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3 MINUTI 1 LIBRO

Jesse e Luz, un'amicizia impossibile nello stadio del Führer

Emanuele Turelli ripercorre la vicenda entusiasmante e commovente dei due atleti alle Olimpiadi del 1936

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

26 Ottobre 2021 - 15:38

CREMONA - La sua missione come uomo, narratore e scrittore è fare la  «manutenzione delle coscienze», lo fa da sempre  attraverso i suoi spettacoli nelle scuole e ora anche con il libro «Amici per la pelle» (con prefazione di Jury Chechi), cioè Jesse Owens, americano e nero, e Luz Long,  prototipo dell’ariano tanto caro ad Adolf Hitler,  il nero povero dell’Alabama e il biondo borghese di Lipsia,  il primo a lottare per avere di che cibarsi nell'America della grande depressione, il secondo «costruito» appositamente per vincere quei giochi e dimostrare la superiorità della razza ariana. Due atleti che alle Olimpiadi di Berlino del 1936  smisero di essere dei simboli per  diventare degli amici sulla pedana del salto in lungo nella gara forse più emozionante della storia delle Olimpiadi.  A raccontare le loro due vite  è Emanuele Turelli, protagonista  della puntata della videorubrica «Tre minuti un libro». 

«Ho scelto questa storia perché sono state  persone che a un certo punto hanno smesso di indossare i panni ideologici per diventare delle persone vere. Questi erano due ragazzi che venivano da due storie completamente diverse  e opposte, si ritrovano in pedana con tante aspettative da parte degli altri, ma loro si dimostrano dei grandi uomini e dei grandi atleti  nonostante la giovane età e tra loro nasce un’amicizia che credo possa fare il giro del mondo per la sua potenza, soprattutto in quel periodo». Si videro solo quella volta, e per paradosso la loro amicizia fu una sintonia espressa solo per lettera. «La storia purtroppo ha un epilogo purtroppo non positivo. Il fatto che Long sia morto nella campagna di Sicilia è noto. Ma queste lettere hanno in sé qualcosa di straordinario, la capacità di farci pensare in maniera diversa. Quello era il periodo in cui un uomo doveva sopraffare l’altro,  in cui una razza doveva essere superiore all’altra. Ed è un periodo non distante rispetto ad alcuni momenti che noi viviamo anche nell’attualità. Quindi queste lettere ci riportano invece all’umanità più assoluta, a due ragazzi con il pigmento della pelle diverso che si incontrano su una pedana e nasce qualcosa di straordinario». Clamoroso fu il sostegno che Long diede a Owens durante la gara, arrivando perfino a indicargli il punto giusto per spiccare il volo che l’avrebbe portato all’oro, ma ancora più sconvolgente furono il lungo abbraccio finale tra i due davanti all’infuriatissimo Führer e il giro di pista abbracciati che fece impazzire d’amore i centomila spettatori presenti.

«Jesse  e Luz - spiega Turelli - coltivano la capacità di trasformarsi da nemici in semplici avversari sul campo e poi amici nella vita. Che è importantissimo anche oggi, direi. Mi rimane in mente la scena del nostro Tamberi quando vince l’oro olimpico  di salto in alto a Tokyo in coabitazione con il suo avversario più grande, il qatariota Barshim. Ricordate la gioia incontenibile e il loro abbraccio?». L’Olimpiade è in grado di proporre situazioni di questo genere, questo Jury Chechi nella prefazione lo richiama molte volte. «Alla fine quando gli sportivi anche quelli più blasonati, Jesse Owens alla fine vincerà quattro medaglie d’oro a Berlino e  i suoi record dureranno un sacco di anni, sono anche grandi  uomini, se scendono in quelle pedane fanno la storia e questo è veramente molto bello: quanti giovani avranno preso esempio da questi due ragazzi anche durante il periodo di guerra e avranno ritenuto che il bene primario assoluto è quello di essere persone umane e non appartenenti a un’ideologia o a un’altra. Ecco, pensando a questo ho deciso di raccontare questa storia». Questo lavoro  fa il paio con un’altra attività dello scrittore, cioè l’impegno in Violet Moon, associazione che si preoccupa di progetti volti alla promozione della cultura dei diritti umani. «È un’ associazione nata 12 anni fa per volontà mia e di  alcuni amici per fare quello che noi chiamiamo manutenzione delle coscienze  perché abbiamo pensato che a questo mondo noi facciamo manutenzione di tutto,  ma a volte ci dimentichiamo di farla alle nostre coscienze attraverso appuntamenti culturali, di approfondimento. È un tema importante quello di curare anche le coscienze, altrimenti un domani noi avremo strade perfettamente asfaltate percorse  però da persone che non sapranno bene a che società appartengono».

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Commenti all'articolo

  • Emidealbe

    13 Ottobre 2021 - 08:16

    Grazie di questa straordinaria storia che non solo emoziona ma fa pensare

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