può salvare e ti salva». Marco trae forza dall’esempio dei suoi genitori, persone comuni, molto presenti, che fungono da modello discreto ma fondamentale per le sue scelte.

All’opposto Giulia, l’unica ragazza del gruppo, che ha dovuto imparare a bastare a se stessa fin da piccola a causa di una famiglia totalmente assente, che garantisce agi e denaro ma non affetto e sentimento. «Giulia è stata genitore di se stessa e diventa inevitabilmente genitrice di tutti». È lei a prendersi cura degli altri, attrezzata com’è per un’autonomia totale, fino al momento in cui anche le armature più resistenti rischiano di implodere. In questo intreccio di solitudini e responsabilità, emerge il ruolo di figure apparentemente marginali, come la vecchia zia di Stefano, il più sventurato del gruppo. Una donna umile e sfortunata che però «riesce a riunire attorno a sé quel che resta dei mitici, agendo da collante grazie alla semplicità dei suoi sentimenti».

LA COMPASISONE CHE SALVA

Nonostante il realismo crudo del racconto, il romanzo non chiude le porte alla speranza. Il senso profondo dell’opera risiede nella capacità di ritrovare e «ricucire» i pezzi della propria esistenza attraverso nuove consapevolezze. Un ruolo chiave è giocato dalla compassione, intesa non come pietismo, ma come una forma alta di solidarietà. Messina la definisce come il «saper cogliere negli altri un bisogno che in qualche modo ci sentiamo chiamati e siamo capaci di soddisfare». È questa capacità di provare empatia che permette ai due protagonisti di compiere piccole ma grandi imprese di solidarietà, offrendo uno spiraglio di luce nelle loro vite ormai prossime ai cinquant’anni.

CATANIA CITTÀ CHE FERISCE

Sullo sfondo di queste vite agisce Catania, una città descritta con un mix di amore e odio, sospesa tra il fragore del traffico e la maestosità dell’Etna e del mare Ionio. L’autrice ammette che per sentirsi pacificati in questa città «bisogna essere molto amanti della bellezza» e avere la capacità di guardare verso la montagna per dimenticare le disfunzioni quotidiane. La città non è solo una cornice, ma riflette lo stato d’animo dei personaggi: un luogo di contraddizioni dove la bellezza resiste nonostante tutto.

E ORA COSA RESTA?

Arrivati alla soglia dei cinquant’anni, i protagonisti non sono più i ragazzi euforici del liceo, ma persone disilluse o amareggiate, eppure il romanzo suggerisce che qualcosa di quel passato rimane. Il senso dell’opera si compie nel valore della memoria. «Ti resta una memoria di te e di loro che in qualche modo ti fa sentire che non sei sempre stato il vecchio barboggio o la donna amareggiata», conclude Messina. Ricordare di essere stati altro, giovani, carichi di sogni e uniti, è ciò che permette di trasmettere qualcosa di prezioso alle nuove generazioni e, in ultima analisi, di salvarsi dal cinismo del presente.

I mitici’ è dunque un invito a diventare adulti senza tradire del tutto quella scintilla iniziale, accettando che le relazioni cambino per non perdersi per sempre nell’inseguimento di un passato che inevitabilmente non può tornare.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400