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3 MINUTI 1 LIBRO

Flavio Caprera presenta "Franco D'Andrea. Un ritratto"

L'omaggio al pianista, compositore, arrangiatore e leader tra i più importanti musicisti della storia del jazz europeo

Paolo Gualandris

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pgualandris@laprovinciacr.it

26 Ottobre 2021 - 15:40

CREMONA - Nei suoi sessant’anni sul palco ha scritto da protagonista la storia del jazz italiano, eppure a Franco D’Andrea, oggi 80enne e un sacco di progetti nel cassetto e in testa, nessuno aveva ancora pensato di dedicare un libro. A colmare questa lacuna è stato Flavio Caprera, uno dei giornalisti del settore più preparati e attenti, che ha mandato in libreria Franco D’Andrea. Un ritratto, pubblicato da Edt e disponibile anche in ebook. E’ lui il protagonista di questa puntata di “3 minuti 1 libro”, la videorubrica settimanale condotta da Paolo Gualandris.

Raccontare la storia di Franco D’Andrea è raccontare la storia del jazz. D'Andrea, pianista, compositore, arrangiatore e leader, è uno dei più importanti musicisti della storia del jazz europeo: un modernizzatore autentico, capace di traghettare il jazz da una concezione orientata alla ripetizione delle forme e dei generi americani al nuovo stile che ha contraddistinto la sensibilità italiana nel mondo. Meritava, dunque, questo tributo, bravo Caprera a offrirglielo e a offrire ai lettori il ritratto non solo di un grande musicista, ma anche di un grande uomo. Un personaggio tutto “Genio e regolatezza” come ha scritto di lui Enrico Rava. Cimentarsi con la scrittura di un libro sul pianista meranese, noto anche agli amanti del rock progressivo per la sua militanza nei Perigeo, è stata dunque una sfida assai ambiziosa, ma certamente riuscita. La vita e le scelte musicali di D’Andrea diventano un romanzo godibile e intrigante. Caprera ha trascorso decine di ore con il musicista, ha setacciato interviste, documenti d’epoca.

Una vita, quella di D’Andrea, che lo ha visto dialogare alla pari coi grandi di ogni epoca, attraversare con personalità le più diverse ere del jazz, e contribuire in modo essenziale allo sviluppo della scena italiana e alla sua affermazione internazionale. D’Andrea ha suonato con Gato Barbieri, Aldo Romano, Lee Konitz, Miroslav Vitous, Tino Tracanna, Paolo Fresu, Dave Douglas, Ares Tavolazzi, Joe Lovano: musicisti italiani, europei, americani che ne hanno apprezzato la versatilità pianistica come l’indiscussa personalità del suo stile. Fin dalla seconda metà degli anni Sessanta, poi, acquistano importanza per lui l’attività di insegnamento ed elaborazione teorica: il suo testo “Aree intervallari”, del 2011, rappresenta la sintesi di un percorso pluridecennale di indagine sulle strutture armoniche fondamentali del jazz, capace di conciliare e assieme superare le numerose impostazioni fra loro alternative succedutesi dallo swing al free. Il trombettista Enrico Rava, pilastro del jazz italiano e non solo, nonché frequente collaboratore di D’Andrea, ne scrive nella prefazione al testo: “D’Andrea è un talento unico, così pieno di musicalità da riuscire a decodificare in breve tempo il segreto di qualunque strumento. […] Malgrado le sue abitudini non coincidano con lo stereotipo del jazzista, lui lo è all’ennesima potenza, e non sono molti (se ci sono) i pianisti europei che possano reggere il confronto con lui, né allora né oggi”.

“L’approccio critico del volume – è stato scritto - lascia trasparire una profonda devozione alla musica del pianista, e si caratterizza per un orizzonte inusuale: per quanto celato fra le righe, appare chiaro come l’autore ritenga che il jazz di D’Andrea stia fornendo gli spunti più lungimiranti e maturi proprio nelle opere degli ultimi anni. Che si condivida o meno questo sguardo anomalo alla carriera di un artista che è sulla cresta dell’onda nel suo ambito da sessant’anni, la prospettiva ha il forte merito di trascinare il lettore nel suo entusiasmo e indirizzare il suo interesse anche verso quei lavori più tardi che, forse, una ricostruzione più sbrigativa avrebbe analizzato con cura minore”. Caprera, che coinvolge e lascia il lettore arricchito di uno sguardo organico alla nostra storia jazzistica e provvisto di dozzine di spunti di ascolto. Nonché del desiderio di tradurli al più presto in realtà".

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