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"Così funziona l'officina dell’estrema destra in Italia"

Paolo Berizzi presenta "È gradita la camicia nera": un viaggio attraverso l'arcipelago nero

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

17 Novembre 2021 - 05:55

CREMONA - «Verona, la città dell’amore, nota nel mondo per quel formidabile tarocco che è il balcone di Giulietta,  della quale Shakespeare dice ‘Non c’è mondo fuori da Verona’,  è anche un po’ la città dell’odio perché è il luogo dove da anni gruppi neofascisti e neonazisti vanno a braccetto con la destra sovranista al  governo locale; e questi due pezzi fanno sinergia con un terzo, il mondo ultra cattolico reazionario antiabortista, a volte ferocemente omofobo, che con le teste rasate, i naziskin, i neofascisti di Forza Nuova e Casapound organizza eventi, spesso sotto l’egida del palazzo. Ecco perché Verona è l’officina dell’estrema destra in Italia e io ho provato a raccontarla».  Paolo Berizzi, protagonista della puntata della videorubrica «Tre minuti un libro»,  giornalista di Repubblica specializzato nelle inchieste sul mondo «nero» in Italia che vive sotto scorta dopo le minacce dell’estremismo neofascista e neonazista, spiega così perché ha scritto «È gradita la camicia nera, Verona, città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa».    

IL "FASCIO TERZOGENITO"

Nel cuore del ricco Nordest  ex skinhead e animatori di festival nazirock, capi ultrà che allo stadio inneggiano a Hitler ed esaltano «una squadra a forma di svastica», tradizionalisti cattolici nemici giurati del «dilagante progressismo ecclesiale», avvocati dal saluto romano fin troppo facile, promotori di cene e gite in cui «è gradita la camicia nera» entrano in consiglio comunale nella lista del sindaco, organizzano manifestazioni finanziate dal Comune, diventano presidenti di società partecipate o della commissione sicurezza, finiscono addirittura a capo dell’Istituto per la storia della Resistenza. Berizzi racconta le vicende e le contraddizioni di una città unica, riavvolge il filo che risale non solo ai tempi della Repubblica di Salò, ma addirittura agli albori del movimento fascista, visto che quello di Verona fu, nel 1919, il «fascio terzogenito», nato due giorni dopo la fondazione dei Fasci di combattimento in piazza San Sepolcro a Milano. Mostra il fertile terreno di coltura che ha alimentato l’eversione nera, da Ordine Nuovo alla Rosa dei venti al Fronte Nazionale di Franco Freda, o i deliri dei due serial killer che, firmandosi Ludwig, intendevano ripulire il mondo dalla «feccia morale e sociale», sterminando prostitute, omosessuali, senzatetto, tossicodipendenti, presunti viziosi, preti scomodi. Fotografa un presente in cui la destra radicale monopolizza il tifo calcistico, le proteste ai tempi della pandemia, eventi come il Congresso mondiale delle famiglie.

FRONTE SKINHEADS A CREMONA

«Verona è oggi l'immagine di un possibile futuro per l’Italia e per l’Europa, e questo libro è un invito a non distogliere lo sguardo» afferma.  Il paradosso assoluto è che un esponente dell’estrema destra è stato addirittura  presidente per l’Istituto sulla Storia della Resistenza. «Quando sindaco di Verona era  Flavio Tosi ci fu questa iniziativa improvvida, per usare un eufemismo,  di fare entrare ai vertici dell’istituto  tal Andrea Miglioranti , ex frontman di un gruppo nazi-rock e soprattutto tra i fondatori del Veneto Fronte Skinheads, una delle più antiche organizzazioni neo naziste d’Italia. È uno dei tanti episodi che racconto, ce ne sono molti  e alcuni interrogano anche le istituzioni».  Risulta che una frangia del Veneto Fronte Skinheads  sia attiva anche  in provincia di Cremona: «L’organizzazione oggi è strutturata come una sorta di franchising e quindi ha  cellule anche in altre città, soprattutto del Nord. Cremona è una di queste. Sono tra l’altro sotto processo  in questi giorni, imputati per quell’ignobile blitz all’interno di un centro pro migranti a Como: circondarono i presenti  costringendoli ad ascoltare la lettura di un volantino farneticante,  un blitz, anche se non violento come l’assalto alla Cgil a Roma, ma con le modalità tipiche del fascismo quando diventa  squadrismo». 

IL RUOLO DELLA CURVA

Il laboratorio dell’estrema destra passa dallo stadio che, come spiega ancora Berizzi, «è da molti anni uno dei serbatoi dove i gruppi di estrema destra vanno a pescare manovalanza, ultrà che diventano anche ultrà politici e viceversa. La curva del Verona in questo ha un’eccellenza  perché da molti anni è  dichiaratamente neofascista, dove si inneggia non solo a  Mussolini e al fascismo, ma addirittura ad Adolf Hitler,  a Eric Priebke a Rudolf Hess, dove il razzismo e la nostalgia di quei regimi fanno capolino spesso e volentieri. Lo stadio è il tempio pagano della fede dell’Hellas, che  è una sorta di condizione dell’anima, vi celebra il cosiddetto rito veronese, con  tradizioni e nostalgie di  una visione per cui di qui c’è Verona e di là  tutto il resto del mondo,  i diversi, coloro che  che non appartengono alla razza Piave. Questo accade in una città nota nel mondo che attrae tre milioni di turisti all’anno, una città straordinaria   dove c’è anche una parte democratica votata al volontariato all’accoglienza alla cooperazione e alla tutela dei diritti, che però rimane schiacciata nell’angolo da quella  nera».

UNA VITA SOTTO SCORTA

Per il suo lavoro Berizzi, che ha scritto anche «Nazitalia» del quale «È gradita la camicia nera» è l’ideale sequel, ha subito  minacce ed è stato oggetto di raid fascisti sotto casa, tanto da portare alla decisione di affidargli una scorta.  Come vive da «recluso» sotto scorta? «È complicato soprattutto per chi fa il nostro mestiere di cronista sul campo. La scorta è una privazione dei tuoi spazi una compressione delle tue libertà anche  dal punto di vista della vita privata. Dal punto di vista del lavoro che devi ricalibrare sulla base  della tua nuova condizione. Essere  accompagnato da uomini armati  per un cronista non aiuta nei rapporti con le fonti. Io dico sempre che la scorta, checché qualcuno ne dica sragionando, non è uno status symbol, non è un privilegio e non è nemmeno un merito. È semplicemente una condizione in cui ti trovi  quando fai un mestiere in cui racconti qualcosa di scomodo , che dà fastidio. È una dramma  sia per lo scortato sia per chi scorta, perché è un meccanismo in cui lo Stato è costretto  a giocare in difesa non potendo eliminare la minaccia. Se per la mafia si tratta di una minaccia difficile da sradicare,   per quanto riguarda neofascisti e neonazisti,  se ci fosse la volontà politica  di farlo,  credo che potrebbero essere eliminati nel giro di pochi giorni . E questo ahimè non accade».

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